"Non lasciarsi andare, oggi è alla base. In questa società sbandata si deve essere capaci del lusso di avere carattere. Bisognerebbe esser da tanto che, ancor prima di essere riconosciuti come i difensori di un’ideologia politica, sia visibile una linea di vita, una coerenza interna, uno stile fatto di coraggio intellettuale, in ogni umana relazione."
Bene, il periodo elettorale finalmente è finito, terminate le elezioni gli equilibri si sono modificati. A seguito di questi risultati molte cose nello scenario politico cambieranno, molto cambierà nei rapporti di forza tra le ali estreme, soprattutto alla destra del PDl che conoscerà disarticolazioni e rimescolamenti inimmaginabili. Non ci meraviglieremo se qualcuno si cospargerà il capo di cenere e se qualcun'altro ci suonerà il piffero. L'importante è che i panzer propagandistici verranno rimessi nei garage della politica, un ritmo così alto di attività militante non può essere retto a lungo, soprattutto da chi non è abituato. Costante sacrificio, concretezza, spese, non sono attività alle quali ci si abitua da un giorno all'altro. Ci sarà più spazio di prima, questo occorrerrà metterselo bene nella testa, uno scenario con il quale dovremo necessariamente fare i conti. Auguriamoci buon lavoro.
Siamo arrivati al venerdì, domani è silenzio. Nella liturgia ecclesiastica il Venerdì Santo è uno snodo decisivo, uno spartiacque, l'acme (il punto più alto) di dolore, cui deve far seguito il silenzio. Oggi è Quaresima, non però ancora l'immediata vigilia di Pasqua e infatti la Pasqua non c'entra. La liturgia che imporrebbe il silenzio è infatti quella democratica-elettorale. In omaggio alle attitudini borghesi che permeano tutt'ora l'attuale regime, il silenzio che inizia il sabato pre-elettorale e che continua fino al momento della chiusura delle urne sarà rotto milioni di volte, con invadenti telefonate, messaggini, capannelli nei punti strategici delle città e all'esterno dei seggi elettorali, ammiccamenti, riempimento all'eccesso di materiale propagandistico nelle cassette delle poste e sulle auto, affissioni abusive perché fuori tempo massimo.
La comunità di azionepuntozero si allontana dall'ultimo mefistofelico atto della campagna elettorale per scegliere una campagna vera, il contatto diretto con il Creato e con il proprio ambiente, così lontano dalle cartacce, che siano propagandistiche o direttamente con filigrana, che vediamo circolare. Laggiù (o lassù) il silenzio sarà quello vero.
Dopo la rispettosa pausa, riprendiamo a segnalare le notizie più importanti sulla vita della nostra attività e sulle cronache del comprensorio.
Sabato mattina si svolgerà la prima passeggiata ecologica, uno sguardo sullo stato della nostra amata terra per iniziare a conoscere le bellezze e le aggressioni subite dal nostro territorio.
La comunità di Azionepuntozero rende doveroso omaggio alla figura di Monsignor Carlo Chenis, Vescovo della Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, scomparso dopo breve malattia giovedì 19 marzo. Requiescat in pace.
In questi tempi, dove ogni giorno si avverte la mancanza di uomini che siano di esempio, l'ascesa al cielo del Vescovo Chenis rappresenta un momento estremamente doloroso. Una mancanza che Civitavecchia, nella melma nella quale affonda, proprio non poteva permettersi. A volte le leggi del Cielo sono difficili da comprendere, al tempo stesso, dobbiamo avere la capacità di prenderne il carico.
Straordinario esempio di magnanimità, fortezza, fede e sobrietà, il Vescovo della Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia ha rappresentato un faro di luce in questa città. Testimonianza, amore, disponibilità, profondità dottrinaria, solarità, i segni evidenti di una esistenza informata dal Sacro in tutte le sue propaggini. La mancanza di uomini religiosi come il Vescovo lascia un vuoto incolmabile. Certi che la luce del suo sorriso continuerà ad illuminarci la via.....
Da centumcellae.it: http://www.centumcellae.it/leggi.php?id=27463
Uno dei paradossi ideologicamente più clamorosi degli ultimi tempi è il vedere come le “sinistre” cavalchino in perfetta tranquillità il classico cavallo di battaglia di tutti i conservatorismi storici: la difesa dell’ambiente, il localismo differenzialista, la tutela delle specificità di paesaggio e territorio, il rilancio di tradizioni popolari, sagre, tutto quanto fa ruralismo. Infine, l’ostilità per cosmopolitismo e massificazione. Il progressismo è diventato conservatore. Pensano di dover conservare quello che l’industrialismo ha già fatto a brandelli. L’insipienza dei vecchi rivoluzionari falliti, che oggi vediamo giocare con la stessa faccia dei tempi brezneviani la carta riformista, non prova imbarazzi nell’appropriarsi di tutto quanto i loro padri nobili illuministi e marxisti avevano a lungo maledetto.
La colpa di questi paradossi, tuttavia, non è della “sinistra”, che ormai da un pezzo è un palloncino sgonfio, ma della cosiddetta “destra”, che con l’indifferenza di un’immobile sfinge si fa togliere di mano uno dopo l’altro tutti gli ottimi argomenti che avrebbe nel suo patrimonio genetico, adattissimi per offrire risposte concrete all’evidente crescita del disagio della gente di fronte ai fallimenti e ai guasti del radicalismo industrialista.
Chiunque apra un libro di ecologia, deve subito fare i conti col primo capitolo, che inevitabilmente riporta la dannatissima verità storica che, come ha scritto tra molti altri il filosofo francese Luc Ferry, «dobbiamo ancora oggi al regime nazista e alla volontà personale di Hitler le due legislazioni più elaborate che l’umanità abbia mai conosciuto in materia di protezione della natura e degli animali». Il rospo da mandar giù è terribile, ma i nuovi Politburo non sono come quelli vecchi: agili e pieghevoli, si insinuano con noncuranza nelle problematiche della qualità della vita, riuscendo nel sensazionale numero di assimilare l’impossibile. Il risultato è che oggi l’ecologismo appare ai più come un perfetto argomento “di sinistra”.
Essere ecologisti significa, innanzi tutto, credere nella diversità. Che, notoriamente, è il contrario dell’eguaglianza. Difendere il territorio di ogni popolo dalle contaminazioni esogene significa volerne difendere la cultura, le tradizioni, e tutte quelle specificità che costituiscono il patrimonio variegato dell’umanità. Senza il quale, si ha l’omologazione universale che oggi gli USA tentano di iniettare fino nelle più sperdute plaghe del pianeta. Difendere il territorio della propria bio-storia è atto politico contrario alla globalizzazione, e come tale dovrebbe essere vissuto, con la coscienza di proteggere la vita stessa, che è fatta di differenza. Ecologismo e immigrazione, ad esempio, sono due situazioni mal compatibili. O l’una o l’altra. Non tutte e due, come pretende di fare la “sinistra”.
