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domenica 23 agosto 2015

Gender e Ddl Cirinnà: come distruggere la famiglia naturale

Fonte:: http://it.sputniknews.com

I giornali italiani, con l'arrivo della nuova discussione del ddl Cirinnà a settembre, guarda caso bombardano i lettori con articoli "gay friendly".È di questi giorni anche l'attacco di Elton John sui social network contro il sindaco di Venezia Brugnaro, che ha tolto due libri gender dalle scuole della sua città. Se tra i libri tolti dal sindaco c'è anche quello preferito dal cantante inglese e suo marito da leggere al bambino da loro adottato, ciò non significa però che possa essere utilizzato nelle scuole.Il duro attacco di John arriva poi da un Paese, l'Inghilterra, dove un sondaggio effettuato da Yougov, importante società di statistiche, mostra come il 43% dei giovani britannici no sa se definirsi gay o eterosessuale.Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Filippo Savarese, portavoce di "Manif pour tous Italia".

— Qual è la vostra posizione sul Ddl Cirinnà e secondo te in Italia si arriverà alla legalizzazione dei matrimoni gay come in Francia?
— Noi siamo categoricamente contrari al disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili, perché si tratta di rottamare il matrimonio dicendo che non serve più alla società. Questo disegno di legge parifica la disciplina giuridica che la Costituzione italiana riserva alla famiglia fondata sull'unione tra un uomo e una donna, sulla sua potenzialità procreativa alle coppie di persone dello stesso sesso.Questo significa che lo Stato perde l'interesse nel matrimonio, nel tutelare e promuovere la famiglia che genera vita. Si abolirebbe totalmente così un istituto giuridico, antropologico e laico, che per secoli se non millenni ha fatto il bene  della civiltà e della società. Crediamo che se tutte le associazioni e le parti in Italia contrarie a questo ddl ideologico, si metteranno insieme con determinazione, potremo evitare all'Italia il destino di altri Paesi come la Francia, l'Inghilterra o la Spagna.

— In Italia esprimersi a favore della famiglia tradizionale viene etichettato come omofobo, perché? Che cosa si rischia perdendo la famiglia naturale come punto di riferimento nella società?
— In Italia c'è un clima piuttosto paradossale che in realtà è tipico nei regimi dove non c'è una vera libertà di espressione. Tutti i sondaggi dicono che la maggior parte degli italiani è assolutamente contraria alla rottamazione del matrimonio e  credono che quest'ultimo sia l'unione di un uomo e una donna, così come la quasi totalità degli italiani crede che ogni bambino abbia diritto ad avere un papà e una mamma.Quando si tratta di esprimere pubblicamente queste opinioni sui giornali partono subito gli attacchi di omofobia e intolleranza. Bisogna continuare a rappresentare la maggioranza degli italiani nello spazio pubblico e nei media, così eviteremo che gli italiani abbiano timore ad esprimere le proprie idee. Il discorso non è di perdere il concetto di famiglia, perché la famiglia è un bene pratico, genera figli. Non ci preoccupa che venga persa l'idea di famiglia, bensì la famiglia stessa.

— Perché nei media italiani avviene un bombardamento a favore delle coppie gay e si parla così poco di famiglia tradizionale?
— Oramai è chiaro che ci sono tantissimi interessi economici e commerciali dietro alla distruzione della famiglia che passa attraverso l'abolizione del matrimonio. La famiglia è una cellula naturale che per sua natura non sta alle regole del mercato, in cui tutto deve essere comprato, consumato ed ha un prezzo.Anche qui gli interessi economici sono collegati alla grande stampa, parte integrante di un sistema di potere economico. In Italia abbiamo articoli sempre a senso unico anche perché è in corso il tentativo di approvare il ddl Cirinnà, che poi è il ddl dei matrimoni e le adozioni gay.— Noi come "Manif pour tous Italia" insieme ad altre associazioni guidate dal comitato "Difendiamo i nostri figli" abbiamo partecipato il 20 giugno a Roma alla manifestazione con quasi un milione di persone. E' stato un successo che ha portato sulle prime pagine questo tema. Parlando di educazione di genere si tratta di un argomento non scientificamente supportato. Sono questioni culturali, sociologiche e psicologiche che non hanno una verità scientifica che si può trasmettere ai ragazzi, tanto meno ai bambini.

