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martedì 12 gennaio 2016

Quale sarà il ruolo della Russia nel 2016?



(Fonte: it.sputniknews.com)

L’Occidente, spinto ovviamente da sentimenti di generosità, vorrebbe portare la democrazia e la libertà ovunque, se poi in realtà l’effetto che si ottiene è il caos e la guerra, si tratta di incidenti. Tutto dipende da chi sono “i buoni e i cattivi”.
Esistono nazioni che agiscono solo nel bene dell'umanità, come gli Stati Uniti, almeno così si racconta in Occidente, dove, come ritiene Fulvio Scaglione "la lettura degli eventi dalla parte degli altri non la si fa mai. Tutto funziona come nel sistema degli indiani e dei cowboy, dove gli occidentali sono ovviamente i cowboy". È uno scenario che si ripete tristemente in Iraq, Libia, Siria.
Quale sarà il ruolo della Russia sull'arena mondiale e negli equilibri in Medio Oriente nel 2016? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Fulvio Scaglione, vice direttore di "Famiglia Cristiana".

— Secondo lei possiamo dire che in Italia attorno alla Russia si sia creato un tifo da stadio: c'è chi la demonizza e chi la idealizza a priori?

— Sì, sono d'accordo. Penso che non sia una cosa positiva. Esattamente come penso non sia positivo fare il tifo da stadio in questioni che coinvolgono milioni di vite in Medio Oriente e in Ucraina ad esempio. Bisognerebbe cercare di capire. Mentre noi occidentali siamo convinti che le nostre azioni siano improntate alla ricerca del bene, pensiamo che le azioni degli altri siano improntate alla ricerca dell'interesse. Pensiamo in questo modo che le nostre azioni siano più nobili. In realtà, come si sa, tutte le grandi nazioni non hanno sentimenti, hanno soltanto interessi.

— Perché in Occidente si ragiona in termini di "buoni e cattivi"?

— L'Occidente si è detto che nel 2003 con l'invasione dell'Iraq si andava lì per portare il benessere e la democrazia. Intanto, non ci siamo affatto riusciti, perché vediamo com'è messo oggi l'Iraq: per un terzo è invaso dall'Isis, per il resto, il Paese è una giacca tirata da tutte le potenze regionali. L'Occidente per ottenere questo fallimento ha decretato un embargo di 13 anni contro Saddam Hussein, che non ha ovviamente scalfito il potere di Hussein, ma secondo le statistiche dell'ONU in 13 anni ha fatto morire 500 mila iracheni.
Poi nel 2003 è arrivata la guerra e, secondo gli ultimi studi, le violenze da essa derivate hanno fatto morire altri 500 mila iracheni. Noi in 15 anni, grosso modo, abbiamo fatto morire un iracheno su 30. In quale modo si può giustificare una strage di tali dimensioni? Non c'è niente che giustifichi un milione di morti! Il problema è che noi non ce lo raccontiamo così.
Pensiamo che siccome volevamo portare la libertà, quelli sono incidenti, ma non è vero che sono incidenti. Finisce sempre così! In Iraq, In Siria e in Libia. La lettura degli eventi dalla parte degli altri non la facciamo mai. Tutto funziona come nel sistema degli indiani e dei cowboy, dove noi siamo ovviamente i cowboy.

— Secondo lei quale sarà il ruolo della Russia nel 2016 sull'arena mondiale?

— Penso che la Russia possa continuare a giocare il ruolo che ha avuto nel 2015. È vero che è intervenuta in Siria, è vero che è coinvolta nella grave crisi ucraina, ma è anche vero che ha fatto da mediatore decisivo per la firma del trattato sul nucleare con l'Iran. Questo ruolo è stato riconosciuto dallo stesso Barack Obama. Nell'ambito delle sue possibilità, grandi ma non enormi, la Russia può continuare a giocare questo ruolo, che è importante perché nel Medio Oriente interviene su un assetto, il quale ha quasi un secolo di vita. Parlo dell'assetto per cui l'Occidente è completamente schierato con il mondo sunnita contro il mondo sciita ed è schierato con l'Arabia Saudita.
I fatti di questi giorni sono l'ennesimo tassello di un fenomeno già ampiamente dimostrato: non possiamo più concedere al mondo sunnita e in particolare all'Arabia Saudita una tale libertà d'azione e una totale impunità.

— E la Russia in questo contesto che ruolo gioca?

— Credo che il ruolo della Russia sia quello di riequilibratore di questo sbilanciamento, che si ritorce anche contro di noi. Molto dipenderà dalla situazione economica, dal prezzo del petrolio, dall'inflazione. Meno un Paese è economicamente fragile, più ha possibilità di farsi valere sulla scena internazionale. Lo vediamo bene dall'Italia, che quando era la settima potenza industriale del mondo aveva anche in Europa un peso ben diverso da quello che ha ora, che è la decima nazione industrializzata del mondo.

Tatiana Santi

martedì 15 dicembre 2015

Russi, questi "cattivoni" che mentono sempre...


Come ci hanno spiegato, i russi mentono sempre. Per fortuna! Pensate come dovremmo preoccuparci se, invece, i turchi aiutassero l'Isis, gli Usa aiutassero la Turchia che aiuta l'Isis (Daesh), la Nato...

Noi occidentali siamo proprio fortunati! Sappiamo che la Russia è l'impero del male e che, quindi, nulla dalla Russia può venire che non sia menzogna. Pensate che disastro, se non fosse così.

Se non fosse così, dovremmo pensare che la Turchia, un Paese a cui l'Unione Europea, per mano della signora Mogherini (appunto Alto rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, dicesi sicurezza!) vorrebbe consegnare 3 miliardi per controllare i confini e impedire che i profughi siriani si riversino verso l'Europa, usa uno dei suoi confini, quello con la Siria, per fare affari con i jihadisti che mettono a ferro e fuoco la Siria, producendo appunto quei profughi. Un bellissimo sistema, quello turco, per guadagnare tre volte su un'unica tragedia: comprando petrolio e opere d'arte dall'Isis (Daesh); vendendo all'Isis (Daesh) armi e altre attrezzature e facendo passare i foreign fighters che vanno a rinforzare le sue file; infine, obbligandoci a versare milioni se non vogliamo veder arrivare i profughi.
Certo, l'impero del male ha prodotto foto e testimonianze. E anche chi scrive, visitando il Kurdistan iracheno, non ha mancato di notare le centinaia e centinaia di autobotti che ogni giorno partono per la Turchia, cariche di petrolio "clandestino", quello che il Kurdistan dovrebbe vendere attraverso il ministero del Petrolio di Baghdad e invece vende per conto proprio.

Qualche tempo fa, inoltre, Hisham al-Brifkani, iracheno e presidente della commissione Energia della provincia di Ninive, aveva pubblicamente detto che le forniture di petrolio contrabbandato dall'Isis (Daesh) in Turchia avevano raggiunto un massimo di 10 mila barili al giorno, per assestarsi poi sui 2 mila barili, anche se molti altri esperti parlavano di un potenziale da 250 mila barili al giorno.