L’ecologismo fondamentalista utilizza argomenti nazional-popolari ma non tira le conseguenze. Come sappiamo, esistono titolati esponenti del pensiero progressista, specchiati esponenti dell’antifascismo culturale che in materia ecologica utilizzano il frasario e il sistema ideologico che fu dei vari fascismi, ma che amano non rilevare l’ascendenza delle loro convinzioni. Quando sentiamo un Felix Guattari fare l’elogio delle appartenenze etniche o delle caratteristiche culturali come “realtà ontologica”, viene in mente che forse in Occidente gli schieramenti, le parole, gli stessi concetti non sono più ormai che formule estetiche, suoni in libertà, non corrispondono più ad alcuna realtà effettuale. Prendiamo la seguente frase, nella quale si prefigura il prevalere della dimensione comunitaria su quella individualista, argomento tradizionalmente differenzialista: “lo sradicamento è un dramma…il primo fra i diritti fondamentali della persona è possedere un’identità, e questa si confonde con l’identità del gruppo umano cui si appartiene”: questa frase, se detta “a destra”, porta tra le maglie della legge Mancino, se scritta “a sinistra” fa lustro e tendenza. E difatti è di Antoine Waechter, facente parte dell’intoccabile casta dei progressisti: loro non saranno mai volgarmente razzisti, ma, sulla scorta di un Levy-Strauss oppure di un Sartre, raffinatamente racialistes. La potenza delle idee, quando sono nelle mani “giuste”, consiste nel fatto che, come in questo caso, si può essere ad un tempo a favore e contro l’immigrazione, a favore e contro il localismo etnicista… Questo è il vero “gramscismo” al potere, l’occupazione di tutto lo spazio del pensabile.
La cabala progressista in tema di ecologia raggiunse, già alcuni anni fa, uno dei suoi vertici allorquando si parlava di “ecofemminismo”, un termine nel frattempo messo in sordina: la tesi di Ariel Salleh, uno dei promoter della trovata, era che l’uomo è cattivo, distruttore, violento, perché ha dimenticato la sua parte femminile, vicina alla terra, alla vita, al nido. L’ecologia non sarà mai così profonda, dunque, fino a quando non ci saremo liberati del maschilismo (sempre definito fascistoide), per abbracciare la concezione materna dell’essere. Sono i medesimi argomenti che settant’anni fa aveva trattato Ludwig Klages nella sua celebrazione dell’Eros cosmogonico, poi ripresi da Walther Darré e dal suo movimento per il sangue e il suolo: quella materna, femminile, è la dimensione vera e autentica, è popolo, è terra propria, è sangue delle generazioni, è stirpe.
Noi assistiamo impassibili all’esaurimento degli indici ideologici e al loro totale depotenziamento, gestito da una sub-cultura generica e impolitica che, nel suo veicolare tutto e il contrario di tutto senza trarre le ultime conseguenze politiche, è perfettamente funzionale al sistema globalizzatore.
Pubblichiamo questo articolo di Julius Evola, scritto intorno agli anni 50, riguardante la donna mediterranea. Ebbene sì, questo articolo parla di noi e non in maniera positiva. Infatti emerge quanto la donna mediterannea, a dispetto delle sorelle nordiche, sviluppi una personalità appensatitita dagli stereotipi borghesi. Sebbene la lettura dello scritto sia chiara e scorrevole, vi invito a leggerlo più volte affinchè, dopo una prima reticenza iniziale per essere state colpite nel vivo, si possa lentamente cogliere l'invito essenziale che Evola alla donna e all'uomo allo stesso tempo. Egli esorta la donna a rettificare il proprio atteggiamento facendo sì che chiarezza, sincerità e coraggio la ispirino e invita, allo stesso tempo, l'uomo ad abbandonare gli atteggiamenti del Don Giovanni affinchè sviluppi una reale virilità (da Vir) e smetta di essere un maschio fantoccio.
La donna mediterranea, quasi senza eccezione, ha la propria vita orientata nel modo più unilaterale e, diciamo pure, più primitivo verso l’uomo. Noi siamo ben lungi dall’esaltare la donna mascolinizzata o la “compagna”: fatto è però che la donna mediterranea trascura quasi sempre di formarsi una vita propria autonoma, una sua personalità, indipendentemente dalla preoccupazione del sesso, tanto da potersi permettere poi, nel campo del sesso, quella libertà, e mantenere in esso quella spregiudicatezza unita a linea, che si riscontrano, ad esempio, in una berlinese, in una viennese, in una danese.
La vita interiore della gran parte delle nostre ragazze si esaurisce, invece ed appunto, nella preoccupazione pel sesso e per tutto ciò che può servire per ben “apparire” e per attrarre l’uomo nella propria orbita. È così che noi vediamo spesso donne e giovanissime, tenute ancora dalla famiglia in una specie di recinto di protezione, tutte pittate ed attrezzate come, nei paesi del Nord non lo sono nemmeno le professionals. E basta esaminarle un momento per accorgersi che, malgrado tutto, l’uomo e i rapporti con l’uomo sono l’unica loro preoccupazione, tanto più palese, per quanto è mascherata da ogni specie di limitazioni borghesi ovvero da una sapiente, razionalizzata amministrazione dell’abbandono. Al che, subito si aggiungono complicazioni ben comprensibili, data la corrispondente attitudine dell’uomo.
Si può vedere ogni giorno, in una via di grande città, che cosa succede quando una ragazza appena desiderabile passa dinanzi ad un gruppo di giovani: questi la scrutano e la seguono con lo sguardo “intenso”, come se fossero tanti Don Giovanni o degli affamati tornati dopo anni di Africa o di Artide; l’altra mentre nelle pitture, nell’incedere, nelle vesti e così via non fa mistero di tutta la sua qualificazione femminile, affetta un’aria di sovrana indifferenza e di “distacco” (anche quando si tratta di una mezza calzetta, ove sarebbe difficile trovar dell’altro, oltre la qualità biologica di esser nata, per caso, donna); tanto che l’osservatore di simili scenette è portato a chiedersi seriamente se l’una e gli altri non abbiano davvero nulla di meglio da pensare per compiacersi di una simile commedia.Col carattere immediato e, diciamo pure, grezzo delle sue inclinazioni erotiche, un certo tipo umano, purtroppo da noi molto diffuso, allarma la donna, la mette sulle difese, favorisce ogni specie di complicazioni dannose: dannose, in primo luogo, proprio per lui. La donna, mentre da un lato non pensa che a possibili rapporti con l’uomo e all’affetto che essa può produrre sull’uomo, dall’altro si sente come una specie di preda desiderata e inseguita, che deve star bene attenta ad ogni passo falso e “razionalizzare” adeguatamente ogni relazione ed ogni concessione.Ma a parte queste circostanze esteriori, di cui ha colpa l’uomo, devesi accusare un atteggiamento effettivamente falso proprio ad un diffuso tipo femminile. Si può affermare che, nel 95% dei casi, una ragazza può aver già detto interiormente “si”, ma che essa si sentirebbe avvilita nel comportarsi risolutamente di conseguenza, senza sottoporre l’uomo a tutta una trafila di complicazioni, ad una via crucis erotico-sentimentale. Temerebbe, altrimenti di non esser considerata come una “persona seria” o “per bene”, laddove da un punto di vista superiore, proprio una tale insincerità e artificialità sono segno di poca serietà. Su base analoga si svolge la prassi ridicola di flirts, il rituale dei “complimenti”, del “fare la corte”, della obbligata “galanteria” del “forse che si, forse che no”. E che in tutto ciò l’uomo non si senta offeso nella sua dignità, quasi come per una prostituzione psichica che, alla fine, dovrebbe fargli chiedere si le jeu vaut la chandelle - ciò dimostra l’influenza che sul nostro sesso hanno componenti razziali poco felici.Ciò che una donna potrà essere conformisticamente e, diciamo così, su di un piano naturalistico, come “sposa” e “madre”, qui non entra propriamente in discussione. Certo è però che, sotto ogni altro riguardo, la ragazza italiana molto avrebbe bisogno di esser “rettificata” secondo uno stile di sincerità, di chiarezza, di coraggio, di libertà interiore. Cosa naturalmente impossibile, se l’uomo non la aiuti, in primo luogo facendole sentire che, per quanto importanti, amore e sesso non possono avere che una parte subordinata rispetto a più alti interessi; in secondo luogo, smettendola di atteggiarsi continuamente come un Don Giovanni o come una persona, che mai abbia visto una donna: perché, in via normale, dei due è la donna che deve cercare e chiedere l’uomo, non viceversa. [...]