— A scuola circolano libri sul cosiddetto "gender". Alcuni insegnanti e sindaci reagiscono, è recente lo scandalo sollevato dal sindaco di Venezia. Qual è il vostro punto di vista sul gender?
Le famiglie che vogliono educare i propri figli sulla base del fatto che si possono avere 56, 60 o 200 identità di genere differenti, anche nello stesso individuo, lo facciano pure, ma a rischio e pericolo dell'identità dei loro figli. Questi argomenti che non sono scientifici non devono entrare nelle scuole.Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro è un eroe per aver tolto dagli asili e le scuole di infanzia, con bambini dai 3 i 6 anni, questi libri che vogliono far credere che si possano avere due papà o due mamme naturalmente. Non è così! Va detto che questo è possibile solo attraverso un sistema di commercio. Noi continueremo a contrastare il gender nelle scuole, stiamo organizzando circoli, comitati, stiamo diffondendo vademecum per i genitori. C'è una risposta straordinaria, chiunque in Italia vorrà introdurre questi libri a scuola, avrà nel prossimo anno grandi problemi.

— Più in generale il tema della sessualità andrebbe affrontato anche a scuola secondo te o spetta solo alla famiglia?
— La famiglia, come riconosce la Convenzione europea dei diritti umani, ha il diritto di priorità sull'educazione dei figli per quanto riguarda la sfera più personale ed intima. Il problema in realtà è l'approccio classista, noi non possiamo pensare di insegnare educazione sessuale ad una classe intera. Solo i genitori conoscono la vita emotiva e intima dei figli.

— Secondo un sondaggio effettuato in Inghilterra quasi la metà (43%) dei giovani non si definisce né gay né eterosessuale. Come spiegheresti questa confusione?
— Ho letto che hanno proposto ai cittadini che hanno preso parte al sondaggio, di scegliere la propria sessualità sulla base della scala di Kinsey, uno sessuologo americano, pioniere degli studi sulla nuova sessualità legata al genere. Bisogna prendere atto del fatto che metà dei giovani si definisce di sessualità fluida. Queste definizioni fluide nascondono un enorme danno alla sessualità della persona. Questo sondaggio deve interrogare la società inglese ma anche le altre su come poter aiutare i giovani a trovare un'armonia con la propria sessualità che evidentemente stanno perdendo.I giovani subiscono il fenomeno di distruzione della famiglia, in corso questi ultimi decenni, e questo è ricaduto sulla loro sessualità. Probabilmente quei giovani avranno gravi problemi a formare una famiglia solida. Il futuro della società inglese è confuso come il risultato del sondaggio.

martedì 18 agosto 2015

Ferragosto è una festa fascista


Buon ‪#‎Ferragosto‬! Una festa parametro di distinzione tra uno Stato che riconosceva e tutelava il valore della famiglia, organizzando gite per tutti e istituendo sacrosanti giorni di riposo e uno "stato" che ti tassa anche la casa di proprietà, promuove il gender, e legifera l'apertura dei centri commerciali anche la domenica, con ripercussioni sul tessuto sociale e sui piccoli commercianti.

