sabato 14 luglio 2012

Orientamenti [recensione APZ]


Orientamenti

Orientamenti – Julius Evola, edizione Il Cinabro


Una lettura d'obbligo per qualsiasi militante, che desidera darsi una formazione tradizionale all'altezza della sfida che il mondo moderno con le sue insidie latenti rappresenta, sopratutto per l'animo umano, è senza orma di dubbio "Orientamenti". In questo quaderno, tascabile, quasi una guida da trincea, sul Fronte della Tradizione, sono radunate con uno stile schietto e incisivo gli insegnamenti trasmessi da Julius Evola su come orientarsi, per l'appunto, nel caos sociale del mondo odierno. Partendo dalla premessa disillusa che ci si trova a vivere in un'epoca decadente in cui l'anormale è ormai diventato normale, mediante un continuo processo di sovversione di ogni più alta concezione di vita e del mondo, Evola invita l'aspirante Uomo Nuovo a prendere distanza dal dogma ufficiale del politicantismo democratico "che pensa solo in termini di programmi, di ricette sociali ed economiche". Per liberarsi dal pantano della modernità, il militante ha solo una strada da imboccare ed è quella di concentrarsi, innanzitutto, sulla propria sostanza umana incarnando in se stesso lo spirito legionario in grado di creare nel proprio animo un ordine e una drittura seguendo sempre la strada dell'Onore, la più dura, rispetto a quella più comoda, verso cui ci ha abituato il Progresso e il benessere con il ventaglio di opportunità fatto di vantaggi materiali immediati. Diversamente dai testi di Diritto e di Economia che, tramite uno sguazzare in un mare di formule ed enunciati giuridici ed economici pretendono di risolvere i problemi della Comunità e dell’individuo nell'instaurazione per l'appunto di uno Stato di Diritto, Orientamenti è un lettura semplice frutto di una complessità risolta il cui fine non desidera essere un filosofeggiare fine a se stesso ma un incitamento concreto all'azione, a darsi una forma, un ordine una disciplina finchè il magma – sostanza umana ancora di là dall’essere formata - è ancora caldo e fluido, mostrando al tempo stesso la via da imboccare per il rinnovamento.

Orientamenti è suddiviso in undici punti, in sintesi i principali riferimenti. I primi tre delineano i tratti che devono caratterizzare l'uomo della Tradizione, colui che aspira ad un Ordine e ad una Legge, in opposizione all'uomo moderno, relativista che tende a vivere alla giornata secondo proprio gusto. Nel quarto punto l'Autore desidera mettere in guardia il lettore di fronte alle varie ideologie che assurgono a rango di Verità ma che di fatto non sono altro che frutto delle contingenze socio-economiche con l'unico obiettivo di alimentare conflitti all'interno delle Comunità, su base di classe o tra i sessi (come nel caso del femminismo) ed altri antagonismi ad essi relativi, che "accordano a confusi valori sociali il primato su quelli eroici e spirituali", quest'ultimi solo potendo definire l'uomo nuovo. Il quinto punto desidera offrire al lettore la chiave di lettura tradizionale della Storia per comprendere, al fine di un effettivo orientamento dottrinario ma anche per una azione concreta, le cause e gli effetti nonché il legame profondo tra le varie forme politiche susseguitesi nel corso dei secoli, tutte con radici nella Rivoluzione francese, fino ad approdare all'attuale "caos dei partiti". Nel sesto punto Evola critica l'importanza e il carattere decisivo attribuito al fattore economico, "circolo chiuso e buio nel quale restano chiusi sia il capitalismo che il marxismo". Senza negare l'importanza della materia che viene subordinata alla natura spirituale dell'uomo, l'Autore afferma con decisione l'esigenza di una re-instaurazione di un ordine di valori superiori che tenda all'elevazione dell'individuo e della comunità in contrapposizione alle "ricette" ideologiche che condizionano ad un particolare sistema di distribuzione della ricchezza e dei beni la soluzione a tutti i problemi. Nel settimo punto viene proposta una riflessione sulle derive totalitarie dell'ideale di unità politica virile ed organica del secolo scorso. Evola precisa che Gerarchia non significa gerarchismo mentre la concezione organica della comunità non ha nulla in comune con la sclerosi statolatrica e con la centralizzazione livellatrice. Nell'ottavo punto si discute della posizione da assumere di fronte al nazionalismo e all'idea generica di patria, spesso dettate dal sentimentalismo e da una concezione naturistica della nazione che poco si conciliano con la Tradizione. Il nono punto riguarda il problema della cultura sottoposta all'attacco di diverse correnti di pensiero di natura sovversiva, dal materialismo storico al darwinismo passando per la psicanalisi di Freud, dalle quali il militante deve difendersi opponendo la sua visione tradizionale della vita e del mondo. Visione, quest’ultima, che non si basa sui libri ma che deriva da un orizzonte spirituale conforme ad uno stile di drittura e di tenuta interna. Il decimo punto tratta dell'atteggiamento che bisogna adottare contro il decadentismo borghese e capitalista, per innalzarsi al di sopra di esso. Si è veri antiborghesi solo attraverso una superiore concezione della vita: sdegnando i vantaggi materiali ed esigendo tutto da se stessi, amando una unione essenziale fra vita e rischio e rifiutando la preoccupazione per la sicurezza. L'undicesimo punto analizza la questione della laicità dello Stato e l'importanza dell'elemento religioso per una vera concezione eroica della vita. Il testo, proposta dalla edizione della casa editrice “Il Cinabro – che consigliamo, si conclude con una intervista rilasciata da Julius Evola nel 1971. Essa offre al lettore molti spunti e gli indirizzi necessari, per interpretare la funzione da svolgere oggi per il giovane militante e  per un accostamento alla lettura degli scritti dell'Autore.

Nico Di Ferro

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