Ma non importa, per fortuna l'ha detto l'impero del male e noi sappiamo che son tutte frottole. Il che ci tranquillizza a cascata. Perchè se la Turchia è amica dell'Isis (Daesh), che cosa sono gli amici della Turchia? Barack Obama, per esempio. Il superdemocratico Nobel per la Pace che, quando la Turchia abbatte un aereo russo dice "la Turchia ha diritto a difendere i suoi confini" come se la Turchia fosse stata attaccata, e quando i russi mostrano le foto dei traffici al confine ribatte "la Turchia non c'entra"? Se non sapessimo che l'impero del male mente sempre, potremmo persino pensare che è Obama a mentire. E' Obama che spalleggia gli amici dei terroristi. E' Obama che finge di combattere l'Isis (Daesh), lasciandogli invece aperte tutte le porte di rifornimento: quelle della Turchia, certo, ma anche quelle del Golfo Persico, le cui monarchie continuano imperterrite a distribuire quattrini e armi ai jihadisti.
Dovremmo persino pensare (ma qui siamo proprio al colmo) che i satelliti del Pentagono hanno qualche disfunzione. Se un aereo russo esplode sul Sinai, dopo un paio d'ora sanno dirti per filo e per segno che cos'è successo. Ma se lunghissime colonne di autobotti attraversano il deserto (o una non meno lunga colonna di mezzi e blindati carichi di miliziani solca per ore il deserto per raggiungere Palmira) non vedono nulla. Misteri della tecnologia.

Non è dunque una gran fortuna sapere che l'impero del male mente sempre? E che sospiro di sollievo sapere che in ogni caso, a tenerlo a bada, c'è la Nato. L'Alleanza militare che per due anni ha taciuto sui maneggi della Turchia, e sul transito di armi e foreign fighters verso la Siria,ma si è tanto tanto preoccupata dei bombardamenti russi sui ribelli.

E che adesso, di fronte al generale smandrappamento dei suoi amici, e al "liberi tutti" nell'intervento anti-Isis (Daesh) in Siria (Germania, Francia e Gran Bretagna perché l'opinione pubblica non sopporta più le ciance, la Cina in nome di vecchi alleanze), non sa far altro che organizzare qualche provocazione a base di aerei abbattuti, Governi ucraini all'attacco e inviti al Montenegro. 

Quindi che gran fortuna che l'impero del male menta sempre. Se no, sai quanto ci dovremmo preoccupare?

(Fonte: it.sputniknews.com)


martedì 8 dicembre 2015

Perché non viene fermato chi veramente finanzia l'ISIS?


(Fonte: it.sputniknews.com)

Dopo la strage di Parigi in molti sono tornati a scoprire l’orrore dello Stato Islamico (Daesh) con Hollande che giura di volerlo annientare e Obama che gli promette supporto incondizionato.

Eppure gli Usa e i loro alleati continuano a rimanere alleati di paesi come la Turchia e l’Arabia Saudita che finanziano lo stesso Isis (Daesh), al punto che combattere lo Stato Islamico (Daesh) senza rompere con i suoi finanziatori suona come una autentica presa in giro. 

Se come dicono Hollande e Obama sconfiggere l'abominio del Daesh dovrebbe essere la priorità, allora come è possibile che non venga presa alcuna misura nei confronti dei paesi che continuano ad avvantaggiarlo sul campo? La cosa a ben guardare sembra più semplice e paesi come gli Stati Uniti che tendono a essere chiamati in causa come il paese riferimento globale cominciano a coprirsi di ridicolo nel sostenere di voler fare una guerra senza quartiere all'Isis (Daesh) e nel contempo a sostenere che il governo di Assad e la Russia rafforzano l'Isis (Daesh) combattendo contro i ribelli.

Si tratta di affermazioni prive di ogni logica anche perchè tra i ribelli siriani si trovano anche i membri della branca siriana di Al Qaeda, Al-Nusra, che ha ricevuto armi e appoggio proprio da quei paesi come Arabia Saudita e Turchia che sulla carta sono nostri alleati. La cosa incredibile è che a Washington decidono gli amici e i nemici e tutti i media si allineano di conseguenza, con la realtà che finisce come sempre in secondo piano.
Così dobbiamo sentirci dire quotidianamente che la Russia è un paese aggressivo e dittatoriale quando siamo alleati di paesi come la Turchia che arrestano sistematicamente membri dell'opposizione, opprimono minoranze (vedi i curdi) e nemmeno riconoscono il genocidio degli armeni. Per non parlare del comportamento scandaloso tenuto nei confronti dell'Isis (Daesh), con migliaia di foreign fighters che hanno attraversato in lungo e in largo la Turchia potendola utilizzare come una sorta di porto franco e di porta girevole per entrare in Siria. Per non parlare dell'Arabia Saudita che governa i suoi cittadini, o forse sarebbe meglio dire sudditi, applicando le rigide regole della Sharia islamica. Di fronte all'enormità di queste ingiustizie Obama e soci continuano a parlare di Assad scaricando su di lui la colpa della nascita dello Stato Islamico (Daesh).
Eppure ora ne parlano tutti, lo Stato Islamico (Daesh) come ha potuto controllare in pochi mesi mezzo Iraq conquistando anche una città di due milioni di abitanti come Mosul? Chi ha continuato a comprare il petrolio all'Isis (Daesh)?

Si può veramente credere alle follie di Erdogan per cui sarebbe Assad a comperare il petrolio dallo Stato Islamico (Daesh)? E se anche così fosse, come mai nessuno gli chiede conto del perchè si sia sentito autorizzato a favorire in ogni modo attività ostili in un paese sovrano senza aver ricevuto alcuna autorizzazione dalle Nazioni Unite? Come si può combattere e distruggere lo Stato Islamico (Daesh) se si disconoscono il 70% delle forze che lo combattono sul terreno (Hezbollah, esercito siriano, milizie sciite)?
Insomma il Re è nudo, ancora una volta, e questa volta sarà davvero difficile per costoro lavarsi la coscienza. Lo stesso Hollande che ha l'obbligo di dare delle risposte al suo popolo ferito dall'abominio del terrorismo, potrà continuare a lungo ad allinearsi alle politiche Usa? In che modo si potranno giustificare al popolo francese ed europeo le sanzioni commerciali contro la Russia e il permanere di ottimi rapporti con un paese come la Turchia che da mesi (anni) offre un solido retroterra all'Isis (Daesh) impegnandosi invece a bombardare i curdi?



