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lunedì 15 luglio 2013

MarioFest 2013 - Recensione

Sull’agenda è ormai appuntamento immancabile, la MarioFest. Quest’anno abbiamo cercato di “dare un tocco in più” vivacizzando l’evento, come deve fare una comunità militante che punta al miglioramento costante. Un ringraziamento doveroso va fatto oltre che naturalmente a Mario, anche ai proprietari del casale, disponibili durante i preparativi e durante tutta la serata, per dare una mano quando necessario.
Numerose le adesioni - alla fine ci siamo contati in più di 70 - di tanti esponenti di comunità militanti e tanti camerati giunti per l’occasione da Roma, oltre che dalle realtà operanti nel territorio limitrofo, come Raido, TdL e Fascio Etrusco. 

La bellezza dell’evento, è che vede presenti anziani, donne, bambini e gente di tutte le età: la strada sterrata e polverosa non ha dunque scoraggiato e tutti hanno voluto partecipare al gran completo. Si respirava infatti nel clima dal sapore campagnolo delle Colline dell’Allume e un forte retrogusto  di festa  e di condivisione che ha pervaso l’evento dall’inizio alla fine. L’occasione si impreziosisce sempre tra l’altro, anche per il fatto che è una occasione per raccogliere un contributo concreto per la Casa Famiglia Harlock. Obiettivo raggiunto anche quest’anno. Un particolare ringraziamento a Lorella e Benito che, da Latina, hanno accompagnato l’inossidabile Avv. Mario Niglio, segno del legame generazionale con la stirpe di coloro che non si arresero ieri e non intendono arrendersi oggi.
L’aria frizzante e fresca, si sa, stuzzica i sensi e non si può aspettare molto: il bicchiere non ha tardato a riempirsi di sanguigno vino rosso con conseguenti brindisi. Il taglio dell’ottima e saporita porchetta ha preso subito il via per poi proseguire incessante: le porzioni preparate sono prontamente sparite accompagnate da pane in quantità e buon formaggio, alternate a porzioni di pasta e riso freddo… Così, circondati dalla natura ed animali (i bambini di certo non avevano di che annoiarsi tra cani, gatti, cavalli e chi più ne ha più ne metta..) e immersi in un rilassante clima campagnolo è calata pian piano la sera mentre si alzavano le voci e si preparavano gli strumenti.
Gli imprescindibili pezzi di musica alternativa, intervallati da goliardiche e “battagliere” performance karaoke hanno riunito i presenti in un concerto che ha coinvolto tutti confermando come la MarioFest rappresenti coinvolgimento e scambio, condivisione e vita vera. Così, la serata  è continuata senza mai spegnersi, tanto che i presenti si sono intrattenuti fin oltre l’ora della media notte lasciandosi andare ad un bicchiere in più ed ad un ennesimo brindisi prima dei saluti definitivi. 


Ancora una volta, abbiamo confermato in un mondo che ci vuole soli e divisi, come invece gli “Amici di Mario” siano presenti, vivi e volenterosi [eheheh …dopo gli “amici di Maria”, ci pareva opportuno]. Stringendoci attorno a colui che non ha mai mollato nonostante le durissime prove a cui è stato sottoposto, cerchiamo così in qualche modo di rendergli omaggio dimostrando che attraverso la nostra lotta cerchiamo, quotidianamente, di mantenere fede all’idea che ci è stata donata da persone che mai hanno voluto vendersi alla marea della modernità borghese, corrotta e vile. L’aria respirata alla MarioFest 2013 è quella ardente e rivoluzionaria, del fuoco che la anima. Stufi di vedere la nostra terra maltrattata, sballottata e in balia della grande democrazia globalizzante e livellatrice, Sabato abbiamo ribadito che le nostre radici sono ben piantate e salde e che la linfa vitale scorre copiosa lungo tutte le diramazioni dell’albero comunitario. Sempre con il sorriso sulle labbra, mai domi. 