Dice che c’è la campagna elettorale… Ce n’eravamo accorti. E’ il momento in cui vanno riempite le pance di sera e le plance di notte. Perché è il momento delle cene e dei manifesti. Dice che ce ne sono containers bloccati, da qualche parte, in attesa di un’improbabile riammissione del PdL. Ce ne sono di manifesti s’intende, non di aiuti alimentari, che a tanto ancora non si è ri-arrivati (ma la democrazia in Italia esordì così: con la pagnotta elettorale, distribuita alla popolazione). Aspettando i manifesti, i sedicenti destri si dovranno accontentare delle manifestazioni…
Ma ci sono anche i fortunati che hanno avuto modo di attaccare i loro bei faccioni per le strade. C’è Luciani, ad esempio: uno degli slogan coniati dice “sempre dalla stessa parte”, però il rosso d’ordinanza di sfondo ai manifesti ha dovuto trasformarsi per questioni ontologiche in verde cacarella. Propone il reddito per tutti, Luciani. Propone l’autostrada gratis per i pendolari civitavecchiesi che vanno a Roma. Ci poteva pensare prima: è stato consigliere regionale per due legislature consecutive, l’ultima delle quali nella maggioranza trans-versale di M’arrazzo. “Sempre dalla stessa parte”, dice Luciani. Peccato che però le cronache di un mese fa (mica secoli) lo davano prossimo a candidarsi con l’Italia dei Valori, e per questo protagonista di una battaglia con Balloni, portata avanti a colpi di sponsorizzazioni presso i colonnelli dipietristi romani. La partita, per la cronaca come dicono i giornalisti sportivi, finì 0-0. A Balloni il pareggio non è servito: fatto fuori, ha dovuto riarrotolare i megamanifesti che recitavano: “La coerenza pagata a caro prezzo”. Uno slogan firmato Cassandra. Vedremo se il punticino (rientro in extremis tra le fila di Sinistra-ecologia-libertà) servirà a Luciani.
Questo un primo giro d’orizzonte di questa campana elettorale. Campana, non campagna, perché i sinonimi contenitori per la raccolta differenziata continuano ad essere gli oggetti del maggiore desiderio degli attacchini. Rotondi, occhieggiano dai parcheggi fornendo uno spazio leggermente sferico e un ideale sfondo verde ai faccioni ammiccanti degli aspiranti onorevoli regionali. E pazienza se, sotto ai manifesti, finiscono le istruzioni su come differenziare vetro, plastica, carta. Sono altri i rifiuti oggi in bella vista sulle campane… (1. continua...)
Effettivamente Forum Italia non ne sbaglia una, sempre sulla cresta dell'onda, sempre pronto ad aderire...... dobbiamo riconoscere una lungimiranza ed un tempismo non comune..... interessante
Forum Italia Civitavecchia aderisce a Generazione Italia
CIVITAVECCHIA - Dopo due mesi di incontri avuti dai vertici nazionali con il Presidente della Camera Gianfranco Fini ed altri dirigenti nazionali del Pdl, a partire dall’on. Carmelo Briguglio, Forum Italia Civitavecchia annuncia di aver aderito alla nuova associazione interna al Pdl Generazione Italia lanciata ieri dall’on. Italo Bocchino, dichiara Luca Pitzalis presidente di Forum Italia Civitavecchia.
Qualcosa è cambiato. Lo avevamo intuito dal fatto che persone con le quali conversavamo normalmente fino ad una o due settimane fa sono progressivamente impazzite. Strano l'effetto che produce il periodo elettorale, occorrerebbe soffermarsi un momento per vedere gli effetti che produce l'elettoralite sulla stabilità psicologica degli individui. A differenza di come si comportano durante l'anno politici, politicanti, portaborse e galoppini, di colpo da schivi e arroganti diventano suadenti e gentili. Talmente gentili, che arrivano a metterti sotto assedio in tutti i modi....... Democrazia, democrazia.......
Eravamo in trepida attesa, attendevamo da tempo una presa di posizione forte, identitaria, corrispondente a questo clima politico teso. La città di Civitavecchia alle prese con problemi irrisori come l'occupazione l'inquinamento, i trasporti, la stabilità politica, necessitava di uno slancio, di un sostegno al Sindaco per qualcosa da cui non si può prescindere. Giovane Italia scende in campo a favore del Multisala > Flacchi "questo importante progetto, che vedrà lo smettere di un pendolarismo dei giovani e non giovani, nei comuni limitrofi, che non era qualificante per una città importante e strategica come Civitavecchia.” Essere Giovani e di Destra nel Pdl... per fare certe dichiarazioni e certe battaglie ci vuole coraggio!
Giovane Italia: "Ben venga il multisala" (da TRC giornale che gentilmente ringraziamo)
11 Marzo 2010
Il circolo locale della Giovane Italia apprende con piacere e plaude alla notizia del concretizzarsi della realizzazione del multisala nella nostra città. Questo insieme ad altri punti del programma Moscherini è tra quelli presi più a cuore, dai giovani e dal circolo stesso e sono rimasti profondamente contenti dell'annuncio fatto dal Sindaco nei giorni scorsi e applaudono a questo importante progetto che in tempi brevi, potrà diventare realtà.
“Il multisala a Civitavecchia -sostiene Giuseppe Flacchi Dirigente Provinciale di Giovane Italia Pdl- è uno dei tanti progetti inseriti all'interno del programma Moscherini, che grazie ad un'ottima azione di questa amministrazione stanno diventando realtà. Era uno dei punti a cui tenevamo molto e siamo felici dell' annuncio del Sindaco e siamo sicuri che questa amministrazione del fare, porterà a termine a breve anche questo importante progetto, che vedrà lo smettere di un pendolarismo dei giovani e non giovani, nei comuni limitrofi, che non era qualificante per una città importante e strategica come Civitavecchia.”
Probabilmente in cerca di notorietà, qualche buontempone o provocatore, si aggira per il web spacciandosi per sostenitore di organizzazioni a cui - qualora pubblicassimo quello che scrive, farebbe fare una pessima figura (evitiamo quindi di pubblicare i suoi deliri, soprattutto per rispetto altrui). Oltre alla mancanza di rilevanza delle sue analisi, si avventura in minacce di comunicazioni a fronte di documentazioni in suo possesso che dimostrerebbero come vi sarebbero legami tra questa iniziativa e possibili candidati, imprenditori, ndrangheta, Sauron.
Il nostro costume ci impone tre cose. La prima è quella di diffidare dei provocatori, di sbirraglia e di chi campa della visibilità altrui. La seconda è quella di dare credito a ciò che dicono le organizzazioni in via ufficiale e non a coloro che si spacciano per tali, in forma anonima su web. La terza è che se ha qualcosa da dimostrare, la dimostri, non la minacci. Ancor prima di non aver interesse per le elezioni, non abbiamo interesse per la politica come la si intende adesso. Il problema non si pone. L'unica cosa che vale ad oggi, è che il nostro percorso si arricchisce sempre di più, ne abbiamo prova ogni giorno, nel nostro silente lavoro. A tale proposito cogliamo l'occasione per ringraziare chi ci mostra ogni giorno attenzione, supporto e ci dà sostegno.