lunedì 7 dicembre 2015

Mai più Scientology in Russia




Quindi, mentre da noi, in nome della tolleranza, vengono minacciate quotidianamente l’integrità spirituale di bambini e ragazzi, la Russia, ancora una volta, dimostra di essere un baluardo anti-mondialista.
Mentre in Occidente si tentenna di fronte allo spaventoso vuoto di valori nel quale è immersa la classe dirigente di domani, a est, quanto meno, si tenta di porre in essere degli argini alla montante marea livellatrice della globalizzazione culturale.
Scientology è solo uno dei tanti tasselli del grande mosaico che gli architetti del Nuovo ordine mondiale stanno tentando con qualsiasi mezzo di fissare nelle coscienze dei popoli europei. Quel mosaico che, nelle loro diaboliche intenzioni, dovrà prima o poi sostituire i vecchi e reazionari mosaici dell’ortodossia cristiana, che ancora ostinatamente adornano quelle antiche chiese, che pur riuscirono a sopravvivere al fuoco sovietico.
Noi lo sappiamo da fin troppo tempo che la peste che ammorba l’occidente è l’ideologia mondialista, che ci vorrebbe tutti uguali nel vestire, nel mangiare, nel pensare, nel percorrere senza sosta quell’american way of life che dovrebbe finalmente “liberarci” da quella weltanschauung che per lunghi secoli ci ha indicato la via dell’onore e della fedeltà.
La Russia di Putin ha strappato un altro tassello al grande mosaico mondialista, e noi ne siamo ovviamente felici!
Link da: http://ordinefuturo.net/2015/12/01/mai-piu-scientology-in-russia/

martedì 1 dicembre 2015

C'è un gasdotto alla radice della questione Siriana


Nel 2009, dal Qatar sarebbe iniziato il progetto di un gasdotto che passa sul suolo del suo alleato saudita, poi in Giordania per poi transitare dal suo altro alleato turco, membro della NATO, per il rifornimento di gas in Europa.

Una bella squadra di alleati, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait, Giordania e la Turchia, tutti grandi amici dello Zio Sam.

Però questo gasdotto, si vocifera che avrebbe urtato uno scoglio. Proprio per arrivare in Turchia, che rappresenta il ponte tra il Medio Oriente e l'Europa, deve inevitabilmente passare per la Siria. E qui casca l'asino, il presidente Assad che non svende la sovranità del suo Stato, principale attività dei politici europeisti e quindi si rifiuta di concedere il suo territorio per il transito del gasdotto citato prima, che avrebbe magari anche portato soldi alle casse di Damasco. Perchè?

Assad sostiene posizione della Russia su politica internazionale aggressiva degli USA
Assad, forte della sua lunga amicizia con la Russia, non vuole danneggiare Mosca per la fornitura di gas in l'Europa se passasse sul suo territorio il gasdotto qatariota-saudita in concorrenza con quello russo. In sostanza il presidente siriano NON si è venduto per mantenere salda la sua alleanza con Putin.
Il progetto degli alleati del Golfo, rischia di andare in fumo, siamo già al 2011 e quindi, la primavera araba per "magia" si sposta anche in Siria. Tutto ad un tratto Assad diventa l'Hitler del Medio Oriente, colui che che usa i gas velenosi sulla sua popolazione. Notizia tra l'altro smentita quest'anno, ma all'epoca dei fatti servì per il Casus Belli americano contro il governo siriano. 

Pertanto bisogna esportare la democrazia, ma invadere la Siria come è accaduto con l'Iraq, non va più di moda, almeno per il momento, ma ecco che dal nulla, come i funghi, un'organizzazione terroristica inizia una guerra "santa" prima in Iraq, che anche in questo caso si vocifera era nel progetto del gasdotto e poi in Siria. Che coincidenza! 

Usa, gli aiuti a favore dei cosiddetti ribelli moderati continuano a cambiare strada
Ma ci sono anche i ribelli "moderati" (con l'ammissione che questi sono stati addestrati dagli americani), i quali diventano i papabili come soluzione alla Pax Siriana.
Perfetto, ora l'Occidente può fare la sua crociata per spodestare il legittimo ma cattivo presidente siriano, tralasciando le violenze inaudite perpetuate dai terroristi. 
Ma questi, una volta rimosso Assad ed instaurato un governo magari amico o meglio voce del padrone occidentale, i vari ribelli-terroristi sarebbero scomparsi dal nulla, tramite un tasto di telecomando premuto dall'Occidente che avrebbe anche incassato anche questo secondo merito. Quindi aver cacciato via il terribile Assad, esportando la democrazia a suon di bombe come accaduto in Libia e poi magari convertire i terroristi in moderati per la "ricostruzione" del Paese. Fantastico!

Siria, Putin e Obama sono d’accordo: devono decidere i siriani
Ma le cose non vanno così, i siriani resistono, sono legati ad Assad che non lascia il suo popolo, riconoscente nei riguardi della Russia, che non è stata tradita ed ora direttamente in campo contro quei terroristi venuti alla ribalta dopo il fallimento del progetto di gasdotto, incredibile coincidenza astrale.
Ma l'Occidente non ci sta e quindi anche la Russia che sta rovinando il giocattolo atlantico, entra nel club dei cattivi, accusata di non bombardare i terroristi, bensì i "moderati" addestrati proprio dagli esportatori della "democrazia" come è stato ammesso da quest'ultimi.

(Fonte: www.sputniknews.com)

giovedì 22 ottobre 2015

La Russia vuole una soluzione politica: e l'Occidente?


(Fonte: sputniknews.com )

Continua, incessante, perfino implacabile, l’iniziativa politico-strategica di Vladimir Putin sul fronte medio-orientale. Con la visita a sorpresa di Bashar el Assad a Mosca l’iniziativa militare della Russia si converte e si duplica in iniziativa diplomatica.

L'incontro nella notte tra Putin e Bashar chiarisce nettamente le intenzioni del Cremlino: giungere in fretta a una tregua garantita, dopo la sconfitta dei terroristi di Daesh e compagnia, con l'accordo internazionale più ampio possibile.

Il Cremlino, ancora una volta, brucia sul tempo le possibili operazioni diversive del campo occidentale, che cercano —seppure confusamente e in ordine sparso — di sminuire il successo già ottenuto dalla Russia con la sua operazione militare in Siria. Una di queste è al tempo stesso assai simile a un "wishful thinking" (cioè alla speranza che Mosca si trovi presto impigliata in un nuovo Afghanistan) e a una minaccia (cioè all'avvertimento esplicito che l'esercito islamico e le altre formazioni terroristiche, più o meno "moderate", riceveranno altri armamenti e equipaggiamenti, tali da costringere la Russia a mettere piede, fisicamente sul territorio siriano, ovvero a impegnare truppe di terra).

Putin chiude subito il discorso su questo aspetto propagandistico. La Russia vuole una soluzione politica. La soluzione politica passa attraverso la sconfitta delle formazioni terroriste, primo passo per consentire che "tutti i partiti politici e tutti i gruppi etnici e religiosi" possano sedersi a un tavolo negoziale. Il che significa implicitamente che Bashar el Assad resta al suo posto e sarà uno dei protagonisti del negoziato. Viene dunque decisamente respinta la pregiudiziale (cara alla Francia, per esempio) secondo cui un negoziato qualunque deve essere preceduto da una uscita di scena del presidente siriano.