Lo diciamo subito: nel titolo l'abbiamo sparata grossa. Fino a un certo punto, però. Perché è vero, le origini del Ferragosto sono di qualche millennio antecedenti la marcia su Roma. Ma se il 15 agosto facciamo gite fuori porta, mangiamo al sacco e, soprattutto, nessuno lavora, lo dobbiamo al regime fascista, che ha istituzionalizzato la festa estiva per eccellenza così come la conosciamo oggi.
Andiamo con ordine, però. Ferragosto, come termine, è di origine latina e deriva da feriae Augusti (riposo di Augusto) termine che indicava una festività istituita, per l'appunto, dall'imperatore Augusto nel 18 a.C. per celebrare i raccolti e la fine dei principali lavori agricoli. L'idea sottostante era quella di istituire una festa che collegasse le altre feste agostane come i Vinalia rustica o i Consualia. L’anello mancante, insomma, per consentire un lungo periodo di riposo dopo le fatiche del raccolto. Tutte assieme, queste ferie venivano chiamate augustali e se vi stavate chiedendo perché Agosto si chiama così, ora lo sapete.
Durante quel periodo si svolgevano numerose sagre paesane e corse di cavalli. Una di queste, il Palio di Siena, ha luogo ancora oggi, tradizionalmente il 16 agosto. Se si chiama Palio dell’Assunta, tuttavia, è perché nel frattempo Ferragosto è diventata una festività cattolica, per l'appunto, quella dell'ascensione della Madonna al Cielo. Non a caso, fu proprio lo Stato Pontificio a istituzionalizzare nel calendario tale festività, dopo la caduta dell’Impero. 
Tuttavia - eccoci al punto - il Ferragosto non era veramente il Ferragosto che festeggiamo oggi, prima del Fascismo. Per dire, lo sapevate che il piatto tradizioale del Ferragosto, prima del 1925, era il piccione arrosto? Comunque, una volta salito al potere,  il regime decise di organizzare, attraverso le associazioni dopolavoristiche delle varie corporazioni, centinaia di gite popolari.
Di suo ci mise i treni popolari di Ferragosto - quelli che arrivavano sempre in orario - con prezzi fortemente scontati. Questo permise anche alle classi sociali meno abbienti di visitare le città italiane o di raggiungere le località marine o montane. L'offerta era limitata al periodo tra il 13-15 agosto e poteva essere acquistata in due formule: la gita di un sol giorno, nel raggio di circa 50-100 km; e la gita dei tre giorni a 100–200 km di distanza massima.
Durante queste gite la maggior parte delle famiglie italiane ebbe per la prima volta la possibilità di recarsi in villeggiatura al mare, in montagna e nelle città d'arte. Poiché che le gite non prevedevano il vitto, però, nacque anche la collegata tradizione del pranzo al sacco. Per la tradizionale grigliata di Ferragosto, bisognerà attendere il boom degli anni ’50. 

Fonte: Linkiesta

giovedì 1 agosto 2013

padre e madre: figure complementari e necessarie per la crescita sana di un bambino


Cambiare o parafrasare i nomi, rendendo legale e normale ciò che è nefandezza e empietà, permette il nascere di questioni che minano l'ordine che un tempo permetteva una vita naturale e vera in un contesto famigliare armonico.
Le distorsioni del mondo moderno, in cui l'io viene ingigantito enormemente antepongono sempre gli scopi personali a ciò che è naturale e giusto e che impone un sacrificio e un dono. Pertanto le pretese sempre più insistenti delle coppie omosessuali essendo puramente un capriccio personale, minano il futuro di una società sempre più in rovina. La figura autoritaria del padre capace di darsi un limite ed una legge, necessaria per la propria realizzazione, per poterla a sua volta insegnare alla propria creatura va via via scomparendo, così come scompare la madre capace di sacrificare la carriera e il successo per dedicarsi alla custodia del fuoco famigliare e della crescita sana del pargolo. Come può un figlio essere capace di formarsi, di capire il proprio limite e di trovare il proprio posto nella società se cresce in un contesto nella quale è privo di figure che gli insegnino a sacrificarsi, a lottare, a vivere?