Da quest’albero cogliamo quindi i frutti estivi di un lavoro di semina e coltura svolto “dietro le quinte”, in cui affermiamo la vita e la natura nella condivisione ed apertura con sostenitori e simpatizzanti. L’appuntamento che giunge a metà Luglio segna infatti, per Azionepuntozero e per le comunità militanti del Fronte della Tradizione, la fine della stagione militante 2012/2013 e l’inizio del mese di ricreazione. Fare il bilancio delle attività svolte, preparazione per il campo estivo, sane letture di formazione. E’ così, con questa bella festa, che salutiamo l’estate e le attività, per ritrovarci presto sul campo di battaglia esterno, perché, come si sa, la militanza .. non va in vacanza! Grazie a tutti …arrivederci a Settembre!


venerdì 14 giugno 2013

Niemals - Emporio Legionario: La Famiglia Naturale



Scegli la taglia, scrivi a puntozeroblog@gmail.com e il gioco è fatto ......


martedì 14 maggio 2013

Civitavecchia: settant’anni fa il tremendo bombardamento


Civitavecchia, 14 maggio 1943: alle 15.15, 48 aerei americani provenienti dalla Tunisia rilasciarono centinaia di bombe dall’alto potenziale esplosivo nella zona portuale, senza alcun preavviso. Il terrificante bombardamento a tappeto, avvenuto in tre ondate, causò migliaia di vittime innocenti. La sua furia, infatti, non risparmiò nessuno: i bambini che giocavano, vecchi a riposo, madri affaccendate, i padri al lavoro, i giovani soldati in partenza per la Sardegna…

La città venne distrutta quasi totalmente e la gente sopravvissuta fu costretta a sfollare nelle zone limitrofe. Coloro che vi fecero in seguito ritorno vivevano ammassati, senza servizi igienici e spesso senz'acqua, gli scarsi viveri erano razionati, per cui si svilupparono epidemie di tifo e di scabbia che colpirono l'80% della popolazione.
Lo scarso rilievo che viene dato al massacro testimonia come,  quando sono i “liberatori” a bombardare, allora  i morti diventano giustificati.  Non sono state stragi di innocenti queste? Non sono stati in totale più di trentamila italiani a morire sotto i bombardamenti alleati, abbattutisi scientificamente sulle popolazioni civili per fiaccare lo spirito del popolo? Sangue, macerie, polvere e lacrime vengono cancellate in nome dell’amore, della pace e della fratellanza. Ma l’amore vero è un’altra cosa e ricordare oggi la nostra gente, le nostre madri, i nostri padri, i nostri nonni che se ne sono andati in quel tremendo pomeriggio è un atto doveroso, che viene dal cuore.

La  Civitavecchia d’oggi, a settant’anni dal disastro, sembra invece omaggiare coloro che hanno demolito  le sue abitazioni ponendo in bella vista sul lungomare una statua-simbolo. Essa viene erroneamente e colpevolmente chiamata “Bacio del Mare” in realtà il suo nome è “resa incondizionata”, quindi ancor più odiosa proprio per il suo nome. Il capolavoro è stato realizzato dal sudore dell’artista - si fa per ridere - Seward Johnson. L’agglomerato di cartapesta è la rappresentazione plastica di ciò che oggi è il nostro Paese: sottomesso e soggiogato, incapace di una degna presa di posizione. Ci ritroviamo così, anziché a porre in rilievo qualità artistiche e storiche che riaffermino l’identità della cittadina, a ricordare con una  rappresentazione carnevalesca e pacchiana un bacio avvenuto (ottenuto in forma barbara e violenta) a Times Square, che niente ha a che fare con quello che è il nostro patrimonio tradizionale. 

Buttarla a mare sarebbe un gesto doveroso, alla memoria di chi è stato spazzato via dalla furia angloamericana: perché non si rimpiazza con un bacio di cartone, simbolo di un amore artificioso, forzato e imposto, l’amore  verso i nostri antenati, verso il nostro sangue, verso la nostra terra. Oggi come ieri il nostro motto è sempre lo stesso: Yankee in mare!

Qui sotto l'edizione speciale di APZ per l'anniversario del criminale bombardamento degli alleati




venerdì 10 maggio 2013

Il mio amico è Bobby Sands [recensione]