In Italia c’è un gigante. Ma non solo è un gigante dai piedi d’argilla: è anche guidato da un nano. Difficile, perciò, che possa riuscire nell’impresa: infatti il gigante è inciampato, a quanto pare in un panino Piccolo Piccolo, alla presentazione della lista del PdL per la Provincia di Roma. I pruriti preelettorali dei colonnelli romani del partito hanno così avuto un effetto contrappasso che manco il Sommo Poeta avrebbe potuto disegnare: la cancellazione dell’intera classe dirigente capitolina del partito di governo, o quanto meno il rischio concreto che ciò possa avvenire. Un pericolo ben più grave della stessa sconfitta elettorale, che in un “regime d’alternanza” sarebbe comunque ben digerito. E il problema a ben guardare risiede proprio qui: nell’alternanza, che è poi un regime. Ad “alternarsi” nel “gioco” democratico non sono due visioni del mondo, due modi di leggere i problemi e di proporre soluzioni. Sono uomini, forse qualcosa meno che uomini, i quali occupano dei posti senza minimamente interessarsi delle funzioni di responsabilità che gli sarebbero proprie. Infatti risiedono in due schieramenti tra i quali è comunque possibile, spesso per ragioni tattiche (e sempre più di frequente), il travaso di uomini. L’importanza vitale è quindi, per loro, che si mantenga il “regime d’alternanza”: e quando l’alternanza si riduce a semplice illusione ottica, resta esclusivamente un regime. Gli italiani, fondamentalmente, pensano di partecipare ad elezioni e invece non si rendono conto di ritrovarsi, ad ogni voto che danno, intruppati in qualcosa che assomiglia maledettamente ad un congresso del Pcus. Gli scivoloni nelle presentazioni delle liste hanno tuttavia prodotto una ventata tale da alzare il velo e far intravedere cosa esso nasconda. Un’intera classe dirigente è stata gettata nel panico, messa davanti alla impensabile prospettiva di aver speso centinaia di migliaia di euro (a persona, s’intende) senza più la certezza del rientro dall’investimento. Ma il miraggio stesso dell’alternanza è finito nel tritacarne dei ricorsi, della burocrazia, della magistratura. Ed ecco allora il coup de theatre: Pannella, pater della piemontese Bonino che andrebbe a conquistarsi da sola il Lazio con una novella Porta Pia, chiede il rinvio delle elezioni e la sanatoria di tutte le liste. Strano, per chi ha fatto sapere di aver rinunciato al cappuccino per giorni e giorni proprio per “salvaguardare la legalità nella presentazione delle liste”.
Cosa c’è dietro? Lotte interne al “centro-sinistra” perché il Pd vuole il grosso della torta così facilmente conquistata? Un rigurgito d’abortismo della Bonino, che vuol abortire ormai anche se stessa? Più probabilmente c’è solo il terrore di far cadere lo spaventapasseri dell’alternanza, di aprire uno spazio politico mai esistito e quindi di dover riconoscere un’opposizione altra da quella che si è scelta, “fuori dall’alternanza”, con esiti imprevedibili. Tale è il livello di collusione: questo centro-destra non esisterebbe senza questo centro-sinistra e viceversa. D’altronde nessuno guarderebbe un film nel quale l’antagonista muore al primo fotogramma. The show must go on, perciò, e tutti gli attori si presentino in scena a recitare il copione, tra gli applausi del pubblico in sala, che crede così di partecipare al “gioco” democratico e invece dovrebbe, più semplicemente, cominciare a pensare di... cambiare gioco.
Avevamo quasi abboccato, poi quasi un sesto senso, le indiscrezioni, gli interpreti, il dubbio. Vuoi vedere che avremmo dovuto assistere alla solita lezioncina di Moni Ovadia su quanto siamo cattivi noi "goim"? Cianciano di teatro militante e didattico, in realtà usano shakespeare per i propri fini, un grimaldello mieloso per trasmettere un senso di colpa che, ribadiamo all'eletto MONI, non ci assalirà, può starsene in pace. Preferiamo il buon vecchio William, rispetto a Moni e Shel, ha sempre molto da insegnare. Molto.
Il teatro dell'impegno con Moni Ovadia al Traiano (Da TRC giornale che gentilmente ringraziamo)
Il teatro militante, dell'impegno e della rappresentazione didattica approda al Traiano nelle tre rappresentazioni di "Shylock il mercante di Venezia in prova" proposto da Moni Ovadia che ne cura la scrittura e la regia con Roberto Andò. Una rappresentazione difficile da dimenticare per intensità e teatralità con Shel Shapiro nei panni dell'ebreo. La prova generale di cui parla il titolo avverte lo spettatore che non si troverà a seguire il Mercante di Venezia di Shakespeare con il suo lieto fine e le annesse riflessioni sul denaro, il potere, la crudeltà dell’animo. Ad andare in scena è il teatro militante, la lezione ricca di citazioni, provocatoria e potente di Moni Ovadia che comanda la scena dal suo trespolo. Non è il teatro classico che i forzati dell’abbonamento, per dirla con una citazione dello stesso Ovadia, magari digeriscono perché in scena c’è il protagonista con carriera cine televisiva alle spalle. Qui l’impatto è forte, e se qualcuno si alza e se ne va, se il dubbio domina il dopo spettacolo, è perché questo teatro è diventato raro e difficilmente appagante, impegnativo e poco o nulla edificante. L’ospedale manicomio mattatoio che domina la scena con le reliquie di carne umana appese ai lati e da un enorme schizzo di sangue sopra uno specchio sul fondale è il luogo in cui si svolge la lezione. La vicenda di Shylock, uno Shel Shapiro in barella, viene condotta dal regista Moni Ovadia con incursioni frequenti sul tema: il teatro nel teatro, i personaggi che rappresentano se stessi come nei Sei personaggi pirandelliani, che educano il pubblico con le ballate dell’orchestrina nel più classico Brecht. E allora più che la storia di Shakespeare viene proposto con durezza, con l’urlo ricorrente di Moni Ovadia, il filo spinato che congiunge la diversità: l’ebreo Shylock l’archetipo dello strozzino senza nessuna umanità da cui deriva la convinzione antisemita che culminerà con l’olocausto, e poi l’omosessualità di Antonio, appena accennata in Shakespeare, e qui messa nella giusta evidenza con l’effeminato Bassanio, come la figura del rom che compare nel finale e la cruda versione di Porzia seminuda e sempre pronta all’amplesso. Difficile riportare gli elementi che compongono la lezione. Una rilettura molto limitata che non può afferrare i tanti riferimenti alla contemporaneità, compresa lo sferzante accenno al triste panorama teatrale di oggi e ai forzati dell’abbonamento. Uno spettacolo con un impatto devastante, di teatro impegnato, su cui occorre pensare e riflettere a luci spente e anche dopo. Una grande prova di teatro, curata nei particolari e nei personaggi, con un gruppo bravissimo d’interpreti a cui va il merito di saper sostenere il difficile compito di sostanziare le forme, di offrire contenuti, magari complessi e scomodi, senza ammiccamenti. E questo ha lasciato qualche perplessità e tenuto a bagno maria il pubblico del Traiano.
Proponiamo un ottimo articolo dal blog www.wolfstep.cc (che gentilmente ringraziamo), in vista dell'8 Marzo, la festa della donna tanto cara al femminismo. Una riflessione notevole e utile.
Innanzitutto, un punto fermo: il femminismo ha fallito catastroficamente, e ha fallito sistematicamente tutti gli obiettivi che si prefiggeva. Attenzione, perche' non dico semplicemente "ha fallito": quando uso questa espressione intendo dire che il femminismo e' stato sconfitto. Che ha perso la battaglia. Che le truppe nemiche hanno camminato sul territorio che le femministe dovevano difendere, lo hanno preso, lo hanno straziato , masticato e sputato da parte.
