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domenica 21 aprile 2013

ROMA ORMA AMOR - 21 APRILE, NATALE DI ROMA


"Roma ci appare così veramente come un miracoloso sistema di idee, forze e valori, il più miracoloso che abbia mai visto la storia: un sistema che si realizza in un poderoso blocco di energia organizzata." 

"Roma è la rivelazione della supremazia dell'ordine su tutti i voleri e le cose umane, la legge della forma che sottomette il singolo e il suo valore al valore del tutto, l'affermazione più chiara e nobile del volere politico, l'annunciazione più alta della forza costruttiva dello spirito, la manifestazione più grandiosa del senso della monumentalità" 

Civiltà Romana - P. De Francisci

venerdì 19 aprile 2013

giovedì 18 aprile 2013

lunedì 15 aprile 2013

L’UNIVERSALITA’ DI ROMA: RECENSIONE


Ci stiamo avvicinando alla ormai prossima data del 21 aprile, data della fondazione di Roma. Come ogni anno l’approssimarci a questa data viene accompagnato da numerosi incontri, riunioni formative, discussioni. Immancabile e imprescindibile, come ogni anno, il contributo del professor  Mario Polia, storico, antropologo e specialista in storia delle religioni. Colpisce in lui, la capacità unica di fornire una visione di Roma tenendo sempre e costantemente presente il contatto stretto e diretto che essa aveva col Sacro, che unita all’incredibile capacità di poter arricchire il discorso con numerosissimi riferimenti al significato etimologico e originario dei termini, rende la sua conferenza un imperdibile appuntamento formativo. Non è un caso dunque, che la pattuglia di Azione Punto Zero, si approssima all’appuntamento di Sabato 13 alle ore 18 presso la sede della Comunità militante di Raido a Roma.

La sala è stracolma. Come per le migliori occasioni. Si comincia dall’analisi del mito della fondazione, in cui Polia  rende evidente come tutto sia inserito organicamente in un mosaico perfetto in cui ogni pietra riveste la sua importanza nella composizione di un disegno che testimonia le origini divine della Città Eterna. 
Per una visione completa, si risale alle radici, alle origini più antiche: Enea, personaggio fondamentale nonché altissimo esempio di fedeltà e dedizione alla Tradizione. Egli (figlio del mortale Anchise e della dea Venere, quindi dall’unione dell’umano col Divino) sfugge all’incendio di Troia e approda nel Lazio, terra destinata alla fondazione di Alba Longa: la fuga avviene con il padre sulle spalle (simbolo della fides verso i Padri e gli Avi) e in braccio il figlio (simbolo dell’ incessante trasmissione dello spirito Sacro nel figlio e continuazione della catena generazionale) e indossando l’armatura simbolo dello spirito guerriero dell’eroe che vince l’istinto e la parte terrena per approssimarsi al trascendente. La figlia del suo diciannovesimo discendente Ascanio (il quale viene spodestato da Amulio desideroso di garantire alla sua discendenza il trono), Rea Silvia (rea qui assume il significato non negativo di peccatrice, bensì intoccabile prescelta, perché voluto dalle forze divine), fatta Sacerdotessa di Vesta in modo da evitare che essa generi figli, viene scelta da Marte per la continuazione della stirpe: da essa nascono i gemelli Romolo e Remo. Amulio adirato ordina che essi vengano abbandonati nel Tevere, ma la nutrice a cui i piccoli erano affidati non se la sente e li depone in una cesta prima di abbandonarli alla corrente delle acque del fiume; i gemelli trovano rifugio sotto l’albero di fico prima di venire allevati dalla Lupa.  Anche in questo passo la simbologia è ricca di spunti teologici, in quanto Romolo e Remo rappresentano le due parti opposte dell’uomo, la parte oscura, umana, terrena, passionale e carnale rappresentata da Remo (risalendo al significato etimologico, è definito “il tardo”, colui che non coglie il limite e che osa sfidare con presunzione egoistica il divino) e la parte lucente, che ci permette di congiungerci al Sacro attraverso una tensione verso l’alto rappresentata da Romolo. Essi vincono la corrente del Tevere sconfiggendo quindi il fluire vano e indomabile di una vita schiava delle passioni e si rifugiano sotto al mediterraneo albero di fico simbolo della manifestazione concreta delle alte forze in quanto, non dando fiori, dona alla terra direttamente il frutto con il quale nutrirsi. I due vengono allevati dalla lupa, simbolo della forza della natura primordiale.
Il designato alla fondazione è dunque Romolo, colui che dal colle Palatino scorge 12 avvoltoi, dodici il numero divino e solare che ritorna costantemente in tutte le Tradizioni nonché moltiplicazione del numero dell’anima (3) per il numero del corpo (4), mentre Remo dall’Aventino ne vede 6. Egli traccia il solco nel giorno 21 del mese di aprile (il mese sacro a Venere generatrice) con l’aratro trainato da un bue e una giumenta (qua il doppio simbolismo della generazione attraverso l’unione delle polarità maschile e femminile, del principio solare col principio lunare) traccia il Decumano orizzontalmente, (dimensione terrena nella quale la nascente città fiorirà) e il Cardo verticalmente (simbolo della trascendenza verso la dimensione Sacrale, senza la quale nulla può essere costruito, senza la quale nulla acquista un Valore). All’incrocio delle due rette sarà eretto il tempio di Vesta generatrice, il centro, l’incontro del sacro col terreno, l’irradiazione nel manifestato e nel visibile della luce divina. Attorno un quadrato, simbolo del tempio, dello spazio limitato del sacro e dell’ Ordine, e della divisione di esso con ciò che è esterno, è caos, disordine, oscurità. Il rito di fondazione si conclude con il sacrificio di animali e l’accensione del fuoco sacro. Il confine viene presuntuosamente oltrepassato da Remo che facendosi così scherno delle leggi divine, compie un empietà destabilizzando l’Ordine e sfidando il Sacro. Lo spirito anarcoide e antigerarchico simbolo di chi non è capace di cogliere in sé stesso il principio divino che Remo rappresenta, viene così ucciso da Romolo.

