sabato 25 agosto 2012

Distributori automatici di acqua potabile, il mistero della fonte sparita


 Erano gli ultimi giorni di gennaio, dopo una nostre forte sollecitazione, quando il Comune di Santa Marinella dopo la consueta riunione di giunta del venerdì, annunciava trionfalmente che a breve sarebbero stati installati tre distributori d’acqua automatici. Tra le difficoltà di approvvigionamento, crisi economica e innovazione, tutti fecero dei gran salti di gioia.
Ad oggi però, dopo una estate afosa come poche, ancora i distributori non sono stati installati anzi, è il caso di dirlo, non se ne è vista nemmeno l’ombra. A chi ha giovato la mancata sollecitudine, ci sembra evidente. Una risposta, doverosa va chiesta all’amministrazione ed in special modo all’assessore competente ed al Sindaco Bacheca che, sul tema, rilasciò roboanti dichiarazioni. A cosa ci si dovrà affidare per abbeverarsi nel futuro, alla prossima perturbazione “Beatrice”? Intanto nelle segrete camere delle politica santamarinellese iniziano a dissetarsi i novelli stregoni, mala tempora currunt.

Azione Punto Zero

venerdì 17 agosto 2012

La rivoluzione non russa: pussy idiot e global media


È andata. Due anni di reclusione alle tre “Pussy riot”. Con l'augurio che possano presto sparire dalle cronache e smettere di appestarci lo sguardo e lo spirito.
Certamente, per qualche giorno sentiremo ancora qualche pupazzo di quelli creati ad arte dall'industria cine-musico-televisiva di stampo statunitense (ma non solo) stracciarsi le vesti per queste tre “damigelle” (per inciso: ma la fama della bellezza delle donne russe quanto ci rimette, ogni volta che le telecamere insistono con primi piani sulle imputate?). “Putin è cattivo, in Russia non c'è libertà”. Nell'email e su qualche social network vi arriveranno inviti a firmare petizioni o inviare messaggi di sdegno a qualche ambasciata. Certamente, potreste anche farlo. Prima però sarebbe buona cosa sapere cosa in effetti fanno, cosa hanno fatto le “femministe punk” al di là della “performance” sopra l'altare (sopra, non vicino: con i piedi sopra!) della Cattedrale di Cristo Risorto. Perché tra le migliori esibizioni del gruppo (che non è un gruppo musicale, come racconta la vulgata “occidentale”, ma un semplice drappello anti-governativo, in odore di finanziamenti di Soros) ci sono un'incursione in un supermercato, durante la quale una delle appartenenti al gruppo ha rubato un pollo scartandolo dalla sua confezione e nascondendolo nella vagina, e una al Museo Nazionale dove hanno inscenato un film porno, con una delle tre tra le più attive, nonostante fosse al nono (nono!) mese di gravidanza. Quindi, cantanti? Non più di quanto possano essere definite rubagalline o puttanelle...
La passione “musicale” pare infatti abbastanza recente, visto che per un concertino in Piazza al Cremlino le tre “artiste” erano già state redarguite (con una semplice multa) dalle autorità. Ma salire sull'altare della chiesa ortodossa più famosa di Mosca, evidentemente, non ha lo stesso peso e per le stesse autorità non è stato possibile tollerare oltre.
Il resto è cronaca ben conosciuta: lacrime in tribunale (ma come signorina Nadia: sulla maglietta non hai scritto un granitico “no pasaran!”?), appelli internazionali perché “non volevamo offendere nessuno” e via discorrendo. Ma vabbè, a ben guardare certi sedicenti “rivoluzionari” sono tutti uguali, in Italia e all'estero, quindi anche in Russia.
Il fatto è un altro, e quindi delle due l'una. O mi autorizzate ad andare a Piazza Affari (unico “santuario” che questo Stato è disposto a difendere), salire sui banchetti degli speculatori e intonare cori contro Mario Monti - e i giornalisti di Corsera, Repubblica e Il Sole-24 ore devono essere con me e Obama deve scriversi sulla schiena col pennarello (bianco) il mio nome - oppure le Pussy Riot stanno bene dove stanno ora.
Nota a margine: i tempi cambiano. Ho seguito la vicenda, approfondendo argomenti e particolari che sono completamente sconosciuti a gran parte del “pubblico occidentale”, collegamendomi a La Voce della Russia. Me lo avessero predetto nel 1988, gli avrei sputato in faccia: ma per avere notizie vere e verificate ed informarmi compiutamente su questo argomento, ormai, bisogna rivolgersi alla Russia...