Recensione cineforum AzionePuntoZero: Hunger

Pochi giorni fa cadeva l'anniversario della morte di Bobby Sands, avvenuta il 5 maggio 1981 e Azione PuntoZero non poteva mancare di rendergli onore. Lo ha fatto organizzando un evento entro il quale è stato proiettato il film Hunger, girato di SteveMcQueen,.
Prima di iniziare, una rapida cena,  poi giù nella sala proiezioni e i presenti, dopo aver dato uno sguardo alle pagine del giornalino dedicato alla serata, sono stati introdotti al tema da un paio di interventi sulla visione del film. Nell'Irlanda del Nord di fine anni 70 inizio anni 80, durante la rivolta dei prigionieri repubblicani contro l'occupazione Inglese, Bobby Sands, Ufficiale Comandante dell'IRA assieme ai suoi militanti conduce in carcere una lotta che si manifesta attraverso vari gradi di protesta organizzata all'interno di una sezione del carcere di Long Kesh,  costituita da 8 edifici a un piano a forma di H, che divennero tristemente noti come H-Blocks con lo scopo di ottenere la concessione dello status di Prigioniero politico e di conseguenza una serie di condizioni che lo status permetteva di avere . Una lotta di liberazione e di riscatto, dai soprusi che la popolazione irlandese  era costretta a subire da parte degli unionisti fedeli alla Corona di Sua Maestà, nell'Ulster. Essi si trovarono di fronte ad un governo britannico inamovibile e alla fermezza diabolica del premier britannico Margaret Thatcher, disposti a tutto pur di non accettare le legittime richieste dei repubblicani: i membri dell'IRA dopo la blanket protest (il rifiuto di indossare le divise carcerarie e di adeguarsi alle regole dell'istituto di pena) passano allora alla dirty protest, ovvero al rifiuto di lavarsi, radersi e di svuotare i rifiuti organici contenuti nei buglioli: le celle divennero così squallide latrine ricoperte di feci. Le condizioni durissime in cui essi si ritrovarono venne ulteriormente peggiorato dal trattamento che veniva loro riservato dalle guardie carcerarie, con scherni, pestaggi, soprusi..

Rendendosi conto che il governo non tradiva alcun cedimento, decisero di attuare la forma più estrema di protesta: lo sciopero della fame. Dopo un primo esperimento fallito, il secondo venne attuato con più decisione, ben 10 persone arrivarono fino in fondo, restando ferme nella propria scelta di fronte ad ogni tentativo di distoglierli dalla lotta.  Lo sciopero terminò il 3 ottobre 1981 attraverso la protesta delle madri, che rifiutarono di vedere i propri figli andare oltre, in questa protesta che sembrava non giungere a conclusione. 

L’introduzione dei militanti di APZ sugli avvenimenti, è risultata utile in quanto il film non fornisce un inquadramento sulla guerra d'indipendenza, ma catapulta direttamente lo spettatore all'interno dei terribili blocchi H. Ci si trova catapultati in una dimensione: una guardia carceraria nella sua preparazione per il lavoro (i cui i tagli sulle nocche causate dai pestaggi, una inezia in confronto alle sofferenze dei carcerati, sembrano causa di un dolore tremendo) si prosegue con la presentazione di Dave Gillan che viene portato nudo nella cella in cui è già presente Gerry, un altro prigioniero politico.  In questa parte emergono le sofferenze che essi erano costretti a sopportare e il cui unico ancoraggio alla vita esterna erano i messaggi passati di nascosto attraverso le rare visite di parenti e amici. Importante il passo in cui vengono consegnati loro vestiti civili che risultano però una presa in giro (gli vengono consegnati grandi e vivacemente colorati, sempre una divisa in fondo, attraverso cui poterli ancora schernire e deridere) e i carcerati rifiutano una tale umiliazione. Si passa infine, attraverso un lungo dialogo tra Padre Dom e Sands (in cui egli chiarisce i motivi dell’estrema scelta dello sciopero della fame e la totale convinzione di non negoziare e arrivare fino in fondo in nome dell’Irlanda libera) alla parte finale incentrata sullo sciopero della fame di quest’ultimo.
Il film risulta, fin dall'inizio, scarno ed essenziale: pochissimi i dialoghi, molti e lunghi periodi descrittivi, frequenti pause. Un ritmo decisamente lento, quindi, che unito ad un sapiente uso della telecamera (notevole in questo senso la costante scelta dell'inquadratura sempre adatta al momento) e un forte gioco delle luci contribuisce a tenere costantemente in tensione lo spettatore. 