Utilizzando la metafora del cristallo, che di per se non ha luce ma la irradia filtrando quella Divina del sole splendente, Polia ha proseguito oltre la fondazione, evidenziando come ogni aspetto in Roma incarnasse qualcosa di Trascendente: Roma diveniva così mezzo terreno attraverso il quale le forze Spirituali incarnavano in terra qualcosa di superiore, il volere degli Dei, attraverso una totale fides ad essi, ma anche agli Avi, alla terra, alla propria Tradizione. Ogni atto doveva essere compiuto in quanto faustus, fausto, perché pregno del favore delle Divinità. Ed ecco la forza di Roma, consapevole di agire nel giusto e per il giusto, guidati dal Divino, da forza e valori tramandati dagli antenati costantemente venerati perché artefici del passaggio di consegna ininterrotto della vita, in quanto Tradizione.

Anche a Roma, ha sottolineato il relatore, ognuno svolgeva il proprio lavoro per guadagnarsi il necessario per vivere. Ma la differenza sostanziale è che lo faceva per Roma. Ognuno era consapevole di partecipare nella sua misura alla grandezza di Roma, consapevole del proprio limes  e grato di far parte di una civiltà lucente, sana e forte. Civiltà sana quindi, perché ordinata secondo principi imprescindibili e nella quale la donna, in una concezione diversa da quella odierna, riusciva a realizzarsi veramente come donna, forza custode del fuoco sacro e sostegno per il proprio uomo, costantemente, in un dono d’amore profondo e trascendente. L’uomo come vir  uomo virile nella parola data e nel compimento del proprio dovere, agendo sempre in ragione dell’idea sotto la quale la propria civiltà era stata fondata. Elementi singoli come esempi della partecipazione organica a quell’unità, che era Roma e non l’individuo. Roma ha quindi rappresentato, aldilà di ogni constatazione spoglia e puramente archeologica fornitaci dalla modernità un esempio eterno di una manifestazione perfetta e armonica della Tradizione sulla terra.