Non parlo quindi di "fallimento" storico, ma semplicemente di sconfitta, nel senso piu' militare del termine. Il primo problema, quindi, e' quello di capire perche' io usi un termine militare. E la ragione e' molto semplice: perche' lo hanno usato loro. La parola "lotta" e' un termine militare, e indica uno scontro teso a far prevalere la propria volonta' su quella del nemico mediante l'uso di mezzi e metodi materiali dominanti. Le femministe usavano la parola "lotta", quindi si riferivano al mondo militare. Nulla di male, dunque, che le si sia combattute e schiacciate usando metodi (anche se non sempre i mezzi) tipici del mondo militare.
Quando parlo del femminismo, sto quindi parlando di una tomba, una tomba ai caduti di una guerra persa. E non ne parlerei se tale cultura non avesse preteso, con la prepotenza, di determinare l'educazione degli uomini. Ora, la cosa che mi e' sempre seccata del femminismo e' stata che le femministe non si accontentano di disegnare un nuovo modello di donna e di femminilita': pretendono anche che al maschio essa piaccia.
Ovviamente, avendo a che fare con maschi adulti, non avevano speranza: come dicevo, il guaio e' che ad un certo punto hanno iniziato a portare nel sistema educativo la loro voglia di vendetta. Una donna socialista che conobbi mi disse che "ah, le femministe. Ho due figli e due figlie, e tutte e due le figlie hanno avuto una fase femminista. Quella in cui invidiano l'uccello dei fratelli. Se non le fermi in questo periodo, la fase successiva e' di odiare i fratelli perche' hanno l'uccello, e se stesse perche' non ce l'hanno".
Allora non sapevo quanto il fatto di avere figli e di osservare le fasi dello sviluppo umano possa aprire gli occhi riguardo a molti cosiddetti adulti; oggi mi rendo conto che ad osservazioni del genere da parte di madri e padri di famiglia avrei dovuto dare piu' peso.
Anche perche' mi rendo conto di quanto quella donna avesse ragione.Ho fatto l'esempio dell'educazione femminista che alcuni "consultori" facevano a spasso per alcune scuole superiori emiliane. Apparentemente l'intento era nobile: fornire un'educazione sessuale agli adolescenti dei primi anni '80, che iniziavano ad essere bombardati da modelli "drive in". In realta' Drive In era molto piu' educativo di loro. L'ossessione di queste femministe era lo stupro. Posso capire che il reato sia grave ed orribile, quale e', anche l'omicidio lo e' ma io non ne sono altrettanto ossessionato.
Un tempo sospettavo che queste femministe fossero tali perche' avevano subito violenze. In seguito ho conosciuto alcune donne che ne avevano effettivamente subite, e mi sono reso conto che il tipo umano NON e' lo stesso: il tipo umano della femminista non e' quello della donna abusata, e' quello della donna che inventa l'abuso di sana pianta per colpire un uomo. Non credo che alcuna femminista abbia mai subito un vero abuso, penso semmai che abbiano sempre millantato di averne subiti: le donne che ne subiscono davvero prendono atteggiamenti e strade molto diverse.
Se le femministe sono incapaci di parlare dieci secondi senza nominare la parola stupro non e' perche' ne abbiano subito uno: semplicemente perche' e' l'unica accusa , l'unico reato penale di genere, cioe' l'unico che possa venire usato a giustificazione per il loro odio altrimenti ingiustificabile , se non con la loro malvagita' intrinseca.
Ma torniamo a bomba: l'ossessione di queste donne che venivano ad insegnare la contraccezione (e ovviamente quanto erano malvagi certi uomini) era lo stupro. Ci tennero un corso lunghissimo per spiegarci, inculcarci, martellarci un concetto: la donna non vi provoca MAI. O meglio, mai abbastanza da sentirvi autorizzati a pensare che "ci stia".
Ora, l'erotismo ed il corteggiamento hanno un linguaggio, e come tutti i linguaggi si presume di poterci veicolare dell'informazione. E' chiaro che se esiste la situazione materiale nella quale una donna vuole farti sapere di essere disponibile, dovra' lanciare qualche messaggio. Il messaggio di queste signore era il seguente: quando una donna vuole farti sapere che gli piaci manda dei segnali. Ma questi segnali non ti autorizzano a pensare che le piaci.
In pratica, un segnale significava qualcosa, ma guai a pensare che significasse quella cosa. Cosi', se una donna esce con un uomo e si mette in tiro , secondo queste signore era una libera scelta nel campo dell'abbigliamento. Molto bene. Come faccio allora ad accorgermi se una mi lancia dei segnali? Lo vedi subito: se per venire con te al cinema si mette in tiro. Facile, eh? L'ideale per dissipare la confusione nella mente di un adolescente.
A questa evidente contraddizione e alle relative domande, le signore del "consultorio familiare", assunte su specifiche di partito e ideologizzate dalla testa ai piedi, non rispondevano mai. Ho sempre pensato che lo facessero perche', ovviamente, non c'e' alcuna risposta. Ma non era vero, e mi mancava la percezione di qualcosa che oggi percepisco molto meglio: la cattiveria, la malvagita' intrinseca , l'odio verso il prossimo, nella cultura di sinistra degli anni '70.
La verita' e' che quelle signore hanno costruito e diffuso (non solo attarverso la scuola) una cultura contraddittoria e confusionaria. E lo hanno fatto apposta per produrre dei maschi inetti e confusi.
La generazione di uomini che ha subito questa cultura come fattore educativo e' stata letteralmente castrata ed e' entrata in crisi subito dopo i trent'anni, diventando un ammasso di falliti sentimentali, divorziati nevrotici e piagnucolosi puttanieri. E non e' successo per caso, e' successo per via di un odio furibondo, malvagio e e viscerale coltivato per anni e riversato su di loro sotto forma di "cultura" quando erano adolescenti.
Liberare le tre puttane del "consultorio familiare" dentro la scuola pubblica con la scusa dell'educazione sessuale e' stata una delle cose piu' meschine che si potessero fare; per una ragione molto semplice, ovvero che si e' approfittato della buona fede di persone giovani che tutto sommato si affidavano all'autorita'.
La domanda che mi faccio piu' spesso e ': perche' non fare una simile operazione di "educazione sessuale" dentro un luogo abitato da maschi piu' adulti ed aggressivi , che so io, una caserma? Per una ragione molto semplice: quando il maschio e' educato ad essere un maschio, cioe' ad adattarsi, aggregarsi e battersi, risponde con la violenza alla violenza e con la rabbia alla rabbia. Probabilmente le avrebbero ammazzate di botte, e nemmeno chiamare i MA.SDI(1) avrebbe potuto salvarle dalla meritata morte per soffocamento da emorraggia nasale.
Una classe delle scuole superiori e' diversa. E' diversa perche' tende ad accettare l'autorita'. L'adolescente sta costruendo la propria identita' e se viene contestato dall'autorita' tende prima a reagire con delle domande critiche, infine con l'autocritica. E se le persone che si suppone debbano educare l'adolescente lo odiano e vogliono castrarlo, quello che si ottiene e' un disastro.
Credo di aver evitato solo in parte, deviando altrove, quell'operazione culturale. Solo in parte perche' comunque rimango incapace di distinguere i segnali di quel tipo. Non so se dare la colpa a loro, perche' dopotutto nel periodo in cui uno dovrebbe imparare quei segnali , ero in altre faccende affaccendato. Del resto, se avessi imparato la loro logica, probabilmente oggi sarei archiviato alla voce "maschio in crisi" e sarei un frequentatore di bordelli.
