Visualizzazione post con etichetta convegno. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta convegno. Mostra tutti i post

giovedì 4 febbraio 2016

E’ ora di “Ripartire da Evola”! – Recensione del 1° convegno di RigenerAzione Evola (Roma, 31.01.2016)



(www.rigenerazionevola.it) – Ripartire da Evola. La militanza contro l’accademia: è questo lo spirito ed anche il nome che ha dato, al suo evento d’esordio, il progetto “RigeneraAzione Evola”. L’obiettivo (dichiarato) è quello di recuperare il messaggio autentico tramandatoci da Julius Evola, da sempre figura di riferimento per i militanti che si riconoscono nel mondo della Tradizione, il quale negli ultimi decenni è stato però sempre più frainteso e mal compreso.

Mal comprensione da parte di chi, da un lato, per mascherare le proprie inadeguatezze, ha etichettato il suo lascito come “mito incapacitante”, cioè coloro i quali sarebbe meglio definire come gli “incapacitati dal mito”. Ma anche da parte di chi ha utilizzato Evola per colmare queste sue inadeguatezze, cercando taluni di trovarvi una guida per esperienze “magico-realizzative” (tra virgolette) tutt’altro che confortanti, rivolgendosi solo ad alcuni aspetti di un Evola arbitrariamente decontestualizzato ad uso e consumo proprio. Altri ancora, invece, cercando di mettere il suo pensiero a sistema, neutralizzandolo, de-politicizzandolo, facendovi dell’accademia, e annacquando, così, il fuoco delle sue parole e delle sue indicazioni tramite interpretazioni di comodo, tristemente “politicamente corrette”.

L’Evola evocato al convegno non è nulla di tutto ciò. E così, con l’esordio di sabato 30 gennaio, presso la sala “L’Universale”, in Roma, “RigenerAzione Evola” vuole recuperare Evola: non il “vero” piuttosto che il “falso” o l’”abusato” Evola, ma Evola. Sic et sempliciter. Perché Evola è ciò che egli stesso ci ha lasciato, al netto delle sue esperienze, anche estreme; esperienze che hanno permesso, all’uomo differenziato, allo Kshatriya – come amava definirsi – di poterci consegnare un fuoco. Un Evola uomo d’azione, politico, che sempre è stato capace di vivificare i Princìpi della Tradizione nel contesto in cui si trovò ad operare e vivere: dal Fascismo, quando sembrava che determinate forze potessero risvegliarsi, agli anni del secondo dopo guerra, in cui la china del mondo occidentale si fece sempre più discendente. Non l’Evola, dunque, idealizzato degli evoliani/evolomani, il cui idolatramento della personalità avrebbe fatto ribrezzo anche al Barone stesso, che nell’impersonalità ha invece sempre indicato la norma massima di vita, ma l’Evola che ci ha dischiuso un mondo più ampio, in cui abbiamo incontrato altre personalità del calibro di Guénon o Codreanu.

Rodolfo Sideri, primo relatore a prendere la parola, col suo intervento sui rapporti tra Evola ed il Regime fascista, ne ha sùbito messo in luce la sua estrema politicità. Seppur inviso ad alcuni degli ambienti che componevano la molteplicità delle correnti interne al Fascismo, Evola ebbe anche proficue collaborazioni come quella con Carlo Costamagna. Tale sforzo di Evola si concretizzò in un impegno sempre attivo, capace di dar vita ad importanti contributi tesi a correggere gli aspetti più caotici del Regime, cercando di rettificare lo Stato fascista in senso ghibellino e di proiettarlo verso un orizzonte spirituale, purificandolo da tutte le scorie più grossolanamente socialisteggianti e cercando di superare il nazionalismo elevandolo tramite l’Idea-forza della Romanità, per scongiurare derive “giacobine” sempre in agguato.

Maurizio Rossi, analizzando invece i rapporti tra Evola e il Regime nazionalsocialista, col suo intervento ne ha messo in luce le sua trasversalità e capacità di visione d’insieme, nonché il suo lavoro su di un piano più metapolitico. Sono note, infatti, le collaborazioni di Evola con il mondo tedesco dell’epoca, tese a propiziare quell’incontro tra le due aquile, ario-romana l’una, nordico-germanica l’altra, che già nel Medioevo ghibellino forgiarono lo spirito della migliore Europa. Anche queste intese mantenevano un respiro più alto, imperiale, e si concretizzarono con la sua collaborazione con numerose pubblicazioni ed interventi negli ambienti culturali del III Reich per cercare di imporre a concetti come “sangue”, “razza”, “suolo”, “comunità” una direzione ed un carattere spirituali, emancipandoli dal grezzo biologismo, strappandoli alla materialità. Altrettanto note sono le diffidenze con cui alcuni ambienti del Regime hitleriano guardarono al Barone, anche a causa della sua capacità di andare oltre gli steccati nazionalisti di un grezzo pangermanismo. C’è comunque da tenere a mente che nel 1943 c’era anche Evola, e pochi altri fidati, nel Quartier Generale di Hitler, ad attendere Mussolini all’indomani della sua liberazione dalla prigionia sul Gran Sasso. Un Evola, quello svelato da Maurizio Rossi, che fu un vero “homo faber”, non solo del suo destino, ma anche di quello dell’Europa dell’epoca.