Invitate al tavolo — sono parole di Putin, che Bashar al Assad ha condiviso, come tutte le altre — anche "tutte le altre potenze mondiali e regionali interessate alla soluzione". L'offerta è chiarissima e respingerla sarà molto complicato. Anche perché, in caso contrario, la Russia è determinata a continuare con le proprie forze aeree il martellamento delle posizioni di tutte le formazioni terroriste, nessuna esclusa. Si sa che, tra le potenze mondiali e regionali ve n'è più di una che continua a finanziare e armare i terroristi. In primo piano Arabia Saudita e Turchia, con dietro, in ordine sparso, tutti gli altri tredici compartecipi dell'operazione che ha portato alla morte di 250mila siriani in quattro anni di guerra di aggressione. Dunque l'offerta di Putin è anche un invito a desistere nell'aiuto ai terroristi.

 Si vedrà quali saranno le reazioni occidentali a questa mossa. Ma il quadro militare è anch'esso già radicalmente cambiato. L'esercito di Bashar è all'offensiva su più fronti, appoggiato da Hezbollah e — a quanto pare — anche da formazioni militari iraniane sulle cui dimensioni non si hanno informazioni precise. E —nel silenzio dei media occidentali — cominciano a diventare significative le diserzioni nelle schiere dei terroristi. Era facile sgozzare e avanzare, sia in Irak che in Siria, mentre gli aerei occidentali stavano a terra a guardare la demolizione della Siria. Adesso si comincia a morire anche dall'altra parte. Secondo fonti militari siriane e russe, sarebbe già più di 5.000 i caduti tra i terroristi e si registra la fuga di migliaia di terroristi verso la Giordania e, soprattutto, verso la Turchia. Una vera e propria disfatta militare dello Stato islamico potrebbe addirittura rendere ancora più difficile la situazione politico diplomatica occidentale.


 In ogni caso Putin ha lasciato capire che Mosca non ha nessuna intenzione di restare indefinitamente sul piede militare. L'Occidente (da cui dipende l'esistenza stessa del terrorismo) può decidere. Se ci saranno garanzie precise un negoziato può aprirsi. La palla è ora a Washington, cioè a Obama, visto che i falchi americani non hanno la minima intenzione di raccoglierla.




lunedì 12 ottobre 2015

Dietro al Nobel al nobel della Alexievich c'è la propaganda anti-Putin


La farsa dei Nobel continua. Premio assegnato a chi sfoggia la solita minestra riscaldata di luoghi comuni, con tanto di critica alla dittatura Russa (ma che strano!) del "nuovo Stalin"
(Fonte: http://www.ildiscrimine.com)
Quando ho saputo che il Premio Nobel per la Letteratura era andato ad una scrittrice bielorussa, mi son detto subito: ne approfitteranno per attaccare Putin.Voglio essere ancor più preciso: ho pensato che gliel’avevano dato proprio per attaccarlo.E regolarmente ci ho preso.
Svetlana Alexievich non ha ancora messo in tasca il bel gruzzolo che spetta ai vincitori che già s’è messa ad esternare “autorevoli” e malevole dichiarazioni sul conto del presidente russo Vladimir Putin, del quale ella “non rispetta” l’idea di Russia. Cioè, la Russia è fantastica se parliamo di scienza e letteratura, ma come ci si addentra nella politica il novello oracolo, dal quale già pendono gli avidi lettori della letteratura anti-putiniana, ci ammannisce con le trite e ritrite lamentazioni sulla “dittatura” ed il “fascismo” che avrebbero nel Cremlino il loro centro propulsore. Non c’è che dire: molto originale per una scrittrice di romanzi.
Putin, per la Alexievich (che è per metà ucraina), fomenterebbe l’odio verso gli ucraini, il che è assolutamente falso perché semmai sono i vari fantocci del regime di Kiev (molti dei quali stranieri, ma graditi alla Cia) ad alimentare un nazionalismo fanatico anti-russo che ha provocato tante sofferenze agli abitanti delle regioni orientali russofone e danni enormi anche alla popolazione della parte occidentale, resasi conto troppo tardi della fregatura di “Euro-Maydan” resa possibile anche da quei professionisti della sovversione intellettuale che sono i “dissidenti”.
Ma quello che qui interessa è rilevare come questi “premi”, elargiti da conventicole “elitarie” sul cui conto girano racconti non proprio rassicuranti, abbiano decisamente fatto il loro tempo. Non che all’inizio avessero tutto questo senso, per carità. Ma almeno si può fare uno sforzo e collocarli in quel clima di proto-globalizzazione che ha prodotto la Società delle Nazioni (l’antesignana dell’Onu), le Esposizioni Universali ecc.
Oggi, quando dal cosmopolitismo e dall’internazionalismo anche un po’ ingenuo si è passati alla cosiddetta “globalizzazione” dal volto disumano, queste manifestazioni dalle quali devono uscire i nomi dei “benefattori dell’umanità” posti davanti alle opinioni pubbliche come fari e guide emanano sempre più un odore di falsità ontologica, che giunge ad ammorbare l’intero pianeta col suo fetore quando viene assegnato, in gran pompa, il “Nobel per la pace” (preventivo!) ad un genocida scatenato.
La massa, abituata a considerare questi riconoscimenti come una sorta d’investitura divina (e non l’esito di una combine tutta umana condotta senza esclusione di colpi) dovrebbe stare un tantino più accorta. O quantomeno accorgersi quando un “premio Nobel” si trasforma immediatamente in un megafono della propaganda atlantica. Che ha un gran bisogno di voci “autorevoli” nel momento in cui la Russia, in Siria come in Ucraina, va al contrattacco. Forse, questa signora così disponibile a prestarsi a certi giochetti, dovrebbe prendere esempio da un altro premio Nobel per la Letteratura. L’italiana Grazia Deledda, aggiudicatoselo nel 1926.
La Deledda, che di politica comunque si disinteressava, non approfittò della visibilità ottenuta per attaccare il capo del governo del suo Paese. Anzi, secondo quando riportato da alcune fonti, portò il suo saluto ai fascisti italiani residenti a Stoccolma, il cui rappresentante la venne ad incontrare alla stazione senza che la famosa scrittrice si lasciasse andare a manifestazioni d’antifascismo più o meno spettacolare e a buon mercato. Questo si chiama essere delle persone serie. Serie perché non si prestano a giochetti squallidi. E serie anche perché, pur avendo molto da dire ma non interessandosi strettamente di politica, preferiscono tacere e godersi la compagnia dei propri connazionali, “cattivi” e non.
Oggi, invece, ogni Nobel, ogni Oscar, ogni premio di questo mondo di cartapesta viene quasi senza eccezione attribuito per “meriti” che esulano da quelli per i quali – se proprio vogliamo accettare la logica dei “premi” – ciascun candidato dovrebbe meritarsi un così alto ed universale riconoscimento.

mercoledì 7 ottobre 2015

USA, il 2015 ti ha smascherato



(Fonte: http://it.sputniknews.com)

Il 2015 verrà ricordato sui libri di storia come un anno fondamentale nell’avventura del genere umano su questa terra: l’anno in cui la menzogna americana s’è mostrata a tutti per quello che è. Nuda, senza più veli, perché altro non poteva più fare.