(Tempi.it) – In queste settimane (ma sarebbe più corretto dire anni) nella politica prevale l’ideologia sul buon senso e sull’evidenza della realtà. Vorrei allora proporre una riflessione sull’importanza della presenza di un padre e di una madre per la crescita di una persona. «Serve un padre per differenziarsi dalla madre, per accettare le ferite e riconoscere il senso ed esprimere il proprio Sé, entrando così personalmente nel tempo e nella storia» scrive Claudio Risé in Il padre. Libertà dono.
Nel mito Edipo uccide il padre Laio senza saperlo e sposa la madre Giocasta. La vicenda raccontata dal tragediografo greco Sofocle (496 a. C.-406 a. C.) profeticamente si è avverata nell’epoca contemporanea. Oggi l’uomo risente di una cultura plurisecolare (discendente dall’Illuminismo) che ha distrutto i padri tentando di conservare solo i valori di cui essi erano stati detentori fino ad allora. Il Settecento illuministico francese ha cercato di eliminare Cristo e la Chiesa conservando i valori di uguaglianza, fraternità, libertà che millesettecento anni di storia cristiana avevano portato in Europa. Il tentativo dell’eliminazione della figura del re e della monarchia in Francia e l’abolizione dell’Ancient régime con la Rivoluzione francese rappresentano simbolicamente la cancellazione dell’antico per l’instaurazione del nuovo, la decollazione del padre per l’intronizzazione del figlio.
La storia ha, poi, insegnato che non era possibile realizzare repentinamente questo passaggio brusco e rivoluzionario, perché i gradini si salgono con sacrificio e pazienza, non si possono saltare. I salti bruschi comportano di solito spargimento di sangue e involuzioni dal punto di vista della società e dei valori. Nietzche fa piazza pulita di tutti i padri del passato (Socrate, Cristo, s. Paolo, tradizione, i valori, …) per lasciare il bimbo superuomo solo con se stesso, senza padre né madre. Nel Novecento i segnali di questa ribellione al padre/tradizione/autorità sono moltissimi. Tra questi senz’altro la ribellione sessantottina è uno dei più clamorosi.
Negli ultimi quarant’anni, e oggi in maniera sempre più accentuata, la cultura e il diritto occidentali hanno reso superflua o facoltativa la figura del padre. Abbiamo sentito in questi giorni che in Francia si vuole sostituire la festa del papà e della mamma con la festa dei genitori in modo da non discriminare nessuno. Oggi si pretende, cambiando il nome agli arbitri personali, alle nefandezze, agli omicidi, inserendole nell’ambito del diritto e della legalità, di nobilitare ciò che non è nobile, di far passare come conquista ciò che è, invece, una sopraffazione dei più deboli, di chi non parla, di chi non può ancora dire ad alta voce che vorrebbe avere un padre e una madre.
Nella loro nascita i nomi nascondono sempre la verità delle cose. Il matrimonio deriva da munus matris, ovvero «il dovere o compito della madre». Chi vuole chiamare «matrimonio» l’unione tra due persone dello stesso sesso dovrebbe spiegare perché non possa o non voglia chiamarlo con un nome diverso. Non basta cambiare il nome alle cose per cambiarne la natura. Un cane rimane sempre un cane anche se decidessimo di chiamarlo «gatto». Se due persone dello stesso sesso adotteranno un bimbo, lo priveranno della diversità di un papà e di una mamma. La coppia che cresce un figlio ha la sua ricchezza proprio nella diversità e, in un certo senso, complementarietà della figura dell’uomo e della donna, del padre e della madre. Così è sempre stato nella storia dell’umanità, da quando gli esseri umani si sono distinti dalle fiere, per dirla col Foscolo dei Sepolcri (si vada a leggere la cosiddetta parte vichiana del carme «Dal dì che nozze e tribunali ed are»).
La madre è accoglienza, è pazienza, è colei che ha tenuto nel grembo per nove mesi il figlio, lo ha aspettato vivendo la dimensione del sacrificio e dell’abnegazione. Il femminismo degli ultimi decenni non ha certo valorizzato la donna, ma ha voluta equipararla all’uomo destituendola in realtà di quelle virtù che l’uomo deve spesso imparare da chi ha fatto esperienza dell’ospitalità in modo fisico e direi viscerale. Questa comunione con il figlio per nove mesi rende il rapporto tra madre e figlio fortemente biologico, fisiologico, carnale. Il padre inizia a conoscere il figlio solo dopo averlo visto nascere. Prima, nei nove mesi in cui il bimbo è nel ventre materno, è osservatore, non comunica con lui o poco, difficilmente prende pienamente coscienza della novità, poi diventa nel tempo autorità, legge, colui che pone le regole. Chiaramente ogni famiglia è a sé, in ogni nucleo padre e madre imparano a collaborare, a far crescere i figli, a comunicare loro le proprie esperienze e le proprie capacità. Qui, intendiamo, però, sottolineare che esiste una differenza di genere tra uomo e donna, una differenza ontologica e di storia tra papà e mamma.