Il Calabrone

domenica 12 agosto 2012

Lontani dalla sede, vicini nella lotta ….

Quanto sia dura la lotta affrontata quotidianamente, lo sappiamo. Forse non tutti, invece, sanno cosa sia il combattere distanti dalla propria sede, dagli altri militanti che credono agli stessi valori ed hanno gli stessi punti di riferimento. Per chi poi, è anche molto giovane, allora questa mancanza assume le dimensioni di un enorme buco, costantemente presente. Diversi ovviamente i motivi, alcuni semplici ed evidenti, ma non per questo banali.
La distanza fisica dalla sede costituisce, ovviamente, un notevole fattore di ostacolo e la più diretta conseguenza è un’impossibilità a poter dare l’aiuto fisico e il contributo che normalmente si offre settimana dopo settimana alla comunità militante. Azioni come riordinare la biblioteca, produrre una maglietta, preparare la pubblicità per un evento imminente, sono una porzione di quei passettini singoli che se tutti nella comunità svolgono, fanno funzionare le cose. Dato che la fedeltà alle piccole cose e ai compiti che possono sembrare anche insignificanti (per le dimensioni che assume la nostra lotta e il raggiungimento nella nostra vittoria) è un punto fondamentale della vita militante, qualcosa dentro.. sgomita. Il contributo, in altri modi, lo si dà lo stesso ma manca quel fattore di “presenza fisica” e dei compiti che materialmente e manualmente si possono dare in quella sede che diventa più che una semplice sala riunioni.
Ecco, si passa direttamente ad un altro fondamentale punto: le riunioni o meglio, quei momenti di ritrovo in cui, settimanalmente, ci si confronta, si discute, si legge.. insomma si condivide quei punti in comune che ci fanno combattere per i valori che rappresentano la Tradizione e le forme in cui essa si è manifestata nei vari periodi storici. Questi momenti sono come un mantice, che attraverso due o tre energiche soffiate alimenta e rinvigorisce il fuoco, ovvero dà la spinta (attraverso la condivisione e il confronto) a non mollare e andare sempre avanti per l’unica via degna di essere percorsa. Ciò non riguarda solo quel che è la parte della vita che si dedica alla militanza, ma investe l’intera sfera dell’essere, nelle relazioni con la famiglia, con gli amici, con lo studio. Senza questi momenti, si rischia di impantanarsi, la vista ti si annebbia. L’impressione di combattere (non avendo al tuo fianco uomini che, come te, seguono un ideale e una visione di mondo ben precisa) per un obbiettivo irraggiungibile fa capolino e lo sconforto come un accumulo di nubi nere, sopraggiunge, coprendo il sole.  Da non sottovalutare poi, che le “storiche amicizie” ovvero le persone con cui più leghi molto prima di, diciamo, “aprire gli occhi”, sembrano non capire. E’ un contesto più personale, più intimo. Lo scoraggiamento che si prova nel vedere che, cercando di condividere e diffondere quello che indubbiamente è vero e giusto, nessuno sembra starti a sentire o provare per lo meno a capire, si palesa pienamente. Il libro che a te cambia la vita, nemmeno lo aprono, l’articolo che ti colpisce, a loro non dice nulla. Il più delle volte, poi, una formazione non completa non ti permette di sostenere le tonnellate di fango che, in un confronto, ti scagliano contro attraverso il loro schema mentale manipolato dall’indottrinamento democratico abilmente attuato attraverso libri e mass-media. Questa piccola parentesi, legata alle difficoltà della vita di un militante “distante”, collega l’ultimo e fondamentale punto. L’avvertire la mancanza di coloro che sono in grado, attraverso una solida formazione ed anni di esperienza militante, contrastare sempre e comunque gli assalti del mondo esterno. Avere accanto persone che non cedono, non cadono mai, e che sanno fondamentalmente essere esempio, è come avere una spalla su cui sai che puoi sempre appoggiarti in ogni decisione e in ogni scelta. Perché la via giusta è sempre una e la luce per percorrerla c’è sempre. Difficile però, a chilometri di distanza, poterla vedere sempre senza qualcuno che te la indichi.