La speranza che Polia ha sempre trasmesso durante tutta la conferenza attraverso una convinta partecipazione infusa nelle sue parole è la speranza nella possibilità che qualcuno riscopra quella fides nei nostri giorni e cominci ad attualizzarla partendo da un profondo lavoro verso noi stessi.
Solo rifondando noi stessi, infatti, possiamo rifondare Roma, non in altro modo. Essere romani ogni giorno nelle scelte, ponendoci limiti dove vanno posti, donandoci. In un epoca dominata dalla moneta e dal mercato non dobbiamo porci la condizione di cambiare attraverso vani gesti teatrali ed esteriori, il contrario. Vincere le sfide quotidiane essendo semplici ed essenziali, dominando passioni e controllando la mente. Essere liberi veramente come lo erano i romani, non come crediamo di essere oggi: liberi dalle catene del borghese che c’è in noi, liberi dal desiderio consumistico-compulsivo dell’avere, liberi dalle menzogne che ci raccontano ogni giorno . Solo partendo dal lavoro quotidiano e costante su di noi poniamo il primo, magari piccolo ma solido mattone per la costruzione di quel muro che, se non capace di vincere, magari sarà in grado di arrestare questa corrente discendente.

Roma è viva, Roma è ancora tra noi. Il suo splendore può illuminarci e mostrarci il cammino..il modo migliore per intraprenderlo è iniziare col porci questa domanda, costantemente: “come posso farla rivivere?”


domenica 14 aprile 2013

Approssimandoci al Natale di Roma..


ROMA ORMA AMOR - Approssimandoci al XXI APRILE ...... 


Il Natale di Roma, la Città Imperiale sede di Valori eterni e sempre vivi.. Il ricordo del Natale va onorato cominciando a farli rivivere, quei Valori, giorno per giorno, attraverso un'azione rettificatrice su di noi stessi. Quello che Roma ha rappresentato prendiamolo come esempio lucente e vivido, di un passato illuminato dalle forze Divine, e fatto di uomini che hanno saputo cogliere nella vita terrena, il significato profondo della loro origine, aprendo le porte al Sacro e da esso traendo forza..


"Ti porto per mano sulla rupe tarpea 
E tratteniamo il fiato per poi tuffarci giù in apnea 
In questo mondo fatato di virtù legionarie 
E altari senza tempo e viali levigati 
Dalle carezze del vento 

(..) e la lupa romana 
Ci guarda con amore e riconosce il sangue di Roma 
Che ci scorre nel cuore "
270 bis -Roma LXXVIII E.F.


sabato 13 aprile 2013

sei ancora in tempo...oggi!!

Per partecipare all'evento con Mario Polia, l'appuntamento degli equipaggi del litorale nord è alle ore 16,30 a Santa Marinella, presso i portici del Centro sulla Via Aurelia.

"Roma non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire, agli occhi degli uomini, qualcosa di grande ed inesplicabile". (Plutarco)



Ricordati Roma ... XXI APRILE

Approssimandoci al XXI APRILE - Natale di Roma


mercoledì 21 dicembre 2011

IL "NATALIS SOLIS INVICTI"