La mia opinione e' che si sia trattato di una operazione di odio su vasta scala, un odio senza limiti che non si faceva scrupoli di colpire i giovani. In realta', un maschio in crisi per via della contraddittorieta' delle richieste sociali volute dalla cultura del periodo era cio' che volevano; il motivo era che contemporaneamente stavano insegnando la prepotenza alle donne del periodo.
Ora, stabilito che la donna sia fisicamente piu' debole del maschio, in che modo e' possibile insegnare la prepotenza ad una donna? E' possibile se dall'altro lato si crea un maschio debole e confuso, che non stringe i pugni e non risponde alla prepotenza con l'unico modo possibile: il combattimento.
Perche' un concetto e' chiaro: quando l'uomo stringe i pugni (metaforicamente o meno) e combatte facendo del male all'avversario, colpendo senza pieta' e continuamente, cioe' nell'unico modo sensato di combattere, semplicemente vince. E vince specialmente quando combatte in gruppo, forte di un concetto quasi assente nel mondo femminile, che e' il cameratismo.
Qual'era l'unico modo con il quale queste donnette da quattro soldi potevano sopravvivere all'urto? Ovviamente , era quello di creare maschi incapaci di cameratismo ed incapaci di battersi. Ed e' quello che hanno fatto.
Il problema e' che hanno agito per troppo poco tempo, e non sono riuscite a produrre piu' di qualche Marrazzo. Si', parlo proprio di lui: quello e' il tipico prodotto dell'educazione di quel periodo. Un maschio che non si batte quando riceve un sopruso, e alle prime pressioni invece di contrattaccare e tirare fuori i pugni si mette a fuggire e si rifugia in un convento prima e tra le braccia della moglie-mammina poi. Una mezzasega castrata.
Insisto su questo particolare da frequentatore di palestre ed ex praticante di rugby. Guardando i film, tutti noi pensiamo che saremmo capaci di combattere. Ed in effetti, fisicamente lo saremmo: anche se con esiti alterni il combattimento non dipende dalla tecnica quanto dall'esperienza. Ma non lo siamo, non siamo pronti al combattimento: chi e' andato in palestra sa bene il perche'. Inibizioni. Il maschio viene inibito ad esprimere la rabbia.
La prima difficolta' che avrete se salite sul ring o sul tatami e' quella delle inibizioni verso la violenza e verso lo scontro. Il vostro primo errore sara' di stare troppo lontani dall'avversario, di non mirare davvero al volto per non fare male. Questo avviene perche' la societa' ci ha inibiti verso la violenza: la violenza e' come la musica; e' come ballare davvero: dovete esprimere la vostra aggressivita', tirare fuori quel che avete dentro, e quindi rompere delle inibizioni.
Sono le inibizioni il principale ostacolo, cio' che separa l'uomo moderno dal combattente: una serie di inibizioni che vengono dall'educazione. Cosi' come molti si sentono timidi ed impacciati a cantare ad un karaoke, cosi' come molti si sentono timidi ed impacciati nel ballare da soli al centro della pista sotto gli occhi di tutti, la stragrande maggioranza dei maschi prova delle serie inibizioni al combattimento corpo a corpo.
E' ovvio che mano a mano che l'avversario e' piu' vicino provate un senso di paura; quel senso di paura significa pericolo, ed e' un bene. Nella Boxe, quando avete paura perche' l'avversario e' troppo vicino e' il momendo di chiudersi e dei montanti e dei ganci, nel Muay Thai e' il momento di distanziarlo a mai geri o a ginocchiate , nel Judo e' il momento dell' ippon. Nel Rugby e' il momento di abbassare il baricentro e spingere come dei dannati. O passare all'indietro. E' un punto di non ritorno, quello in cui o fate qualcosa o subirete l'attacco.
Questo momento, il "momento del non ritorno", non e' solo qualcosa che riguarda il combattimento fisico. E' qualcosa che riguarda l'intera vita del maschio : ad un certo punto c'e' un momento di non ritorno, nel quale l'avversario e' troppo vicino, pericolosamente vicino, e dovete scegliere cosa fare. Cosi' come c'e' il momento che corrisponde a quello in cui salite sul ring, o sul tatami: non potete piu' tornare indietro, adesso dovete combattere. Se avete paura, la risposta giusta e' : iniziate a colpire. La risposta sbagliata e': tiratevi indietro, chiamate l'arbitro o fuggite. Il combattimento e' solo una metafora della vita, e quindi il maschio inibito nello scontro fisico non ha chances nemmeno nella vita. O come amava dire il mio ex maestro Flavio Monti, "se non hai mai praticato nessuna arte marziale in vita tua, non sei un uomo".
E qui torniamo al dunque: che cosa stavano creando le femministe dell'epoca? Stavano creando un modello di donna caratterizzato prima di tutto da una grande prepotenza. Cosi', per farlo dovevano per forza di cose produrre un maschietto castrato e inibito nei confronti dello scontro fisico, e di conseguenza inibito di fronte a qualsiasi occasione di lotta. In pratica, forse con una certa onesta' intellettuale, avevano capito che la loro "lotta" non aveva nessuna possibilita' di vittoria se anche l'avversario combatteva contro di loro: l'unica loro possibilita' era di creare una nuova generazione di maschi inibiti, e il modo con cui potevano farlo era di creare un maschio inadatto , inetto nelle tre specialita' del genere maschile, ovvero : adattarsi(2) , aggregarsi e battersi.
E in parte ci sono riuscite: quella massa di mezzeseghe piagnucolanti che vedete in giro sono proprio il risultato di questa cultura.
Sia chiaro: non ho alcuna pieta' per loro, e non li giustifichero' certo per via della loro educazione. L'istinto materno non mi appartiene. Credo in quello che e' il richiamo della foresta: se subisci una prepotenza, ti si devono gonfiare le vene del collo, ti deve venire spontaneo assalire il tuo avversario, devi avere voglia di farlo. Se non ti succede, non piagnucolare per l'educazione che ti hanno impartito: non ti sto dando una giustificazione. Se le donne ti hanno ridotto a mal partito, e' perche' non ti sei battuto: non solo le donne, ti hanno sconfitto. E se pensi che le regole siano contro di te, sappi che sono SEMPRE contro di te: "adattarsi" significa proprio questo. Vincere con qualsiasi regola.
Le regole di un combattimento, e quindi della vita, sono SEMPRE contro di voi perche' presumono che qualcuno possa sconfiggervi, e presumono che sia proprio lo scopo di ogni confronto contro chiunque. La regola dice che puoi perdere, essa e' per definizione contro di te.
Cosi', prima che mi scrivano i soliti "padri separati" (altre mezze seghe piagnucolanti) o elementi da sbarco come il "partito del vero maschio", sappiate una cosa: che non potete uscire dal ring. Mai. Ci siete entrati quando siete nati, e ne uscirete solo da morti. E non potrete nemmeno avere delle regole piu' favorevoli. Se non vincete non e' perche' le regole sono contro di voi, e neanche perche' c'e' da fare politica per riconoscere i diritti: e' perche' non vi battete assalendo l'avversario, facendogli del male, cioe' nell'unico modo possibile. Dovete proprio battervi, in prima persona, giorno dopo giorno, nella vita. Contro tutti quelli che salgono sul ring contro di voi.