Elio Carnico

lunedì 6 agosto 2012

La formazione nella crescita, elemento imprescindibile per una gioventù sana

Nella formazione del carattere di un giovane, destinato a divenire uomo, l’educazione che si riceve durante l’età infantile ed adolescenziale è la colonna portante, meglio ancora le fondamenta sulle quali l’individuo baserà la propria vita. Se esse sono solide, ben strutturate, costruite con amore, allora il risultato non potrà che essere positivo, il ragazzo nel suo processo di maturazione non potrà che prendere coscienza di sé stesso e diventare un elemento solido e ben piantato, con principi sani, valori veri. In quella educazione rientra un numero considerevole di fattori di cui i principali sono: la famiglia, la scuola, la televisione (o mass-media in generale). Della concezione famigliare vera e soprattutto naturale, ormai al giorno d’oggi è rimasto ben poco. Un nucleo famigliare sano è infatti composto da un padre con una solida stabilità psicologica e valoriale, con un lavoro buono e sicuro (che però non vuol dire garantito); una madre, sì disposta a lavorare per poter aiutare la famiglia, senza però dimenticare il ruolo di educatrice e custode del “focolare” famigliare; e un numero di figli tanti quanti la coppia si sente in grado di poter sostenere e crescere in serenità. Devono essere quindi date regole ferme, il figlio non deve fare ciò che vuole e deve imparare il senso del rispetto e del dovere. Ebbene, al giorno d’oggi assistiamo oltre che ad una perdita totale di questa concezione, addirittura ad una spinta verso tutto ciò che è sovversivo e contro natura. Da qui si potrebbe aprire un lungo dibattito, ma lo scopo è solo far capire in che condizioni cresce un ragazzo, non analizzare le cause dello sfaldamento della famiglia tradizionale. Dal nucleo o “nido” famigliare avviene quindi il primo passo, ovvero l’apprendere l’importanza di mantenere sempre e comunque un comportamento corretto, serio, rispettoso, giusto. Per tutto quello che riguarda la formazione invece il dito va puntato sulla scuola e sui mass-media (in cui la televisione fa la parte del leone). Manipolati spietatamente da invisibili forze sovversive (da molti definite come plutocrati internazionali) il cui unico scopo è creare una nazione di persone che crescono per consumare ed “avere”, il “sistema” inculca nelle giovani menti, toccandole al cuore con le giuste immagini e le giuste parole, determinati schemi mentali e concezioni standard che tutti devono avere. Ci fanno studiare libri su cui scrivono falsità, ci propinano tonnellate di programmi in cui imperversano la futilità e la superficialità. Sottolinea Rutilio Sermonti in Italia del XX secolo: “Il cosiddetto individuo, l’atomo del villaggio globale dominato da Mammona, deve essere fatto secondo un unico stampo, deve adottare certi schemi mentali, ambire e disprezzare le stesse cose sotto tutti i cieli, senza distinzione di razza, di sesso, di religione, di tradizioni, quasi fosse prodotto in serie come i prodotti che consuma. E se gli uomini reali non sono fatti in quel modo, ebbene li si amputa, li si distorce, li si programma, li si aggiusta affinché lo diventino. Il controllo meticoloso dei mass-media, cui si aggiungono il cinema, l’editoria e persino la pubblica istruzione, oramai lo permettono, per la prima volta dalla comparsa dell’uomo sulla terra. È concretamente possibile, insomma, condizionare l’umanità intera in un unico modo, fabbricandole un mondo artificiale, standardizzato, ipnotico, e indurla ad accettarlo come vero, perdendo persino qualsiasi facoltà di guardarsi intorno.”  Non è da sottovalutare, dunque, che il giovane d’oggi, sommando tutto ciò che è stato elencato, cresca improntato, con determinate componenti sovversive che lo orientano in direzioni sbagliate. Le voci che ancora sostengono valori autentici, verticali e qualificanti, sono sempre meno, sempre meno le possibilità di entrare in contatto con le persone che possono “ridestare” le menti dal torpore. La verità non si conosce più ed è messa in discussione, la giustizia è dispersa, negata, vengono sprangate le porte, sbarrate le strade. Diventa per questo, sempre più difficile lottare con sé stessi per uscire dalla fanghiglia e dal pantano dentro il quale ci hanno fatto crescere. Il disorientamento che si prova apprendendo determinate conoscenze - esperienza personale - è come quando ci si sveglia da un sogno. Comprendere e sperimentare su di sé queste esperienze il più possibile è essenziale. Provare ad essere uomini veri che seguono certi ideali e che rimangono fedeli alla parola data richiede un brusco cambiamento di rotta, la cosiddetta scalata della montagna.  Più andiamo avanti e  più la montagna da scalare si fa alta e ripida, la lotta sempre più dura..  ma la gioia rivoluzionaria è un privilegio per pochi …
Elio Carnico