Se non si conosce il retaggio spirituale che mosse alcune antiche tradizioni, è difficile che si riesca ad individuare il vero significato del NATALE. Per molti, anche se non tutti, sarà una sorpresa leggere quanto d’appresso si troverà scritto, ma è la realtà. Il Natale, da alcuni secoli a questa parte, viene celebrato come una festività che si rifà alla nascita del Cristo. E’ in uso, pressochè in tutto l’occidente cristianizzato, celebrare questa ricorrenza con simbolismi quale il presepe o l’albero di natale. Chi oggi abbia la convinzione che il Natale (come comunemente viene inteso) tragga le sue radici dall’avvenuta nascita del Cristo commette un grosso sbaglio, perché le cose stanno diversamente. Infatti se si andasse a ricercare l’origine di alcune feste religiose ci si accorgerebbe come molte di queste siano state soppiantate dal culto cristiano, che ne ha fatto l’uso e lo abuso che glien’è parso. Anche la “festa di Natale” rientra nel contesto di questa logica. Il Natale e l’Anno Nuovo sono residui di un mondo spirituale dimenticato e forse sconosciuto; sono delle testimonianze di una concezione “primordiale” dell’Universo e dell’Esistenza, che non hanno nulla a che vedere con la nascita del Bambino Gesù che, pur tuttavia, era e rimane una ricorrenza propria di una specifica tradizione che è appunto quella cristiana. Oggi come oggi il Natale e il Capodanno rappresentano due differenti ricorrenze di cui la prima viene festeggiata il 25 Dicembre, l’altra il 1° Gennaio.Nel passato le due date coincidevano, perché il Natale traeva origine dal “NATALIS SOLIS INVICTI” (Nascita del sole invincibile). Data questa, appunto, che ricorreva il 21 Dicembre (SOLSTIZIO D’INVERNO), che astronomicamente corrisponde al momento in cui il sole tocca il punto più basso dell’eclittica (cioè dell’ellisse che la terra compie girando attorno al sole), poi ricomincia la fase ascendente. Il giorno in cui ciò accade è il più corto dell’anno e si ha quasi l’impressione che questo “sole” tramonti, sprofondi quasi per non riapparire più; ma ecco che subito dopo, quasi per incanto, esso si rialza nel cielo a risplendere di nuovo chiarore…è un nuovo anno, un nuovo ciclo che comincia. Spesso nell’antichità all’idea del nuovo anno, del sole intramontabile si associava il simbolismo dell’albero sempre verde o albero della vita ed era in uso presso molti popoli nordici l’accensione di candele sopra l’albero proprio il giorno in cui cadeva il Solstizio. Ciò sottolineava appunto il carattere di rinascita di luce che aveva tale evento. L’odierno albero natalizio non è altro che una reminiscenza di tale significato.Avendo ricordato tutto ciò bisogna aggiungere una cosa assai importante: “tutti coloro che nell’antichità celebravano tali eventi non erano né adoratori del sole, ne selvaggi atterriti dall’idea che il sole non potesse risorgere. Queste sono solo incomprensioni di una certa storia delle religioni.In realtà essi ritualizzavano i fenomeni e le forze della natura nella misura in cui questi venivano intesi come manifestazioni del Divino e nell’insieme dei suoi aspetti – sole, anno, luce, elementi, ecc. – rimandavano ad un ordine superiore”. Ma queste storie per il “moderno” così preso e infaccendato da problemi importanti come il computer, lo stadio, le discoteche e le macchine riescono solo a fargli cogliere il lato curioso della faccenda… il resto passa nel dimenticatoio.

Tratto da Sioux- Bollettino interno al C.S. Heliodromos - n.8 (21/12/85)

giovedì 28 ottobre 2010

mercoledì 21 aprile 2010

21 Aprile - Natale di Roma

Oggi è il Natale di Roma, è importante, ricordatelo, oggi è Festa. Stelvio Dal Piaz

Il mito è la forma umana per esprimere una realtà metafisica che altrimenti il nostro linguaggio non sarebbe in grado di comunicare. Con Roma il Mito si fa “forza formatrice della realtà e si palesa in gesta, avvenimenti ed anche istituzioni le quali per tale via assumono un significato simbolico” (J.Evola).