Una pellicola descrittiva in cui emergono pienamente le condizioni disumane dei prigionieri:  sembra, durante la visione, di respirare l’aria fetida delle celle ricoperte di sterco; le scene di pestaggio, violenze e sangue vengono mostrate in tutta la loro crudezza; non viene risparmiata la visione della degenerazione del corpo… Una fotografia chiara e netta di come si viveva nelle celle, in un escalation di tensione fino a giungere alla parte finale, incentrata sullo sciopero della fame di Bobby, raccontato con estremo realismo. Il degrado graduale del fisico viene riportato passo a passo ed esprime chiaramente la sofferenza lenta e sempre crescente a cui hanno dovuto far fronte i partecipanti allo sciopero. 
Un vero e proprio pugno allo stomaco, dunque, che lascia il segno agli occhi e al cuore di chi sa cogliere le dimensioni della durezza che la lotta aveva assunto all’interno del blocco carcerario. Una visione che, essendo cruda e diretta, lascia parecchio spazio alla riflessione personale, nell’ottica dell’esame di coscienza. Ci si rende conto, in particolar modo, di quanto il nostro sacrificio sia insignificante in confronto di coloro che hanno realmente messo in gioco sé stessi per un’Idea e per dei Valori, restando fermi, incrollabili di fronte a qualsiasi tipo di scempio, insulto, violenza fino al drastico sciopero della fame, quello vero, non quello decantato dai pagliacci politici odierni per proteste futili.

Il nostro dovere di sacrificare noi stessi per la Tradizione nell’esercizio quotidiano deve seguire nel nostro piccolo, la stessa fermezza e dobbiamo essere consapevoli che per quell’ideale delle persone sono giunte fino all’estremo sacrificio: una spinta, quindi, a non cedere nonostante le continue e costanti difficoltà che il mondo moderno ci impone, consapevoli che, trent’anni fa c’è chi ha sopportato ben di peggio per l’indipendenza del proprio popolo, dall’oppressione di un governo ingiusto, falso, mondialista e schiavizzante.
La nostra lotta per la libertà continua, nel nostro piccolo, nel solco di eroi come Bobby Sands e di tutti i militanti dell’IRA, morti in ragione di quei valori che ci contrappongono al fango di una globalizzazione oppressiva e standardizzante. 

Elio Carnico

venerdì 19 aprile 2013

giovedì 18 aprile 2013

sabato 6 aprile 2013

lunedì 11 febbraio 2013

10 Febbraio - Giorno del Ricordo [recensione]


Domenica 10 febbraio, è stata la giornata nazionale del ricordo dei Martiri delle Foibe, la comunità militante di Azione Punto Zero ha ricordato anche quest'anno le vittime del genocidio perpetuato dal regime comunista del maresciallo Tito. Vittime, gli italiani dell'Istria, Venezia-Giulia e Dalmazia, colpevoli di essersi opposti all'ateismo, all'espropriazione dei propri beni ma sopratutto per aver continuato ad essere italiani. Abbiamo quindi onorato la nostra terra lontana ed i nostri antenati che discendono dalla civiltà più alta dei romani con il nostro sorriso, rivolto ai morti, agli esuli ed ai discendenti Abbiamo fatto cosa giusta e bella. 

A Santa Marinella purtroppo siamo stati i soli (con i tre eroici camerati giunti da Roma) insieme all’Associazione Stella Polare ma, allo stesso tempo dobbiamo ringraziare con il cuore TUTTE le comunità militanti italiane che, sotto qualsiasi egida, simbolo, fazione, gruppo, organizzazione o circolo, tra sabato e domenica hanno dato vita ad attività per tenere viva la memoria nel "Giorno del Ricordo". Molti hanno interrotto le loro attività elettorali mostrando sobrietà e buonsenso, altri hanno fatto miracoli. Altri sono rimasti a casa e inserendo link su fb hanno pensato di aver fatto il proprio dovere. I divanisti e i fintofà dunque, sappiano che noi abbiamo memoria. Abbiamo buona memoria. In mattinata a Santa Marinella sono stati deposti fiori presso la targa commemorativa del Parco dei Martiri delle Foibe, sono stati distribuiti volantini riguardo il dramma delle foibe. Il responsabile della comunità ha sottolineato l'importanza del ricordo in giornate particolari come queste e il dovere di ognuno di continuare a onorare la memoria con l'azione, in un periodo in cui il buco dell'oblio minaccia di risucchiare tutto e tutti. Il Presidente dell’Associazione che gestisce il”Parco Martiri delle Foibe” si è poi augurato che il prossimo anno si possa far di meglio e con più associazioni. 

Dobbiamo sottolineare inoltre come questa nostra iniziativa di commemorazione dei Martiri delle Foibe sia stata l'unica della città e, nonostante tale giornata sia diventata una solennità civile nazionale, istituita con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, essa è stata vergognosamente ignorata dalle autorità comunali. Più tardi intorno alle ore 10.30 i militanti di Azione Punto Zero si sono spostati a Civitavecchia dove, questa volta in presenza delle autorità locali, hanno preso parte, presso l'ex parco Uliveto attualmente ribattezzato Parco Martiri delle Foibe, alla cerimonia civile di commemorazione. Durante la cerimonia è stato esposto uno striscione di otto metri nel ricordo delle vittime italiane delle provincie orientali e si sono distribuiti volantini di sensibilizzazione sul significato della data di 10 febbraio. 