giovedì 2 agosto 2012

2 Agosto 2012 - Non dimentichiamo ....

La democrazia il mandante, lo Stato l'assassino ..... 


lunedì 30 luglio 2012

LVS - live@castellodisantasevera ------->>>> UNA NON RECENSIONE



Visibilmente sorpresi da una zona concerto in stile desertico, i simpatici sostenitori de La Vecchia Sezione in prima battuta non hanno potuto che trascorrere dei bei momenti al chiosco a rinfrescarsi con bibite “del 1922” e birrette alternative. Vento d'estate al Castello? Sì, certo. Non sappiamo se si trattasse “der ponentino/più malandrino che c'hai” di una nota canzone popolare, della calunnia che è un noto venticello di un'altra “aria”, o se invece addirittura dietro non si nascondesse il povero Bombolo dei Trush-movie all'italiana. Fatto sta che l'unico vento a spirare forte e chiaro, musicalmente parlando, è stato quello Maestro della Tradizione. Che non è certo scesa a patti, anzi: sotto quel Castello ha teso un'imboscata ben riuscita, sgombrando il campo (una volta di più) da equivoci e compromessi di sorta. Una linea sottile ma non certo immaginaria divideva la Vecchia Sezione con la sua crew dal resto del mondo. Una linea il cui solco veniva di volta in volta tracciato con maggior profondità dalle canzoni, ben eseguite, sul palco: “Belfast”, “Sera di giugno”, “Non scordo”, e ancora di più “Claretta & Ben”, “Non ho tradito” e “Anche se tutti noi no”, magari anticipate da lapidarie presentazioni, svolgevano la funzione dell'aratro insieme al rigore delle esecuzioni e alla stessa impostazione fisica, figlia evidente e legittima di quella morale. Un abisso in pochi centimetri. Nonostante l’intervento musicale fosso sotto la costante minaccia della guardia costiera (!!!!!!) a causa dell’accensione di simpatiche stelline natalizie, il concerto è proseguito speditamente. 

