“La strada da percorrere conduce al di là del PUNTO ZERO, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo e, attraverso di esso” Ernst Junger
domenica 1 settembre 2013
Cina: Monaco tibetano condannato per diffusione di informazioni
domenica 10 marzo 2013
TIBET SARAI LIBERO!
giovedì 21 febbraio 2013
Pechino brucia la libertà del Tibet
Pubblichiamo anche alcuni dati su una recente intervista a Ghesce Lobsang Soepa (monaco buddista esiliato):Ghesce Lobsang Soepa è nato nel Kham (Tibet), regione tibetana; nel 49, dopo l’occupazione cinese, la sua famiglia è stata espropriata di tutti i suoi possedimenti sia agricoli che di bestiame. I suoi fratelli più grandi sono stati costretti a lavorare come braccianti per il governo cinese; Ghesce invece, dopo aver frequentato 3 anni di scuola elementare, è entrato in monastero mandato da suo padre che lo voleva proteggere dalle prevaricazioni cinesi. Vivendo in monastero fino a 18 anni, ha potuto imparare la cultura e la storia tibetana (insegnata nei monasteri fino agli anni ’80 – mentre ora gli studenti tibetani e i religiosi studiano il mandarino e la cultura cinese). A 18 anni è riuscito, pagando una guida, a fuggire in India attraversando di notte la catena montuosa dell’Himalaya. Lui è stato uno dei pochi che è riuscito a portare a termine la spedizione, visti i numerosi tentativi di fuga falliti a causa del freddo, di incidenti o della fuga delle stesse guide. Dopo la fuga, la sua famiglia è stata sotto stretta sorveglianza del governo cinese. Nel 2011, ad agosto e novembre, proprio nel Kham ci sono state due auto immolazioni che hanno visto la morte di due dissidenti: per questo ora l’intera regione è così controllata dalle truppe cinesi, dove è stata tolta addirittura acqua e luce nei monasteri ed il 6 luglio (compleanno del Dalai Lama) hanno impedito i tradizionali festeggiamenti.
mercoledì 12 maggio 2010
LAOGAI, Santa Marinella 9 Maggio [Recensione]
Santa Marinella – RM, 9 Maggio 2010 [Recensione]
In tutti noi, la parola ‘campo di rieducazione’, genera un profondo senso di dolore e inquietudine. Altrettanto sgomento porta con se il termine ‘gulag’, che rievoca la follia di chi fa del suo popolo combustibile umano per il socialismo, quello reale. Ai più, invece, la parola ‘laogai’ dice poco; eppure, anche se sembra diversa dalle precedenti ha molto a che vedere con orrore e brutalità dove tutti i diritti, sono solo lontani ricordi. C’è una fondamentale differenza: i LAOGAI esistono ancora oggi nel 2010.
I laogai sono i campi di concentramento in Cina, lo Stato che con un miliardo e trecento milioni di abitanti e una vertiginosa crescita economica si candida a diventare il punto focale della geopolica contemporanea e già, la nuova, superpotenza mondiale. Questi i presupposti da cui ha preso il via domenica 9 maggio, l’incontro organizzato alla associazione culturale ‘Leonidas’ in collaborazione con
Numeri e fatti che lasciano senza parole, ma che debbono spingere chi ha una consapevolezza e coscienza politica ad agire a sensibilizzare gli altri sul martirio del popolo cinese. Successivamente agli interventi dei relatori sono state evidenziate le condizioni durissime alle quali sono sottoposte le minoranze religiose (Cattolici, Islamici e Falung Gong), l’occupazione etnica e militare del Tibet (attraverso