Anche in questo caso, pur tuttavia in presenza di alte Ufficialità civili e militari, dobbiamo sottolineare l'alto grado di degrado e lo stato di abbandono in cui giace il parco intitolato alle vittime infoibate che nemmeno per l'occasione della cerimonia di commemorazione le autorità municipali hanno avuto la decenza di sistemare. Ieri dunque, abbiamo lasciato una testimonianza a Santa Marinella anche per chi si dimentica di onorare i martiri delle Foibe. 
A Civitavecchia invece, a chi deve sapere che c'è una gioventù seria e disciplinata che ha il coraggio di presiedere con rigore e disciplina senza doversi vergognare della propria appartenenza e dei propri simboli.

giovedì 11 ottobre 2012

Sul volto dei guerrieri, cicatrici e un bel sorriso

Solo chi non ci conosce, chi vuole denigrarci o chi è testimone di una natura molto limitata può affermare che l’impegno militante ed il sacrificio costante per qualcosa di più alto siano cose tristi.
Da Sparta, uno dei massimi esempi di società tradizionale basta su valori guerrieri e nostro imperituro riferimento, una testimonianza che ribadisce l’importanza di affrontare qualsiasi momento della nostra vita con quell’allegria e quell’ottimismo che sono sintomi sintomi di quel “distacco”, dalle cose che compiamo e dai frutti che ne possiamo ricavare, che deve sempre contraddistinguerci.
Non con superficialità però! Questa la lasciamo a chi, per invidia o impotenza, spara sentenze.
 
[...] Una volta, mentre stavo facendo una commissione, ho visto Leonida, il re in persona, incapace per più di un minuto di alzarsi in piedi, ripiegato su se stesso, e il tutto per una banalissima battuta. Ogni volta che tentava di rialzarsi, uno dei suoi Compagni di Tenda, un capitano dalla barba e dai capelli brizzolati ormai vicino alla sessantina – che per il re era poco più che un ragazzo, tanto che si rivolgeva ancora con il soprannome dato durante l’agogè – lo tormentava ripetendogli la battuta, magari con qualche variazione, cosa che gli creava un altro convulso di risa e lo faceva di nuovo piegare in due.
Questi episodi, come altri, rendevano Leonida caro ai suoi uomini, tutti quanti, non solo gli Uguali spartiati, ma anche i guerrieri e i perioikoi. Perché gli uomini vedevano il loro re che, a quasi sessant’anni, faceva la loro stessa vita. E sapevano che in battaglia non sarebbe stato nelle retrovie, ma avrebbe combattuto fianco a fianco con loro, e magari nella posizione più pericolosa e più calda.
Comunemente si crede – e gli spartani fanno di tutto per alimentare tale credenza – che l’addestramento militare dei lacedemoni sia brutale e assolutamente privo di momenti di allegria. Niente è più lontano dal vero. Mai in vita mia ho sperimentato situazioni in cui l’ilarità generale sia stata più vivace e più sincera di certi momenti di addestramento sul campo. Gli uomini ridono e scherzano e si lanciano battute dall’attimo in cui si risvegliano al suono della salpinx fino all’ora in cui, stanchi morti, si avviluppano nel mantello per dormire, e anche allora non è difficile sentire qualcuno che parlotta e qualcun altro che scoppia a ridere magari in un angolino remoto del campo, finchè il sonno, che cala come un colpo di maglio, arriva a sopraffarli.
È quell’ umorismo particolare dei soldati che nasce dal dover sopportare insieme situazioni di estremo disagio e tristezza che spesso risulta povero a coloro che sono estranei e non condividono le stesse esperienze. “Che differenza c’è tra un re spartano e un soldato semplice?” chiede un soldato al suo compagno, mentre entrambi si preparano a dormire all’aperto sotto una pioggia battente. L’amico finge di pensarci su in un atteggiamento volutamente drammatico. “Il re dorme in quella buca laggiù”, risponde poi. “Noi dormiamo in questa buca qui.” (Da "Le Porte di Fuoco")

Tratto da azionetradizionale.com

lunedì 24 settembre 2012

Si apre la nuova stagione militante - APZ


Si riparte: nuovo ciclo, nuovo anno militante.