Le conseguenze di questo processo di eliminazione della figura paterna sono sotto gli occhi di tutti: aggressività o cieca violenza, senso di sfiducia e di autostima, perdita dell’idea di autorità, incapacità di diventare papà e di creare una famiglia, assenza del senso del limite e del senso del sacrificio con conseguente inadeguatezza di fronte alle sconfitte e alle frustrazioni, atteggiamenti nevrotici o psicotici. Il giovane o l’adulto cerca di inibire o di sopire questa aggressività collettiva o individuale, non controllata e regolamentata, non soggetta al senso dell’autorità e della regola, attraverso assunzione di alcool o droghe (l’inibizione avviene qui attraverso la trasgressione), disinibizione dell’erotismo, forme di evasione come eccessivo uso di televisione e di videogiochi, infinite altre forme di intorpidimento dell’io. La società in cui viviamo è, in maniera simbolica, una «grande madre» che stimola i bisogni degli individui al fine di soddisfarli sempre meglio con beni crescenti, sempre più sofisticati, che tratta i suoi componenti guardando le sue necessità biologiche e fisiologiche. L’individuo regredisce ad una situazione infantile, si sente debole, deprivato di forza e di creatività, svuotato di energia spirituale, concepito solo per avere e possedere. Il giovane, spesso, regredisce allo stadio di dipendenza dalla madre rimanendo in casa fino all’età adulta, lasciandosi cullare da agio e tranquillità domestica.
Al figlio si deve mostrare un modo realistico e ragionevole di rapportarsi con la realtà. Mostrare che non è onnipotente, che ci sono dei limiti da rispettare, dei paletti entro cui camminare è profondamente educativo, perché introduce alla realtà indicando, nel contempo, che c’è anche una via da seguire, un sentiero. Il bimbo coglie così un senso, una finalità, un significato positivo che, nel tempo, imparerà a verificare per sé.
Invece, la pretesa violenta di incanalare il figlio in una strada o di progettarne il futuro non aiutano la sua crescita e la capacità di scelta. Ci si deve allora guardare dal tranello di voler dirigere la vita del figlio. Bisogna imparare a guardare il figlio con quel distacco, che è il contrario dell’indifferenza e della distanza, ma che potremmo descrivere con un’immagine dello scrittore francese C. Peguy. Un figlio è nell’acqua di un  fiume, ma non sa ancora nuotare. Il Padre (rappresenta Dio Padre) non vuole che lui anneghi, allora lo sostiene con le braccia, ogni tanto lo lascia perché vuole che lui impari a stare a galla, ma non può lasciarlo solo completamente perché berrebbe l’acqua. Peguy immagina che Dio dica: «Ho voglia, sono tentato di mettere loro la mano sotto la pancia/ Per sostenerli nella mia larga mano/ Come un padre che insegna a suo figlio a nuotare/ Nella corrente del fiume/ E che è diviso fra due sentimenti./ Perché se da un lato se lo sostiene sempre e lo sostiene troppo/ Il bambino si attaccherà e non imparerà mai a nuotare./ Ma anche se non lo sostiene al momento giusto/ Questo bambino berrà un sorso cattivo».
Come è bello vedere un figlio che acquista consapevolezza dei propri mezzi, nel contempo com’è drammatico lasciare la libertà a chi si vuole bene, coscienti che le scelte dell’altro potrebbero non essere indirizzate al suo bene! Eppure Dio ha deciso di scommettere totalmente sulla nostra libertà, perché senza di essa la nostra condizione non sarebbe dignitosa. Sostegno e libertà sono i due fattori su cui si gioca il rapporto tra genitori e figli.La verginità è quello sguardo capace di guardare l’altro senza pretese, senza desiderio di possederlo, ma con l’attenzione costante al Destino, al bene e alla felicità dell’altro.
(Giovanni Fighera)
fonte: AzioneTradizionele.com

venerdì 14 giugno 2013

Niemals - Emporio Legionario: La Famiglia Naturale



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domenica 7 aprile 2013

RIEVOCHIAMO I VALORI DELLA FAMIGLIA

La famiglia è una cosa, gli aggregati giuridici un'altra. Legittimi, ma un'altra cosa.
Non facciamoci fregare le parole. Non esistono matrimoni, nozze, sposalizi omosessuali. Rivendichiamo il senso naturale della Famiglia: Uomo, Donna, Figli.

La famiglia come nucleo organico nonché comunità, rappresentante in piccola scala l'idea che nell'ordine più vasto viene rappresentata dallo Stato. Famiglie salde e sane, fondate sul vero e sacro significato Tradizionale che esse rappresentano, sono l'evidente riflesso di uno Stato funzionante che funge da guida e che permette al proprio popolo di vedere in esso il frutto degli sforzi e dei sacrifici quotidiani. 
APZ