Sono anni, decenni, secoli addirittura, che l'America taglieggia, deruba, preda, attacca e distrugge (per "ricostruire"!), usando la più grande macchina di raggiro mai messa in piedi: i cosiddetti "mass media".
Anche solo mantenendoci a questi ultimi anni (non sia mai detto che la nostra "liberazione" venga messa in discussione!), ne abbiamo sentite di tutti i colori pur di giustificare le intenzioni malvagie degli Usa: "armi di distruzione di massa", "esportazione della democrazia", "violazioni dei diritti umani", "brogli elettorali", "intervento umanitario", "bombardamenti chirurgici". La lista dei pretesti escogitati dall'America per attaccare a destra e a manca è praticamente senza fine, perché senza fine è la brama di sottomettere e sfruttare tutto e tutti.
Una serie inesauribile di frottole con tanto di teatrino (come quella sull'antrace iracheno) che tutto il mondo a loro sottomesso ha dovuto fagocitare a colazione, pranzo e cena, quando per un'inveterata quanto nociva abitudine ci si piazza davanti ad un telegiornale.
Col passar del tempo, effettivamente, sono sempre più quelli che qualche dubbio sulle amorevoli e filantropiche intenzioni americane se lo sono posto (la favola dell'11/9 è troppo grossa), ma in qualche modo, coi loro giochi da illusionisti della politica e della "comunicazione" (si pensi alla carta del "presidente di colore"), sono riusciti ancora a tirarsi dietro un certo consenso.
Ma è bastato l'inizio dei raid aerei russi in Siria a far saltare il tappo sul pentolone delle bugie dell'America. Un pentolone dal quale è uscito di tutto e di più: "Mosca attacca i nemici di Assad" (e cosa dovrebbe fare, di grazia???); "la Russia deve coordinarsi con la Comunità internazionale" (che coraggio, detto da chi fa da sempre come gli pare); "i raid russi provocano vittime civili, tra cui bambini" (ma guarda un po', all'improvviso sono diventati dal cuore tenero!).
 Il culmine di questa fuoriuscita di liquami nauseabondi (perché questo è l'odore dell'essenza, del concentrato dell'impostura) è stato il senatore McCain, che ha strillato — subito ripreso da tutte le solerti agenzie occidentali, senza più una stilla di senso del ridicolo: "La Russia attacca i ribelli finanziati dalla Cia!".
Il cerchio si chiude: a forza di menzogne si finisce per dire la verità.
Un momento che prima o poi doveva arrivare. Quello in cui i peggiori delinquenti, ladri e truffatori che la storia umana abbia mai visto confermano le stesse identiche cose che un'informazione cosiddetta "alternativa" — che ovviamente, anche se letta da tutti, non ha diritto di cittadinanza sui "grandi media" — ripete incessantemente da anni. 
A credere (per contratto) alle panzane americane sono davvero rimasti solo certi giornalisti ed il loro contorno di politicanti da strapazzo di un'Italia che, anche solo a giudicare dai commenti dei lettori di qualsiasi testata, sta con Putin e la Russia, ma che rischia di essere trascinata nel baratro nel quale, assieme alle sue menzogne, finirà presto l'America.