A sancire l'avvio, una pre-riunione, essenziale per riassestarsi dopo il periodo estivo, fissando i punti cardine di ciò che vuol dire essere un'Unità Operante a tutti gli effetti. Un rapido giro di riflessioni personali hanno visto in tutti il percorso fatto finora come un elemento che determina dei cambiamenti radicali nel modo di essere, di vedere e di vivere le cose. Sottolineando il fatto di essere fortunati nel poter approssimarsi alla Tradizione e con essa a quei valori di Verità e Giustizia che ne sono il cardine e poter lottare per essa. Occasione unica, che va colta, coltivata, alimentata continuamente e che ci dà la possibilità di avere mezzi per una formazione personale autentica e di incontrare uomini che hanno già percorso prima di noi una parte del cammino e che sanno darci buone indicazioni per un percorso formativo integrale. Un metodo unico, diverso dall’attivismo politicante che di concreto poi ha ben poco. Azione e lavoro, obiettivi e metodi per raggiungerli, aldilà di ogni ciarlare vano e fumoso. Naturale il nascere di perplessità e l'affiorare di qualche dubbio legato all’organizzazione del tempo disponibile e della costanza dell'impiegare sempre l'energia necessaria a favore della Comunità: dubbi e incertezze messe al tavolino, per non risparmiarsi ed affrontare con schiettezza il lavoro che c’è da affrontare.
Un paio di letture, ci hanno poi aiutato a riflettere: I quattro pilastri dell’anno e il documento sulla Comunità che ha realizzato Raido. Ulteriori riflessioni.
La visione della realtà distorta che il mondo moderno continuamente ci propina fa scattare ad un certo punto, qualcosa all'interno di determinate persone. Esse reagiscono in due modi: alcuni finiscono nel giro degli “alternativi” o “ribelli” ma sostanzialmente rimangono sotto scacco, pur sgomitando e avvertendo dentro sé un senso di nausea per una vita alla quale non riescono a dare un significato e nella quale non riescono a vedere uno spiraglio di luce; altri trovano nella vita comunitaria il mezzo attraverso cui realizzare sé stessi e l’affermazione dell’idea tradizionale. Si ha dunque, attraverso la militanza, la possibilità di un riscatto di sé stessi e nel contempo la possibilità di poter diffondere semi di luce nel buio completo del mondo che ci circonda. Ciò non può che comportare un impegno costante, un'alimentare continuamente il fuoco che arde dentro noi attraverso la fiamma della comunità. Se non si fa ciò, se ci sfugge questa unica opportunità, questo privilegio, allora si rischia di rimanere nuovamente invischiati nelle trappole che il mondo moderno, vile e viscido, continuamente ci tende. La lettura su cosa sia la Comunità Militante ha poi fissato i punti cardine, i pilastri che possono permetterci di rimanere in piedi e tenere la barra dritta. La vita comunitaria implica il vincolo ad uno STILE di vita che differenzia gli appartenenti al gruppo dal marasma esterno, rigore ed intransigenza per la formazione di individui validi che siano d'esempio: ogni parte, ogni componente della nostra esistenza e coinvolto, attraverso lo spirito del CAMERATISMO ovvero un rapporto virile tra tutti i componenti, senza buonismi, menzogne, malintesi. Un rapporto, quello comunitario, basato sul confronto vero, attraverso il quale mettersi in gioco capendo quando si cade e trovando la forza in sè, quando ciò accade, per rialzarsi e anche attraverso la spinta degli altri camerati, ripartire. Il rapporto che si viene a creare, investe quindi l'intera sfera dell'essere: ciò che viene detto all'interno delle mura della sede deve essere salvaguardato NELLA comunità. Fuori dalla sede, il nulla. Un rapporto vero e un'azione impersonale, dettati da un comune sentire, portano all'affermarsi come comunità vivente, fiore nel deserto contemporaneo, con lo scopo di essere un'esempio d'Ordine concreto, in una società che viaggia al contrario.

Elio  Carnico

giovedì 19 aprile 2012

Occhio al cemento pubblico ......

Sei mass media locali non ci danno spazio,
se le istituzioni non ascoltano,
se i cittadini sono in preda da astinenza da verità,
se il parrucchiere di D'alessio è in piena crisi di panico,
l'unico strumento che rimane è .... 
il cemento pubblico!


venerdì 8 ottobre 2010