Continua la campagna di sensibilizzazione di AzionePuntoZero, contro la inarrestabile espansione di ultrafascisti all'interno della coalizione delle larghe intese dell'amminstrazione di Civitavecchia. Siamo stati bombardati con l'invio di numerose foto, pubblicate sui maggiori siti all'interno della rete, dove questi loschi figuri nazifascisti si belano delle leggi della repubblica democratica antifascista nata dalla resistenza (non quella dello scaldabagno... però!). Le forze della sinistra antifascista antirazzista antiomofobica e claustrofobica ancora tendono a sottovalutare questo fenomeno. Fino a quando dovremo sopportare questo doppiogiochismo sotterraneo delle forze della reazione? Di giorno sembrano sinceri democratici e di notte nei meandri delle loro sedi danno sfogo ai più impresentabili istinti totalitari, tirannici, tirannosauri, mammasauri. E' ora di dire basta! Ecco, fateci il piacere, le cose sono due: la smettete di fare i pagliacci pseudofascisti come le scimmiette a comando davanti alle macchine fotografiche o vi dimettete dalle cariche che vi riconosce il potere. Fascismo e prebende dal sistema egemonico non possono coincidere. Scegliere please.. di qua o di là! E' bene che ve lo mettiate in testa.
“La strada da percorrere conduce al di là del PUNTO ZERO, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo e, attraverso di esso” Ernst Junger
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lunedì 1 novembre 2010
venerdì 15 ottobre 2010
Ottobre... iniziano le sfilate
AUTUNNO FascioFashion&Tagliatelle
Come ogni anno, ad ottobre, approssimandoci alla fatidica data del 28 (anniversario della marcia su roma), iniziano a circolare inviti per raduni a Predappio, sfilate in maschera, foto che fanno rabbrividire, cene luculliane che celebrano l'anniversario (si celebra un evento eroico con una bella abboffata ...mah!).
Sembra che un innato senso della ridicolaggine faccia fatica ad essere estirpato. Carnevalate, folclore di un fascismo mai esistito, nostalgia offensiva. Questi fenomeni tra l'altro, si manifestano nelle forme più esasperate proprio da singoli e all'interno di ambienti che esternamente mostrano una coscienza democratica e una legittimità liberal-capitalista e filiosionista condita con un sincero sentimento di lontanza dal male assoluto. Insomma giocano ai fascisti un paio di volte all'anno, per il resto si gongolano tra le prebende ed i vantaggi forniti dalla repubblica democratica fondata sulla resistenza e sull'antifascismo. Iniziamo con un recidivo..
domenica 9 maggio 2010
Fascio-pagliacci, Carnevale a Predappio
“Fascio-trash”. Lo so, è un neologismo quasi idiota però, tradotto in italiano, suonava male ed offensivo: fascio-monnezza. Come voi, non ho mai sopportato gli inglesismi imposti alla nostra lingua (perfida Albione!) ma, di fatto, questa categoria, “a destra”, esiste: fascio-trash. Fatevene una ragione! E vi è sicuramente capitato di incontrarli, perché tutti - o quasi - almeno una volta nella loro vita, lo sono forse stati (…e mi riferisco soprattutto a chi è nato dopo il 1975-80). Solitamente, nei casi che “si curano da sé”, fascio-trash è una fase, oserei direi fisiologica, di chi si avvicina ad un determinato mondo: quello della destra radicale. Questa fase, mi sembra di poter asserire con certezza, è “fisiologica” se ci riferiamo a soggetti adolescenti: ovvero a ragazzi che, avvicinandosi ad un determinato ambiente (fatto anche di simboli, slogan…) assumono la parte più esteriore, diciamo folkloristica, dell’appartenenza a questo mondo. Li vediamo perciò sfoggiare magliette di dubbio gusto (Snoopy non si sarà rotto i coglioni a reggere quel manganello?!), spille di dimensioni esagerate (forse era un piatto commemorativo, non una spilla!), e toppe dalle tonalità cromatiche più disparate (swastike che s’innestano su fiamme, circoscritte in rune rotanti…). Tutto questo è trash ma, diciamo, nel senso “buono” del termine.
Ovviamente c’è trash e trash, nonostante la comune matrice. Il trash “fisiologico”, solitamente, non supera mai una certa soglia, innanzitutto d’età, e poi, di buongusto. La spilla, la toppa, il cappellino col ricamo ad “hoc”…in fondo che male c’è?! Nessuno: esteriorizzare un simbolo, un’appartenenza, quando è frutto di un adesione reale, sincera ma, soprattutto forte ad un’Idea, diventa un qualcosa di accessorio, complementare alla fede che arde in noi, quindi un qualcosa a cui possiamo rinunciare…ma anche mostrare! Tutto questo è lecito se sappiamo che non è il cappellino, la maglia, la spilla, che fa qualcosa di noi: non è la “divisa”, cioè la forma, ma la sostanza a fare di noi quello che siamo.