Il valore simbolico di Roma -e della sua origine- consiste nell’essere il tentativo di restaurare l’Unità delle origini, attraverso una spiritualità virile e dominatrice che sa arrestare il processo di decadenza spirituale che caratterizzava l’umanità.
Roma è il luogo fatidico, raggiante di luce, espressione sensibile del Centro, dell’ORIGINE, da cui derivano tutte le cose. E’ il luogo dove le tendenze contrarie si armonizzano, neutralizzandosi in un perfetto equilibrio. Compito di Roma è quello di ristabilire l’ORDINE (cosmos) in un mondo in preda al disordine (caos).
Tramontati gli antichi imperi mesopotamici, il regno egiziano, quello persiano e terminata la breve ed esaltante epopea di Alessandro Magno, il mondo era privo di un centro sacrale e militare irradiante i valori di Ordine, Eroismo, Virilità, Volontà, Gerarchia, Aristocrazia e Impero. In quest’opera di riordinamento gerarchico dell’esistenza, sono state vinte, dalle- legioni romane, le popolazioni latine, etrusche, cartaginesi, galliche, greche e semitiche.
Roma ha riportato la luce di una spiritualità virile, essa “non avrebbe potuto assurgere a tanta potenza se non avesse avuto, in qualche modo, origine divina, tale da offrire agli occhi degli uomini, qualcosa di grande e di inesplicabile” (Plutarco).

L’origine divina dell’Urbe è testimoniata dal mito di Romolo e Remo. Virgilio individua in Enea il progenitore dei Romani. Enea sfuggito all’incendio di Troia approda, dopo sette anni di navigazione, sulle coste del Lazio, dove sposa Lavinia la figlia del Re Latino. Dopo la morte di Enea, il figlio Ascanio fonda sui Colli Albani una nuova città, Alba Longa, dove regneranno 19 suoi discendenti. L’ultimo di questi, Numitore, viene spodestato dal fratello Amulio, che, per assicurare ai suoi discendenti il trono, costrinse l’unica figlia di Numitore, Rea Silvia, a farsi sacerdotessa di Vesta. Rea Silvia viene scelta da Marte per continuare la stirpe d’Enea, da cui sarebbe stata fondata la CITTA’ ETERNA. Dall’unione del Dio e della giovane vergine nascono Romolo e Remo. La nascita non passa inosservata al perfido Amulio che strappa i due gemelli al seno materno, ordinando di buttarli nel Tevere e di far murare viva Rea Silvia. La nutrice a cui i piccoli sono affidati non se la sente di ucciderli, e li deposita in una cesta che abbandona alla acque del Tevere e al volere degli Dèi. La cesta viene trasportata a riva dalla corrente, i due gemelli trovano rifugio presso l’albero di fico “Ruminal”(1) e vengono svezzati da una lupa, per poi essere cresciuti da una coppia di pastori (Faustolo e Acca Larenzia). Una volta adulti Romolo e Remo, venuti a conoscenza delle loro origini si pongono alla guida di un esercito, uccidono Amulio e i suoi seguaci e reìnsediano Numitore, che per riconoscenza concede loro di fondare una città. Per stabilire quali dei due fratelli dovesse tracciare il solco sacro e dare il nome alla città, i due gemelli consultano il volo degli uccelli: Remo dal colle Aventino vede sei avvoltoi, Romolo dal Palatino ne vede dodici. Aggiogando due buoi bianchi(2) viene tracciato il perimetro di Roma, vengono fatti sacrifici agli Dèi e viene acceso un fuoco sacro. Remo sorpreso a saltare per scherno il solco sacro, viene ucciso da Romolo. Era il 21 aprile 753 a.C., NATALE di Roma.