E’ stata quindi la volta di Claudio Mutti, che si è concentrato sul rapporto tra Evola e Codreanu e gli uomini la cultura romena del tempo. Proprio in Codreanu Evola vide la miglior incarnazione del perfetto uomo d’azione la cui vita, votata alla Trascendenza tramite una rigida ascesi, permettesse di innestare quelle Forze dall’Alto che sole possono garantire la Vittoria all’agire politico. Il Barone rimase ammaliato da quel “Legionarismo ascetico” per cui la Guardia di Ferro, già Legione di San Michele Arcangelo, prima di essere un movimento politico fu un vero e proprio movimento di rinnovamento spirituale, i cui militanti, tramite il duro lavoro e la severa disciplina, erano chiamati a trasformarsi in eroi. Questi, ad esempio, erano votati periodicamente al “digiuno nero”, oltre che a dedicarsi regolarmente alla preghiera. La loro vita era consacrata alla povertà ed al rifiuto del lusso e della mondanità, mentre una divisione d’élite, interna allo stesso movimento, doveva votarsi al celibato. Tutto questo per destare quelle doti eroiche che più generosamente potessero spingere un legionario verso il sacrificio, sull’esempio di Ion Motza e Vasile Marin, i due martiri della Legione caduti nella guerra di Spagna da cui questa divisione d’élite prese poi il nome. Egli rimase a tal punto colpito da quest’esperienza militante che i termini da lui spesso utilizzati, “Uomo nuovo” e “Legionario”, furono presi in prestito proprio dal Movimento romeno ed entrarono così a far parte del vocabolario evoliano dopo questo fecondo incontro.

Chiude la serata l’intervento della Comunità Militante Raido, che è una delle realtà animatrici del progetto. Raido ha cercato di condensare l’insegnamento evoliano in quelle indicazioni di carattere etico ed esistenziale che potremmo chiaramente definire “Il sentiero della vita nobile”, indispensabile a tenerci in piedi tra le rovine. Sacrificio e impersonalità, rifiuto per tutto ciò che sia volgare e scomposto, senso della distanza, distacco, tener ferma la parola data, anche se possa creare uno svantaggio: questi sono quegli elementi di stile su cui si fonda la Visione spirituale della vita con cui l’uomo che ambisca a definirsi “della Tradizione” deve confrontarsi ogni giorno, per capire se è in balìa di una momentanea fascinazione o sia saldo in un nobile cammino ogni giorno più duro ed aspro. “Prima di pensare ad azioni esteriori, spesso dettate solo da momentanei entusiasmi, senza radici profonde, si dovrebbe pensare alla formazione di sé, all’azione su sé, contro tutto ciò che è informe, sfuggente o borghese”, con questa frase Evola ammonisce tutti coloro che non si accontentano della prigione dorata che è la mediocre vita borghese, che anzi vogliano scardinarla, distruggerne gli schemi, tramite un progetto, un’azione ed una condotta che siano veramente rivoluzionarie.

Chiudono la serata, a margine di quest’ultimo intervento, le parole di Evola scritte in Orientamenti, e lette da una voce rauca ma chiarissima: quella di Rutilio Sermonti. E’ sulla voce di questo Guerriero che si chiude questo primo incontro di RigenerAzione Evola. La sala, piena e attenta per tutto il tempo, dopo essersi goduta anche i pannelli della mostra “Evola+40” realizzata per l’occasione, via via defluisce… Ora sta a tutti noi dare seguito al motto dell’incontro: ripartire da Evola!

lunedì 31 maggio 2010

Gioventu' da Bruciare? [Recensioni]