Il soggetto trash più pericoloso - quello cioè non “fisiologico” - è invece quello a cui questo limite, naturale e generazionale, è totalmente sconosciuto. E’ il fenomeno che, contrapposto al fascio-trash “fisiologico” (a cui in fondo vogliamo bene, perché ci ricorda gli anni della gioventù!) potremmo definire “dell’albero di natale”, visto il sistematico “addobbo” che li contraddistingue. Tale fenomeno assume nelle sue manifestazioni più esasperate, estreme, delle connotazioni deviate, oserei dire pericolose…non per l’ordine costituito ma, per il buongusto!
Innanzitutto, partiamo dal dato generazionale. Stiamo parlando nel 90% dei casi, di persone adulte - grandi o addirittura quasi anziane - che nonostante l’età sfoggiano orpelli da “veterani” di una rivoluzione che, ahimè, non mi risulta abbiano mai realizzato!
In secondo luogo, occorre soffermarsi sul fatto che tali soggetti, nonostante l’appartenenza al genere umano, vanno in letargo. Sissignore. I veri campioni di questa categoria, infatti, sono soliti uscire dalle loro “tane” (ma dove cazzo abitano il resto dell’anno?!) in occasioni particolari: il 28 Ottobre su tutte. Pertanto, non è difficile notarli, muoversi freneticamente in occasioni “di massa” dove, facilitati dalla dispersione offerta dalla folla, si muovono coi loro gadget al seguito. Ma dove possiamo trovarli? La risposta è tristemente semplice, poiché sono soliti bazzicare soprattutto un luogo che rappresenta un po’ la loro base, il loro habitat naturale: Predappio. Questo luogo, anziché rimanere meta di silenzioso passaggio, di saluto e di testimonianza, è divenuto feudo del fascio-trash affetto da sindrome “dell’albero di natale”. Qui si ritrova con gli altri della sua specie, interagisce con essi, per poi altrettanto velocemente allontanarsi e tornare al proprio letargo (la vita borghese).
Il fascio-trash in questione - ovviamente - non fa militanza politica: è un “guardone”, per meglio dire, un voyeur della militanza, e della politica in generale. Per lui non ha importanza essere qualcosa, l’Azione, il sacrificio impersonale per l’Idea…bensì, apparire qualcosa, rimanere appiattito sul proprio essere borghese, lasciare agli altri l’onere (e l’onore!) della lotta ma, soprattutto non rischiare e sacrificare nulla per questa.
Il soggetto in esame, quando dotato di un grande “ego”, vanta solitamente dai 2 ai 6 mesi massimo di militanza politica effettiva ma, capita spesso loro d’essere smascherati da persone o situazioni che dovrebbero (realmente) conoscere: insomma vengono sistematicamente sputtanati al primo confronto serio. Per questo, sono soliti ammantare di mistero i propri ricordi, le proprie esperienze, facendo loro assumere contorni mitici, aulici, eroici!…ma anche e soprattutto falsi: racconti generalissimi, incerti, e più simili ad una puntata di Star Trek che alla quotidiana vita di sezione!
L’affetto da sindrome “dell’albero di natale”, non legge, non ha idee elaborate dalla lettura. La sua “militanza-trash” è l’innato frutto d’un richiamo indescrivibile, istintuale, quasi primitivo e non mediato da lettura alcuna. Infatti, messo a confronto in un dialogo semi-serio, non riesce ad elaborare concetti di natura politica che vadano oltre l’attitudine al cannibalismo dei bolscevichi, il rimpiangere Almirante o l’avere un indefessa passione per le navi di immigrati che affondano nel canale di Lampedusa. Il fascio-trash in questione non legge perché lui “quelle cose le ha fatte”, lui “c’era”, lui “ha visto” e “sentito”…cosa non si sa bene.
In fondo, anche a questa seconda categoria del fascio-trash vogliamo bene. Ci fa sorridere, ma anche un po’ pena. Ci fa incazzare, ma anche un po’ tenerezza. Insomma: ci fa capire come si può ridurre un uomo il cui slancio per la lotta, la cui passione, se mediata dall’ego, dall’istinto animale (e borghese!) di conservazione, possa diventare semplice, insulsa, apparenza fine a stessa.
Il goliardico
(da www.azionetradizionale.com)
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