II Mito di Romolo e Remo testimonia l’origine sacra di Roma e Indoeuropea dei romani, restauratori del sacro ordine della Tradizione. Roma nasce sotto il segno del Dio guerriero Marte, e tale paternità sigilla il carattere guerriero e marziale della romanità. L’unione di Marte, espressione dell’aspetto maschile fecondatore dell’esistenza, e di una vergine vestale, espressione dell’aspetto femminile generativo dell’esistenza, testimonia il ritrovato equilibrio fra i due poli opposti ma complementari -maschile e femminile- e l’inizio di un nuovo ordine che avrà come fondatore un eroe divino: Romolo. La nascita di un eroe divino dall’unione fra un Dio e una mortale è un mito ricorrente nei popoli indoeuropei: Zeus e Latona generano Apollo, Zeus e Alcmene generano Eracle, etc. L’abbandono dei due gemelli(3) alle acque e la loro sopravvivenza ripropongono il simbolo dei “Salvati dalle acque”. Ciò rappresenta il superamento del flusso del divenire che travolge e affoga gli uomini deboli, ma che è indifferente a colui che supera la propria natura mortale. Egli è l’EROE, il messaggero della Tradizione, che ha il compito di ristabilire l’Ordine Divino nel mondo.I! fico “Ruminal” presso il quale i gemelli trovano rifugio simboleggia “l’albero del Mondo”, espressione della vita universale da cui traggono nutrimento Dèi ed Eroi (Odino, Eracle, Gilgamesh). Il Lupo rappresenta la forza primordiale e selvaggia della natura ma anche la semplicità, l’asprezza, la forza virile dei conquistatori: è la potenza che rigenera il mondo.I due gemelli rappresentano la lotta fra il principio ordinatore – Romolo - e il caos - Remo.(4) Gli Dèi attraverso il volo dei 12 avvoltoi testimoniano la designazione di Romolo quale fondatore di Roma. Il volo degli uccelli rappresenta la lingua dell’umanità primordiale, la voce degli Dèi. Inoltre il numero 12 è significativo, perchè ricorrente in vari Centri che hanno incarnato e diffuso la Tradizione solare: 12 adityva solari della tradizione Indù, le 12 tappe del cammino del Dio-eroe Gilgamesh, le 12 fatiche di Eracle, i 12 discepoli di Lao-Tze, i 12 Dèi dell’Olimpo greco, le 12 verghe del fascio littorio, i 12 cavalieri della Tavola rotonda, i 12 apostoli, etc. La ritualità seguita da Romolo nel tracciare i confini dell’Orbe, i sacrifici offerti agli Dei indicano il rispetto che il Romano nutriva per le leggi che regolano l’universo. Remo prendendosi gioco del solco sacro sfida presuntuosamente la divinità e ritiene di poter superare i limiti e le facoltà che sono proprie di un comune mortale. Romolo espressione del principio olimpico si oppone alla prevaricazione titanica di Remo, e uccidendo quest’ultimo garantisce il rispetto dell’Ordine.

NOTE
1: Questo nome rimanda all’idea di nutrire: l’attributo di Ruminus riferito a Giove, nell’antica lingua latina designava la Sua qualità di “nutritore”.2: “II duce (Romolo) … comincia a tracciare il solco rituale, badando che all’interno, dalla parte della città, sia la vacca, immagine della fertilità e fuori, dalla parte della campagna, il bue, emblema della forza”. Da “La razza di Roma” di M. Scaligero, pag. 81.3: Il tema dei Gemelli o dei Fratelli si ritrova in numerose tradizioni, come ad esempio in quella egiziana o in quella ebraico-cristiana. E’ il tema di un unico principio dal quale si differenzia una antitesi raffigurata dall’antagonismo tra i due. Uno incarna la potenza luminosa del Sole, l’altro il principio oscuro. In riferimento a Romolo e Remo, il primo è colui il quale traccia il solco e stabilisce così un Limite, l’Autorità, la Legge. II secondo è colui che tale Limite oltraggia, e per questo viene ucciso.4: “Remo, il quale sta a simboleggiare l’elemento antigerarchico, proprio al periodo decadente del matriarcato, vìola la intangibilità del solco e Romolo lo punisce. Ciò vuole significare la inviolabilità di ciò che è ritualmente consacrato e l’affermazione del nascente spirito guerriero olimpico, antiegualitario, sul vecchio spirito orgiastico, comunistico, anarcoide: è il primo atto di giustizia inesorabile, di senso di subordinazione assoluta ad un ideale superiore di cui da quel momento la Civitas sarà la manifestazione vivente”.

Da “La razza di Roma” di M. Scaligero, pag. 78.

Tratto da www.azionetradizionale.com