martedì 22 settembre 2015

USA, con Assad ora si tratta


(Fonte: www.maurizioblondet.it)
Dalla Reuters:
Dopo colloqui con il segretario britannico agli esteri Philip Hammond a Londra, John Kerry ha fatto appello alla Russia e all’Iran perché usino la loro influenza su Assad per convincerlo a negoziare una transizione politica.
Kerry ha detto che gli Stati Uniti danno il benvenuto al coinvolgimento della Russia nel contrastare lo Stato Islamico in Siria ma il peggiorare della crisi dei rifugiati sottolinea il bisogno di trovare un compromesso che possa anche portare a un cambiamento politico nel paese. “Abbiamo bisogno di ottenere un negoziato. E’ quel che cerchiamo, e noi speriamo che Russia ed Iran, ed ogni altro paese influente, aiuterà a portare a questo, perché è questo che impedisce alla crisi di finire”.
Sentite, cari lettori, il cambio di tono? Ancora una settimana fa’ Washington ordinava a Grecia, Bulgaria, Irak di vietare il loro spazio aereo agli aerei di Mosca diretti verso la Siria, per impedire il rafforzamento militare russo. Sembrava pronta a rischiare lo scontro diretto fra le sue forze e quelle russe, insomma la terza guerra mondiale. Adesso tale rafforzamento “è benvenuto”. Prima, tuonava: Assad deve sparire, Assad must go, e immediatamente, prima di ogni discussione sul futuro della Siria, perché Assad era peggio dell’IS, “ha massacrato il suo stesso popolo”, non si tratta con questo criminale internazionale. Adesso si pregano Mosca e Teheran di “esercitare la loro influenza” su Assad “per convincerlo” a negoziare la transizione. L’Occidente si preparava ad attaccare unilateralmente il regime siriano, come due anni fa. Hollande e Cameron avevano già scaldato i motori dei loro caccia per farla finita con il capo siriano una volta per tutte. Gli Usa, con la scusa di colpire l’IS, colpivano le infrastrutture.
Il povero Kerry ha aggiunto persino questo: “Sì, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo detto che Assad deve andarsene, ma quando e con quale modalità, è decisione che va’ fatta nel contesto del negoziato di Ginevra…Non deve essere proprio un giorno o un mese…c’è un processo per cui tutte le parti devono mettersi insieme e raggiungere un’intesa su come si può meglio raggiungere questo scopo”. Incredibile o no? Prima era aggressività, minaccia, unilateralismo; gli Usa comandano e gli altri obbediscano; adesso “negoziato”, “intesa”, nel contesto di Ginevra (un negoziato fra le opposizioni siriane ed il regime, che gli Usa hanno liquidato con spregio).
Il ruggito è diventato un miagolio, l’ammissione di una sconfitta umiliante. Chissà se sono bastati i due giorni consecutivi di bombardamenti dell’aviazione siriana (ben guidata però) contro Rakka, Idlib e Palmyra, così efficaci da mostrare che lo Stato Islamico è ben lungi dall’essere invincibile, e se l’Occidente volesse applicarcisi, la crisi dei rifugiati sarebbe presto finita.
Quattro Sukhoi “Flanker” e otto elicotteri d’assalto russi, uniti al fatto che Mosca ha mostrato una chiara e fattiva volontà di eliminare l’IS;   l’astuto invito di  Putin agli  americani e occidentali ad unirsi a lui nell’operazione di cancellazione dello Stato Islamico (che stavano aiutando) ossia a “combattere il terrorismo come detta il diritto internazionale”, è bastato per obbligare gli americani ad abbandonare il loro bluff. Il capo del Pentagono Ashton Carter (gran minacciatore di armi tecnologicamente miracolose, capaci di dare “Il primo colpo nucleare” a Mosca) s’è affrettato a telefonare al suo collega russo Shoygu per coordinarsi, onde scongiurare un “incidente involontario” fra gli aerei Usa e quelli russi. Lo voglia o no, Washington dovrà combattere lo Stato Islamico a fianco della Russsia. Altri complici, Turchia, Arabia Saudita, Katar, hanno visto che le loro creature jihadiste si trovano oggi davanti a un Assad rafforzato in modo decisivo dall’appoggio tecnico, logistico e d’intelligence russo. La notizia fatta circolare che Mosca “può prendere in considerazione” anche un invio di truppe se lo chiede Assad, ha probabilmente completato il quadro.
Sicché
  1. Netanyahu s’è precipitato a Mosca per lamentarsi delle armi troppo efficaci che la Russia mette a disposizione della Siria, segno di paura.
  2. Nel Congresso Usa, per la prima volta dopo quattro anni e 250 mila morti si sono alzate voci che chiedono “una revisione delle nostre politiche anti-Assad. ” verso Assad. ( http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/09/congress-democrats-assad-regime-change-isis.html#ixzz3m4mHdgV9)
3) Persino la crisi dei rifugiati, con le ondate inviate dalla Turchia in Europa, ha prodotto un esito che gli ispiratori non avevano probabilmente previsto: i leader europei hanno dovuto volgere lo sguardo all’atroce conflitto in Siria, che hanno fatto finta di non vedere per quattro anni; ed ovviamente non potevano vendere alle loro opinioni pubbliche la colossale falsità di Washington, ossia che per far finire il conflitto bisognava far cadere Assad e, dunque, consegnare la popolazione siriana al potere dei jhadisti. Sicché persino nell’imbelle Europa si sono alzate voci come quella del nostro Gentiloni: “Noi come Italia siamo sempre stati scettici” sulla bontà dell’impostazione di “far fuori Assad” con la “consapevolezza che le forze di opposizione erano limitate, con il rischio di creare un vuoto, in cui il terrorismo avrebbe potuto trovare spazio”.
La grande opera di destabilizzazione di Assad, che sembrava prossima al successo solo pochi giorni fa, adesso ha mutato segno. Adesso è il processo di negoziato e pacificazione di Putin ad avere il sopravvento, su tutta la linea. Erdogan, Riyad e gli stati petroliferi del Golfo, che hanno creato Daesh, sono i perdenti – insieme ancora una volta ad Hollande e Cameron.
L’altro vincitore è  l’Iran. Dopotutto, la monarchia saudita aveva creato, e pagato, Daesh, allo scopo sì di far cadere Assad, ma perché la caduta avrebbe indebolito in modo irreparabile l’asse sciita, essendo la Siria alawita il collegamento necessario fra Teheran ed Hezbollah.
La durata molto probabile  di Assad, fa’ notare Zero Hedge, impedisce la nascita del gasdotto Katar-Turchia, un sogno americano e saudita ché sarebbe servito a sostituire le forniture di Gazprom ai consumatori europei. La tubatura avrebbe dovuto necessariamente passare per la Siria. E secondo il Guardian, “nel 2009 Assad rifiutò di firmare un accordo proposto dal Katar” per simile gasdotto, “e diede come motivazione di ‘proteggere gli interessi del suo alleato russo, che è il massimo fornitore di gas naturale all’Europa”.
Una risposta di grande dignità e lealtà. E’ dopo quella risposta che, come ha rivelato l’ex ministro degli esteri francese Roland Dumas, “i britannici han cominciato a preparare le operazioni in Siria”. E’ per questo che Usa, Francia, Londra e Sauditi e Turchi hanno provocato morte e distruzione nel paese.

Da una tale risposta di Assad, si capisce meglio quanto sia profondo il legame che lo unisce a Mosca – e come fosse vuoto e stupido il calcolo che Putin avrebbe”lasciato cadere” un simile amico. “Noi non siamo come gli americani, noi non abbandoniamo i nostri amici”, come ha detto il generale Kasem Soleimani, delle forze iraniane Quds, corpi speciali fortemente presenti in Siria e in Irak.
Invece di firmare il contratto col Katar, Assad ha condotto negoziati per una pipeline alternativa, con l’Iran, che passando per l’Irak e la Siria avrebbe potuto fornire all’Europa gas iraniano. Un progetto da 10 miliardi di dollari, che spaventò tanto la corte wahabita che il principe Bandar bin Sultan volle un colloquio a quattr’occhi con Putin in cui gli propose il controllo congiunto del mercato globale del petrolio, se avesse lasciato Assad al suo destino; altrimenti, avrebbe scatenato contro Mosca i terroristi, “che noi controlliamo”. Putin gli mostrò la porta. Il prezzo del barile cominciò da allora a cadere.
Putin ebbe ancora più chiaro che qualunque regime si insediasse al posto di Assad, sarebbe stato un fantoccio nelle mani saudite. E gli avrebbe sottratto il mercato europeo.
A questo punto, invece, l’Iran – liberato dalle sanzioni –  prende il sopravvento nell’area. A Netanyahu, troppo occupato a mobilitare sayan e complici in Usa contro l’accordo iraniano, è sfuggita una parte del quadro più importante.
Le temutissime forze speciali iraniane combattono in Siria in evidente alleanza con Mosca. Il 21 settembre è stato annunciato un incontro russo-iraniano “per discutere il piano in quattro punti sulla Siria”; un piano iraniano che somiglierà molto, giureremmo, a quello putiniano: eliminare Daesh, aprire un negoziato sul mantenimento di Assad (o della componente alawita) nel governo futuro della Siria, in ogni caso sbattere fuori i sauditi dall’affare.

Onu: Arabia Saudita garante dei diritti dell’uomo

Ma questi possono consolarsi: con l’appoggio americano, israeliano ed europeo, sono stati elevati a dirigere il Comitato per i Diritti dell’Uomo alle Nazioni Unite. Da quel seggio, detterà agli altri paesi gli standard internazionali in materia di civiltà giuridica l’illuminata monarchia coranica che pratica la pena di morte per decapitazione (dall’inizio dell’anno la “giustizia” wahabita ha già decapitato più gente di Daesh), il taglio della mano per i ladri, che ha comminato mille frustate allo scrittore e dissidente politico Saif Badawi che tiene in prigione senza capo d’accusa, e che è famoso nel mondo per come rispetti “i diritti delle donne”. Quanto ai diritti dei gay, al matrimonio omosessuale e all’adozione da parte di coppie di pervertiti, siamo sicuri che la legislazione saudita ha ormai superato le più avanzate dell’Occidente. Lo sappiamo dal fatto che Elton John non ha inscenato nemmeno una delle sue isteriche manifestazioni di odio che ha esercitato contro Putin, contro Dolce & Gabbana e contro il sindaco di Venezia.
La ossessa Regina delle Kulandre globali tace, vuol dire che acconsente. E così l’intero movimento LGBT, la sinistra intelligente,le femministe militanti, le Femen, non trovano niente da dire sulla scelta dell’Onu.
Cosa volete, i valori dell’Occidente sono in buone mani.