Il Messaggero - 30052010 - Cronaca di Civitavecchia

Disagio Giovanile, il dito puntato sulle istituzioni

La latitanza delle istituzioni che investono briciole o nulla per prevenire il disagio giovanile. L’incapacità, rispetto al passato, di famiglia e scuola nel trasmettere efficaci messaggi contro l’uso di droga. E la società che, quando riaccoglie giovani “recuperati” alla vita normale dopo un passato di dipendenza o microcriminalità, fa più danni che altro per i devastanti modelli che offre. Questi i temi toccati venerdì pomeriggio al Pincio nel convegno “Gioventù da bruciare?”, promosso dal Centro studi Aurhelio con l’amministrazione comunale.Ospiti importanti come Mario Tuti (ergastolano in regime di semi-libertà vigilata per crimini commessi negli anni ‘70 e ora volontario nella comunità “Mondo nuovo” come esperto in agricoltura sociale) e Cesare Foschi (educatore in una casa famiglia di Arlena di Castro) hanno declinato localmente gli aspetti più generali del disagio giovanile (droga, bullismo) «legati alla progressiva precarizzazione dell’esistenza, circondati da un silenzio assordante», ha detto in apertura Massimiliano Baldacci, responsabile del Centro studi Aurhelio. «Ma una parte di responsabilità è anche dei media - ha sottolineato Foschi - come nel caso dell’operazione “Gold camp” in cui la sola evocazione del quartiere Campo dell’Oro coinvolto dalla cronaca dei fatti di droga, continua la lunga ghettizzazione della zona, iniziata anni fa».
La tavola rotonda, alla quale ha partecipato anche l’ex assessore e ora delegata ai servizi sociali, Chiara Guidoni, è stata aperta dall’annuncio di Robert Vignola, dell’ufficio stampa del Pincio, che a nome dell’ex assessore alle politiche giovanili, Fulvia Fanciulli (assente) ha annunciato l’approvazione, da parte della Regione, di un finanziamento per la sicurezza che il Pincio utilizzerà tramite installazione di video sorveglianza sul territorio.
Ste.Man.

Il Tempo - 30052010 - Cronaca di Civitavecchia

Gioventù da bruciare? Se mai da riaccendere.

Il convegno organizzato all’aula “Calamatta” dal Cst Aurhelio su droga e disagio giovanile è servito a mettere in luce proprio il fatto che i fenomeni di malcostume, dal vandalismo al bullismo, nascono proprio dalla mancanza di quelle sane pulsioni, anche “ribelliste”, che in genere hanno sempre caratterizzato le nuove generazioni. In apertura il moderatore Robert Vignola ha portato il saluto di Fulvia Fanciulli, ormai ex assessore alle politiche giovanili, mentre Massimiliano Baldacci di Aurhelio ha spiegato i motivi dell’iniziativa nella necessità di “smuovere le acque sull’argomento, chiamando persone che di questi temi si occupano quotidianamente”. A proposito di relatori, la delegata ai servizi sociali Chiara Guidoni ha rilevato come “gli aumentati ritmi della vita moderna hanno fatto esplodere dissidi incontenibili e sollecitato i giovani con mille inganni, ma a volte basta uno sguardo superficiale ai figli per accorgersi che in terapia dovrebbero andare i genitori”. Non solo famiglie con genitori troppo “carrieristi” sul banco degli imputati: l’intervento di Mario Tuti, ex terrorista ed oggi volontario a Mondo Nuovo, ha introdotto la figura del “pulcino mannaro. Sono i giovani odierni, persone con velleità molto alte ma dalla personalità estremamente infantile. La maturazione manca perché non solo la famiglia, ma la scuola e il senso stesso dell’educazione è latitante: ai ragazzi bisogna dare essenzialmente un carattere”. “Sporcarsi le mani con i ragazzi prima di videosorvegliare” è stata la raccomandazione di Cesare Foschi, educatore di struttura a Roma dove opera con ragazzi disagiati e dei campi Rom, che ha attaccato la “metafisica del successo della società odierna.

Si ringraziano le testate giornalistiche per la gentile concessione

mercoledì 19 maggio 2010

Gioventù da bruciare? [CONVEGNO ]






































Gioventù da bruciare?

Spunti per la riflessione su droga e disagio giovanile.

Civitavecchia 28 Maggio 2010, Aula Calamatta, ore 17,30

Piazzale del Pincio, Civitavecchia RM

Intervengono

L’Assessore allo sport e problematiche giovanili Dott.ssa Fulvia Fanciulli

L’Assessore ai servizi sociali Dott.ssa Chiara Guidoni

Dott Mario Tuti, Operatore Volontario in Comunità per Tossicodipendenti, esperto in Agricoltura Sociale

Con un intervento su “Quale futuro per i nostri giovani?”

Dott. Cesare Foschi, Educatore e responsabile di struttura.
Con un intervento su "la banalità del tutto, fondamenti di disagio".

Modererà Robert Vignola Capo ufficio stampa del Comune di Civitavecchia

Introduzione del Presidente del Centro Studi Aurhelio