Certo, si sentiva tanta eco, forse dovuta più a determinati vuoti pneumatici intra-paretiali che non a problemi di amplificazione, ma c'era anche chi quelle canzoni le cantava, perché le conosceva a memoria e perché magari conosceva le storie che ne sono alla base. In questo 29 luglio, allora, per rompere l'imbarazzo si cantava “tanti auguri a te” e una bandiera dallo “strano” tricolore sventolava sotto il vento d'estate. Segno che i tempi cambiano e c'è chi non si vuole arrendere? Probabilmente sì, ma al contrario di quello che si potrebbe intendere. Guardando la platea fatta di enormi vuoti, l'Italia giovane, quella migliore, è da una parte, quella spenta dall'altra (dove?), con ben poco da dire, se non imbarazzarsi (e imbarazzare). Le locali schiere dei giovani fantapolitici locali? Coloro i quali dovrebbero indicarci le scelte per il futuro? Quelli che dopo la briscola di Civitavecchia sono scomparsi? Nemmeno l’ombra! La Vecchia sezione ce l'ha messa tutta ed a loro va riconosciuto il merito di portare ovunque la nostra visione del mondo, i nostri valori, le straordinarie figure umane e gli esempi che ci onoriamo di trasmettere. Forse anche il tentativo degli organizzatori era pieno di buone intenzioni. L'impressione però è stata veramente triste .....  Hai voglia ad accendere i fuochi: una volta avrebbero invocato ben altre guardie che non quelle... costiere. Allora (chissà? Hai visto mai?) se i tempi cambiano per gli altri, noi abbiamo solo da guadagnarci!

Il Calabrone


martedì 24 luglio 2012

Per la vittoria ... Lotta Legionaria!


‎"Ogni sofferenza è un passo verso il riscatto, verso la vittoria. 
Una sofferenza non scoraggerà il legionario, ma lo renderà d'acciaio, temprerà il suo spirito. 
Coloro che hanno sofferto e ancora soffriranno , saranno davvero eroi della lotta legionaria. 
Su di essi e sulle loro famiglie si stenderà la benedizione della Patria."

Il Capo di Cuib - C.Z. Codreanu


giovedì 19 luglio 2012

19 Luglio 1943 - Bombardamento di Roma

Noi ricordiamo tutto ..... non dimentichiamo le stragi di civili indifesi, noi non ci inchiniamo di fronte agli invasori di ieri e di oggi ..... YANKEE IN MARE!



sabato 14 luglio 2012

Orientamenti [recensione APZ]


Orientamenti

Orientamenti – Julius Evola, edizione Il Cinabro


Una lettura d'obbligo per qualsiasi militante, che desidera darsi una formazione tradizionale all'altezza della sfida che il mondo moderno con le sue insidie latenti rappresenta, sopratutto per l'animo umano, è senza orma di dubbio "Orientamenti". In questo quaderno, tascabile, quasi una guida da trincea, sul Fronte della Tradizione, sono radunate con uno stile schietto e incisivo gli insegnamenti trasmessi da Julius Evola su come orientarsi, per l'appunto, nel caos sociale del mondo odierno. Partendo dalla premessa disillusa che ci si trova a vivere in un'epoca decadente in cui l'anormale è ormai diventato normale, mediante un continuo processo di sovversione di ogni più alta concezione di vita e del mondo, Evola invita l'aspirante Uomo Nuovo a prendere distanza dal dogma ufficiale del politicantismo democratico "che pensa solo in termini di programmi, di ricette sociali ed economiche". Per liberarsi dal pantano della modernità, il militante ha solo una strada da imboccare ed è quella di concentrarsi, innanzitutto, sulla propria sostanza umana incarnando in se stesso lo spirito legionario in grado di creare nel proprio animo un ordine e una drittura seguendo sempre la strada dell'Onore, la più dura, rispetto a quella più comoda, verso cui ci ha abituato il Progresso e il benessere con il ventaglio di opportunità fatto di vantaggi materiali immediati. Diversamente dai testi di Diritto e di Economia che, tramite uno sguazzare in un mare di formule ed enunciati giuridici ed economici pretendono di risolvere i problemi della Comunità e dell’individuo nell'instaurazione per l'appunto di uno Stato di Diritto, Orientamenti è un lettura semplice frutto di una complessità risolta il cui fine non desidera essere un filosofeggiare fine a se stesso ma un incitamento concreto all'azione, a darsi una forma, un ordine una disciplina finchè il magma – sostanza umana ancora di là dall’essere formata - è ancora caldo e fluido, mostrando al tempo stesso la via da imboccare per il rinnovamento.