Potete illudervi di scappare, ma in realta' state solo perdendo terreno, e prima o poi ve lo toglieranno tutto. Con i pugni o con qualsiasi altro mezzo, essere maschi significa questo: adattarsi, aggregarsi e battersi. E' scritto nei cromosomi: potete andare contro i vostri cromosomi? Certo: la madre degli imbecilli e' sempre incinta , ma mai quanto la madre di Darwin.
Cosi' , in generale il fallimento delle femministe e' dovuto all'aver rovinato solo una parte dei maschi. Fortunatamente non sono arrivate alla psiche di tutti. I castrati , quelli rovinati, sarebbero anche dalla loro parte. Il guaio e' che con quelli non ci fai la "lotta" e non vinci contro quegli altri, quelli non castrati. Gli altri maschi sono stati ingaggiati, sono stati sfidati alla "lotta", e quindi sono scesi sul ring a combattere. E hanno stravinto: non c'e' un solo mass media di oggi, un solo momento della cultura e della societa' che non celebri la sconfitta umiliante inflitta al femminismo storico.
Che il combattimento sia stato fatto dagli scontri in strada o dalla dialettica sociale e culturale conta poco: il concetto e' che la societa' ha reagito con aggressivita' e bellicosita' a questa operazione culturale, ed oggi le femministe hanno perso su ogni fronte: mai come oggi il femminismo puo' dirsi sconfitto, esanime e ormai umiliato. La societa' attuale sta praticando sino al parossismo ogni pratica contro la quale le femministe hanno lottato venendo sconfitte, come e' ovvio che sia per chi perde un combattimento: vae victis.
Quindi non credo che la mia opinione in merito sia cosi' rilevante rispetto ai fatti: mai come oggi vediamo rappresentata su ogni possibile media, in continuazione, la sconfitta e l'umiliazione del femminismo; e' il verdetto dello scontro, ed e' l'unico verdetto che conti qualcosa.
Il problema semmai sono le vittime della cosa. Sono quei maschi che hanno vissuto queste signore e i loro "valori" nel periodo che vuole il maschio essere educato a se' medesimo; che ne sono usciti mutilati o castrati, confusi ed in preda ad imput contraddittori. Se sentite di essere "uomini in crisi", lasciate perdere gli psicologi. Lasciate perdere i sociologi. State lontani dalle donne "progressiste". Avete le caserme e le palestre: dovete imparare a superare il momento in cui si sale sul tatami, il momento di non ritorno, quello oltre il quale potete solo battervi, quello in cui l'avversario e' pericolosamente vicino, e potete solo combattere. Solo questo vi puo' guarire dalla vostra "educazione".
Le palestre, cosi' come le caserme, se gestite dalle persone giuste vi cambiano la psiche: vi abituano a quel momento di non ritorno. E vi insegnano a battervi. Se imparate a battervi su un ring, il passo successivo e' il rugby, perche' vi insegnera' il cameratismo e la fiducia nell'altro che combatte dalla vostra parte.
Sono le uniche cure che mi vengono in mente: adattarsi, aggregarsi e battersi.
Certo, molti di voi penseranno che la metafora violenta sia eccesiva; forse perche' non avete mai conosciuto delle femministe storiche. Non si puo' discutere con quelle: vanno annientate. Cancellate.
E se avete dei problemi di coscienza, ricordate che loro vorrebbero fare lo stesso a voi. E se le lasciate libere di aprire bocca, lo faranno.
E' possibile che abbiano ritenuto che nessuno se ne sarebbe accorto? Probabilmente sì, facendo in conti con i politici di centrodestra e gli analisti politici locali, probabilmente pensavano di svangarla.
La tentazione gramscista del resto è divenuta obbligata a seguito delle bordate elettorali prese nelle ultime chiamate alle urne. Dapprima sulla base dei dati numerici e poi sul piano politico e organizzativo, la sinistra comunista ha dovuto fare i conti con un progressivo ripensamento di sè (atteggiamento tra l'altro virtuoso che nella destra radicale litoranea manca del tutto). A seguito delle infiltrazioni borghesi neoprogressiste nel centrosinistra (le scomode coabitazioni con Tidei, Bianchi, Mucciola ed i democristiani di sinistra), dopo aver perso il rapporto egemonico con la società civile attraverso le categorie del politico, hanno iniziato un'opera di infiltrazione civica e culturale che prende le mosse da lontano. Hanno abbandonato Lenin ed hanno abbracciato Gramsci. Iniziano dal Liceo scientifico, passano per l'agesci e via via dall'ambientalismo light arrivano al berlinguerismo culturale. Ultima in pole position l'iniziativa "culturale" sull'8 Marzo. Bene, noi siamo molto attenti, del resto nel paese non ci vuole molto a capire chi anima una attività piuttosto che un'altra. Si riconosce chi anima il partito della rifondazione e contemporaneamente produce inziative parallele di suporto. Una prece per Vladimir Ulianov, i comunisti si sono letti i "Diari dal Carcere"..... da rivoluzionari son diventati "revisionisti".... o socialdemocratici? Continuate così magari passando per Gramsci, arrivate a Croce, fate una giravolta sull'attualismo gentiliano, vuoi vedere che diventate "fascisti di sinistra"?
...maschi deboli e con le idee confuse, disabituati al cameratismo e con scarsa propensione alla lotta. Tutto questo lasciammo alle nostre spalle, tanto tempo fa!
E’ più di un mese ormai da quando abbiamo iniziato a riempire queste pagine con riflessioni, commenti, notizie. Le visite, le conversazioni, gli incontri, ci danno la misura del lavoro sin qui svolto. Oltre all’attenzione rivolta ai media locali ed alle attività del centrodestra e delle destre del comprensorio per comprenderne le dinamiche (esterne ed interne), stiamo rapidamente allargando il nostro raggio d’azione. Stiamo progettando momenti di selezione, formazione e di ricreazione. Certo, il periodo elettorale – soprattutto con le fibrillazioni legate a lista sì lista no lista iamme, non è il periodo migliore ma, non ce ne preoccupiamo. Tanto ormai lo sappiamo, tra qualche tempo, si tornerà al solito trans trans quotidiano. Ad occuparsi di politica, formazione, territorio e azioni concrete si rimarrà come al solito in pochi. Quello che a noi basta è l’esser conosciuti da una minoranza attenta, che sa riconoscere chi lavora silenziosamente con dedizione e approfondimento. Il resto sarà tutto conseguente, passo dopo passo.
Non programmi ma uomini nuovi! C.Z. Codreanu
Bucarest, 12 Febbraio 1937
I DIECI COMANDAMENTI
a cui il legionario deve attenersi per non deviare dalla sua strada gloriosa in questi giorni di oscurità, di sventura e di tentazione satanica. Affinché tutto il mondo sappia che noi siamo legionari e restiamo legionari per l'eternità. 1. NON CREDERE in nessun modo alle informazioni, alle notizie sul movimento legionario lette in qualunque giornale -anche quando questo sembri nazionalista- o sussurrate all'orecchio da agenti o pure da uomini onesti. Il legionario non crede se non all'ordine e alla parola del suo Capo, Se questa parola non viene, significa che nulla è cambiato e che il legionario prosegue tranquillo avanti per la sua strada.
2. STAI BENE ATTENTO con chi hai a che fare. E valutalo come si deve, sia quando e un avversario che vuole ingannarti, sia quando è un amico stolto che è stato ingannato da un avversario.
3. GUARDATI come da una grande calamità dallo sconosciuto che ti esorta a fare qualcosa. Egli ha un interesse e vuole perseguire il suo interesse tramite te o vuole comprometterti di fronte agli altri legionari. Il legionario agisce soltanto dietro ordine o per sua propria iniziativa.