 (Frattanto Hollande, quello che ha rifiutato di consegnare a Mosca la nave Mistral, che tuttora si prepara a far sparire Assad a forza di bombardamenti, che ha sostenuto le sanzioni contro la Russia colpevole di combattere il regime di Kiev, ha mandato il suo ministro dell’agricoltura a pregare Putin di…togliere le contro-sanzioni contro i generi alimentari francesi, che la Russia non acquista più. Glie l’hanno chiesto i coltivatori di Francia, categoria molto potente ed irritabile)

La Cina si unisce all’asse Siria-Iran-Russia.

L’inviato di Pechino in Medio Oriente ha incontrato il premier iracheno (sciita) Al Maliki; ed ha dichiarato che “la Cina si porrà risolutamente a fianco degli iracheni nel loro sforzo di preservare la propria sovranità e ed indipendenza e combattero il terrorismo”. Il governo sciita iracheno sta combattendo contro lo Stato Islamico. I cinesi si stanno schierando sempre più apertamente ed efficacemente nel conflitto.
Maurizio Blondet

lunedì 31 agosto 2015

Europa, ascolta la lezione di Putin

Ora che la crisi greca è rientrata, almeno apparentemente e momentaneamente, sarebbe finalmente opportuna un po’ di autocritica. La dovrebbe fare l’Occidente in generale, totalmente schiavo dei grandi gruppi finanziari che muovono come marionette le istituzioni del vecchio e del nuovo Continente.

La dovrebbe fare ancora di più quella Unione Europea che, oltre ad avere sulla coscienza la non ortodossa Terza Guerra Mondiale che si sta consumando nel disinteresse dei media e che sta segnando la colonizzazione lenta dei Pigs da parte di Francia e Germania, continua ad andare acriticamente a rimorchio degli Stati Uniti: un viaggio con l'unica bussola dell'interesse personale. Deve risultare chiaro che mai come in queste settimane si è andati vicini, vicinissimi alla Quarta Guerra Mondiale. Sarebbe bastato poco: se la Russia avesse lanciato un salvagente a Tsipras, riscattando il debito nei confronti della Troika e offrendo loro condizioni più umane e realistiche, la Grecia sarebbe passata sotto la sua influenza e avrebbe aperto una breccia difficilmente rimarginabile nella credibilità di un'Unione azzoppata nei suoi valori costituenti. L'effetto a catena è facilmente immaginabile: le uscite di Austria e Ungheria sarebbero state inevitabili, visto che non da oggi si mostrano insofferenti verso la diarchia franco-teutonica che regge l'Europa.
In un simile contesto la figura di Putin si sarebbe rafforzata, dopo aver smascherato una volta per tutte le condizioni usuraie che la Troika impone da anni ai Paesi che ha messo in difficoltà lei stessa (grazie anche alla complicità di agenzie di rating sulle quali peraltro sono aperte diverse inchieste giudiziarie). Putin aveva già lasciato correre ai tempi della crisi di Cipro, evitando conflitti con USA e con UE. Sicuramente però sfilare la Grecia dalla sfera d'influenza europea sarebbe stata un'occasione mediaticamente più succulenta che non la piccola isola del Mediterraneo. Un'occasione più simbolica che non economicamente vantaggiosa, certo. Eppure ancora una volta è prevalso il buon senso del premier russo, che ha evitato le reazioni isteriche della politica obamiana.

E laddove non arriva l'autocritica americana, ci si aspetterebbe che almeno l'Europa battesse un colpo, quell'Europa culla delle migliori diplomazie mondiali che dovrebbe ritrovare il suo pragmatismo e la sua prospettiva di potenza mondiale. E invece l'UE, spinta dalla Germania — a sua volta pressata degli States — starebbe studiando altre sanzioni contro la Russia. Una decisione tanto più grottesca visto che Putin ha a più riprese offerto disponibilità a supportare azioni contro l'avanzata del terrorismo islamico in Medioriente.
 
Questa sì una apertura fondamentale perché, in controtendenza rispetto al passato, potrebbe portare ad un fronte Occidentale e Orientale compatto nei confronti dell'Isis e a difesa di quella rete valoriale e culturale che dovrebbe essere il collante ultimo della Comunità europea. A Obama non è bastato destabilizzare col suo aperto supporto alle primavere (anglo)arabe un'intera regione che anni di impegno dei suoi predecessori avevano contribuito a stabilizzare. Così, in piena scadenza di mandato, continua a muoversi sullo scacchiere internazionale come un elefante in cristalleria. Imperterrito insiste a stuzzicare una Russia che a differenza degli Usa rimane l'unico punto fermo per la comunità di popoli che compongono la variegata Europa.

Oggi l'Europa insegna al mondo soltanto l'egoismo profondamente nazionalista radicato nella Germania della Cancelliera Merkel, che crede di essere la presidentessa degli Stati Uniti d'Europa. Eppure il referendum greco dovrebbe averle dato un assaggio di che cosa pensano molti cittadini delle sue idee. Ma tanto il consenso popolare è ormai diventato un optional: se non serve per legittimare un governo nazionale (per esempio l'Italia), figuriamoci a livello di organismi sovranazionali.
E pensare che recentemente Romano Prodi ha presentato il salatissimo conto delle sanzioni per l'Italia: persi 85mila posti di lavoro e lo 0,9% di Pil. Quando si alzerà qualcuno al Parlamento europeo chiedendo un dibattito vero sulla politica internazionale comunitaria che ci si vuole dare da qui al 2040? Oggi vengono solo presentati e votati documenti già preconfezionati dagli USA: è questa l'idea di Europa che hanno Merkel e Hollande? Ormai è andata perduta la missione che ci si era dati quando si fondò l'Europa: creare un terzo blocco mondiale. Ora non solo non siamo terzo referente nel globo, ma stiamo rischiando anche la nostra stessa identità, schiacciati come siamo dal terrore verso le tradizioni che ci hanno fatto grandi in passato e dalla sudditanza verso una grande super potenza che dopo la Seconda Guerra Mondiale è intervenuta solo dove aveva interessi economici.
 

martedì 29 gennaio 2013

divieto di fare propaganda omosessuale ai minori, ed é kiss-buffonata in russia

Limitare il condizionamento sessuale almeno fino alla maggiore età di un ragazzo, già di per se tempestato e sommerso dall'immondizia con cui il mondo moderno ormai bombarda giovani, giovanissimi e bambini..disegno di legge approvato, ed è bufera. Accade infatti in Russia, e succede che l'occidente si scatena in una vibrante protesta, nonostante non sia una legge anti-gay e nessuno venga toccato personalmente, o messo in carcere. Bastano delle sanzioni su chi condiziona un adolescente, per scatenare l'ennesima buffonata di protesta. E si parla addirittura di un ritorno all'Unione Sovietica...