4. SE qualcuno vuole tentarti o comprarti, sputagli in faccia. I legionari non sono né stupidi né merce d'acquisto.
5. EVITA coloro che vogliono farti doni. Non accettare nulla.
6. ALLONTANATI da coloro che ti adulano e ti lodano.
7. DOVE esistono soltanto tre legionari, costoro vivano fra loro come fratelli: Unità, unità e ancora unità! Sacrifica tutto, immola te stesso, i tuoi desideri e tutto il tuo egoismo per questa unità. Essa, l'unità, ci darà la vittoria. Chi è contro l'unità, è contro la vittoria legionaria.
8. NON PARLAR MALE dei tuoi compagni. Non accusarli. Non mormorare all'orecchio e non tollerare che ti si mormori.
9. NON SPAVENTARTI se non ricevi ordini, notizie, risposte alle lettere, o se ti pare che la lotta ristagni. Non allarmarti, non prender le cose sul tragico, ché Dio e al di sopra di noi e i tuoi capi conoscono la via giusta e sanno quello che vogliono.
10. NELLA TUA SOLITUDINE prega Iddio, in nome dei nostri morti, affinché ci aiuti a sopportare tutti i colpi sino alla fine delle sofferenze, sino alla grande risurrezione e alla vittoria legionaria.
Da trcgiornale (che gentilmente ringraziamo): A distanza di un anno dalle elezioni cosa ha prodotto il consiglio comunale dei giovani? Lo abbiamo chiesto al presidente dell'assemblea[...] “L'esperienza fino adesso - spiega Zucaro - non è completamente positiva perchè abbiamo avuto qualche difficoltà dovuta alla mancanza di esperienza nel gestire una situazione assolutamente nuova. L'unica attività condotta è stata una raccolta fondi per i terremotati dell'Abruzzo."[...] “Questo primo anno è stato di ambientamento"
Beh questa notizia non poteva certo passarci inosservata, in particolar modo a persone alle quali è stato impedito di candidarsi e perfino di votare per un regolamento emanato dalla Regione che confliggeva addirittura con un decreto del Presidente della Repubblica (democratica?). Le parole del presidente dell'assemblea ci lasciano veramente perplessi, un anno per ambientarsi?? non mi sembra che il consiglio dei giovani sieda nella stanza dei bottoni, da statuto è un'organo che puo solamente fare delle proposte al governo locale per quanto concerne la politica giovanile. Considerando il fatto che questa è la prima esperienza che la nostra realtà sperimenta a nostro parere si poteva veramente fare di più...specialmente da parte di chi, interrogato a proposito risponde con frasi tipo "e l'amico tuo che fece?", risposte che non dovrebbero essere usate cosi incautamente poichè renderebbero il discorso che si sta facendo veramente più ampio e a volte è veramente inutile parlare con chi non vuol sentire.
Siamo sempre molto attenti alle attività degli altri, specialmente se riguardano la salute di tutti i cittadini. Lo scorso anno abbiamo partecipato all'incotro svoltosi nell'aula del consiglio comunale di civitavecchia e ne abbiamo apprezzato i contenuti. Proveremo ad andare, per riconfermare a qualcuno - forse se lo è scordato, che l'ecologia è un tema assolutamente proritario. Intimamente legato alla cultura della destra radicale nazional-rivoluzionaria, è stato abbandonato dalla destra di governo per ovvi motivi di bilancio. Coloro i quali rimangono, nonostante tutto, dalle parte dei cittadini e su posizioni antisistema non potranno mancare (ringraziamo civonline per la gentile segnalazione dell'articolo).
Inquinamento: se ne parla in un convegno *01-03-2010 20:27* I no coke domani nella Perla per parlare dei problemi legati alla centrale a carbone All’assemblea si parlerà anche di osservatrio ambientale, inceneritori e discariche
SANTA MARINELLA - I ‘‘no coke’’ domani (martedì) nella Perla per parlare di inquinamento e dei fumi di Torre Valdaliga Nord. Durante l’assemblea pubblica, che si svolgerà alle 17 in biblioteca, è prevista la visione dei documenti-video già consegnati alla Procura della Repubblica di Civitavecchia sulla gestione di rifiuti e ceneri della centrale di Torre Valdaliga Nord. I documenti, presentati anche all’aula Pucci di Civitavecchia, intendono mostrare riprese sullo smaltimento delle ceneri e sulla gestione dei rifiuti nel cantiere della centrale. Anche i rappresentanti di ‘‘Un’altra città è possibile’’ invitano la cittadinanza a partecipare. «L’appuntamento - affermano dalla lista civica - vuole essere un’occasione per parlare di osservatorio ambientale, di inceneritori e discariche, presenti e future, nel nostro comprensorio».
Tra Parchi Almirante sostenuti da antifascisti e contrastati da antifascisti, presentazioni e mancate presentazioni di liste, l'orizzonte politico del comprensorio ha subito uno scossone micidiale. Sopravviveremo a tutto ciò? Nel frattempo dobbiamo solo riportare una notizia (offerta da civonline che, gentilmente, ringraziamo) circa le polemiche relative all'intestazione di un parco a Giorgio Almirante a Santa Marinella. Il primo pomeriggio di marzo ci riserverà senza dubbio qualche sorpresa.....
Parco Almirante, battute la vetriolo tra Rifonadazione comunista e Forum Italia
27-02-2010 20:58 S. MARINELLA. Dopo la decisione della giunta Bacheca di intitolare l’area di via Saffi al noto personaggio politico
S. MARINELLA - Parco Almirante, è botta e risposta tra Rifondazione comunista e Forum Italia. Contro l‘intitolazione del parco di via Saffi, ovviamente, si schierano gli esponenti del circolo ‘’Benedetti Michelangeli’’ che partendo dai principi repubblicani e antifascisti della Costituzione, ritengono che Giorgio Almirante abbia dedicato una vita intera all’apologia e alla ricostruzione del partito fascista. «I simboli non sono neutri, né casuali - insistono dal Prc - essi vogliono parlare e veicolare messaggi. Ecco perché l’indifferenza non può essere la giusta risposta a questo tipo di messaggio. Cosa significa titolare ad Almirante un parco giochi per bambini? Cosa intende comunicare la giunta Bacheca ai suoi concittadini, alle famiglie? Cosa, esattamente, si vorrebbe innalzare ad esempio, celebrando Almirante? Forse la coerenza, la pervicacia con cui egli ha perseguito e promosso, rivendicato la simbologia, l’ideologia, l’etica fascista? Perché allora non intitoliare strade e piazze ai repubblichini di Salò? alla X MAS? ai colonizzatori dell’Africa Orientale? ai giudici dei tribunali speciali? ai capò dei campi di concentramento? agli assassini di Matteotti e Gramsci? Perché non celebriamo la dittatura, la censura, la persecuzione degli oppositori politici?‘’ ‘’Forse - concludono i comunisti della Perla - il messaggio che la nostra giunta vuole comunicare è un altro: la celebrazione del potere‘’. ‘’Anacronismo? - si chiedono da Forum Italia - forse sarebbe la parola più gentile per definire quanto sta accadendo in città per l’intitolazione di un parco a Giorgio Almirante. Comprendiamo anche che per i pochi rimasti nel Prc, ormai orfani di tutto, anche dei loro vecchi leader e della loro ideologia sfoderare l’antifascismo nel 2010 può essere l’ultima spiaggia. Ma lo facessero con cognizione di causa. E’ proprio vero che non ci sono più i comunisti di una volta, quelli con il quale lo scontro poteva anche essere violento, ma avevano cultura».