La Russia torna a far parlare di sé con un’altra legge choc. Dopo le controversie con gli Stati Uniti riguardo al Magnitsky Act, ora arriva la cosiddetta “legge anti-gay”. La Duma ha già dato il primo via libera, con 388 sì, un voto contrario e uno astenuto.
Ora si attendono le date delle prossime due consultazioni per approvare definitivamente il disegno di legge. Elena Minzulina, deputata del partito di opposizione “Russia Giusta”, ha dichiarato che la “propaganda omosessuale viola il diritto dei minori” a scegliere autonomamente il proprio orientamento sessuale. Dello stesso avviso è anche Dimitri Sablin, parlamentare del partito di Putin, che ci tiene a precisare che “viviamo in Russia, non a Sodoma e Gomorra”. La comunità gay si infuria. Per protesta i difensori dei diritti degli omosessuali si sono riuniti fuori dal Parlamento per dare vita ad un “kiss-in”. Praticamente un sit-in, dove gay e lesbiche si scambiano effusioni. Non passa molto tempo prima che la situazione si complichi. A quanto pare l’iniziativa dei detrattori del ddl hanno attirato un po’ troppa attenzione da parte di alcuni gruppi filogovernativi e cristiano ortodossi. A quanto riferiscono le autorità russe, i manifestanti a sostegno dei gay avrebbero spruzzato gas lacrimogeno e aggredito fisicamente i loro avversari.
Non è la prima volta che accadono episodi del genere in Russia. Non si ricorda un “gay pride” che è riuscito a sfilare senza problemi. E questo si verifica nella maggior parte dei paesi dell’Europa dell’est. In ogni caso, il bilancio della giornata di proteste e contro-proteste è di venti arresti tra i partecipanti del “kiss-in”. La Chiesa ortodossa, anche in questa occasione si è schierata dalla parte del Governo di Mosca.
In realtà, il nuovo ddl non è propriamente una legge “anti-gay”. Nessun omosessuale finirà in carcere per le sue tendenze. La nuova legge punisce il reato di “propaganda dell’omosessualità ai minori”. Quindi, si proibisce anche la propaganda pubblica di difesa dei diritti dei gay. La pena? Niente carcere, ma delle multe che possono variare dai 100 ai 125 euro, per le singole persone.
Se invece a sgarrare sono degli enti giuridici, allora le penali diventano molto più salate e la cifra può arrivare anche a 12.500 euro. L’attacco del mondo occidentale contro Putin è stato immediato. Qualcuno parla di un ritorno all’Unione Sovietica, quando l’omosessualità era del tutto vietata e punita con l’internamento nei gulag.
Ma l’iniziativa non è stata appannaggio esclusivo dei membri della Duma. A quanto pare il ddl proviene dalle gelide lande siberiane. Nel marzo scorso, il Parlamento della regione di Novosibirsk ha adottato una legge molto simile. Altri casi simili sono stati approvati anche in altre parti del paese, tra cui San Pietroburgo, dove la popstar Luisa Ciccone (Madonna) ha ricevuto una denuncia per aver difeso i diritti degli omosessuali ed aver sostenuto la campagna delle “Pussy Riot”, il movimento femminista di opposizione a Putin.

Federico Campoli, Il giornale d'Italia

venerdì 17 agosto 2012

La rivoluzione non russa: pussy idiot e global media


È andata. Due anni di reclusione alle tre “Pussy riot”. Con l'augurio che possano presto sparire dalle cronache e smettere di appestarci lo sguardo e lo spirito.
Certamente, per qualche giorno sentiremo ancora qualche pupazzo di quelli creati ad arte dall'industria cine-musico-televisiva di stampo statunitense (ma non solo) stracciarsi le vesti per queste tre “damigelle” (per inciso: ma la fama della bellezza delle donne russe quanto ci rimette, ogni volta che le telecamere insistono con primi piani sulle imputate?). “Putin è cattivo, in Russia non c'è libertà”. Nell'email e su qualche social network vi arriveranno inviti a firmare petizioni o inviare messaggi di sdegno a qualche ambasciata. Certamente, potreste anche farlo. Prima però sarebbe buona cosa sapere cosa in effetti fanno, cosa hanno fatto le “femministe punk” al di là della “performance” sopra l'altare (sopra, non vicino: con i piedi sopra!) della Cattedrale di Cristo Risorto. Perché tra le migliori esibizioni del gruppo (che non è un gruppo musicale, come racconta la vulgata “occidentale”, ma un semplice drappello anti-governativo, in odore di finanziamenti di Soros) ci sono un'incursione in un supermercato, durante la quale una delle appartenenti al gruppo ha rubato un pollo scartandolo dalla sua confezione e nascondendolo nella vagina, e una al Museo Nazionale dove hanno inscenato un film porno, con una delle tre tra le più attive, nonostante fosse al nono (nono!) mese di gravidanza. Quindi, cantanti? Non più di quanto possano essere definite rubagalline o puttanelle...
La passione “musicale” pare infatti abbastanza recente, visto che per un concertino in Piazza al Cremlino le tre “artiste” erano già state redarguite (con una semplice multa) dalle autorità. Ma salire sull'altare della chiesa ortodossa più famosa di Mosca, evidentemente, non ha lo stesso peso e per le stesse autorità non è stato possibile tollerare oltre.
Il resto è cronaca ben conosciuta: lacrime in tribunale (ma come signorina Nadia: sulla maglietta non hai scritto un granitico “no pasaran!”?), appelli internazionali perché “non volevamo offendere nessuno” e via discorrendo. Ma vabbè, a ben guardare certi sedicenti “rivoluzionari” sono tutti uguali, in Italia e all'estero, quindi anche in Russia.
Il fatto è un altro, e quindi delle due l'una. O mi autorizzate ad andare a Piazza Affari (unico “santuario” che questo Stato è disposto a difendere), salire sui banchetti degli speculatori e intonare cori contro Mario Monti - e i giornalisti di Corsera, Repubblica e Il Sole-24 ore devono essere con me e Obama deve scriversi sulla schiena col pennarello (bianco) il mio nome - oppure le Pussy Riot stanno bene dove stanno ora.
Nota a margine: i tempi cambiano. Ho seguito la vicenda, approfondendo argomenti e particolari che sono completamente sconosciuti a gran parte del “pubblico occidentale”, collegamendomi a La Voce della Russia. Me lo avessero predetto nel 1988, gli avrei sputato in faccia: ma per avere notizie vere e verificate ed informarmi compiutamente su questo argomento, ormai, bisogna rivolgersi alla Russia...

Il Calabrone