Orientamenti è suddiviso in undici punti, in sintesi i principali riferimenti. I primi tre delineano i tratti che devono caratterizzare l'uomo della Tradizione, colui che aspira ad un Ordine e ad una Legge, in opposizione all'uomo moderno, relativista che tende a vivere alla giornata secondo proprio gusto. Nel quarto punto l'Autore desidera mettere in guardia il lettore di fronte alle varie ideologie che assurgono a rango di Verità ma che di fatto non sono altro che frutto delle contingenze socio-economiche con l'unico obiettivo di alimentare conflitti all'interno delle Comunità, su base di classe o tra i sessi (come nel caso del femminismo) ed altri antagonismi ad essi relativi, che "accordano a confusi valori sociali il primato su quelli eroici e spirituali", quest'ultimi solo potendo definire l'uomo nuovo. Il quinto punto desidera offrire al lettore la chiave di lettura tradizionale della Storia per comprendere, al fine di un effettivo orientamento dottrinario ma anche per una azione concreta, le cause e gli effetti nonché il legame profondo tra le varie forme politiche susseguitesi nel corso dei secoli, tutte con radici nella Rivoluzione francese, fino ad approdare all'attuale "caos dei partiti". Nel sesto punto Evola critica l'importanza e il carattere decisivo attribuito al fattore economico, "circolo chiuso e buio nel quale restano chiusi sia il capitalismo che il marxismo". Senza negare l'importanza della materia che viene subordinata alla natura spirituale dell'uomo, l'Autore afferma con decisione l'esigenza di una re-instaurazione di un ordine di valori superiori che tenda all'elevazione dell'individuo e della comunità in contrapposizione alle "ricette" ideologiche che condizionano ad un particolare sistema di distribuzione della ricchezza e dei beni la soluzione a tutti i problemi. Nel settimo punto viene proposta una riflessione sulle derive totalitarie dell'ideale di unità politica virile ed organica del secolo scorso. Evola precisa che Gerarchia non significa gerarchismo mentre la concezione organica della comunità non ha nulla in comune con la sclerosi statolatrica e con la centralizzazione livellatrice. Nell'ottavo punto si discute della posizione da assumere di fronte al nazionalismo e all'idea generica di patria, spesso dettate dal sentimentalismo e da una concezione naturistica della nazione che poco si conciliano con la Tradizione. Il nono punto riguarda il problema della cultura sottoposta all'attacco di diverse correnti di pensiero di natura sovversiva, dal materialismo storico al darwinismo passando per la psicanalisi di Freud, dalle quali il militante deve difendersi opponendo la sua visione tradizionale della vita e del mondo. Visione, quest’ultima, che non si basa sui libri ma che deriva da un orizzonte spirituale conforme ad uno stile di drittura e di tenuta interna. Il decimo punto tratta dell'atteggiamento che bisogna adottare contro il decadentismo borghese e capitalista, per innalzarsi al di sopra di esso. Si è veri antiborghesi solo attraverso una superiore concezione della vita: sdegnando i vantaggi materiali ed esigendo tutto da se stessi, amando una unione essenziale fra vita e rischio e rifiutando la preoccupazione per la sicurezza. L'undicesimo punto analizza la questione della laicità dello Stato e l'importanza dell'elemento religioso per una vera concezione eroica della vita. Il testo, proposta dalla edizione della casa editrice “Il Cinabro – che consigliamo, si conclude con una intervista rilasciata da Julius Evola nel 1971. Essa offre al lettore molti spunti e gli indirizzi necessari, per interpretare la funzione da svolgere oggi per il giovane militante e  per un accostamento alla lettura degli scritti dell'Autore.

Nico Di Ferro

domenica 8 luglio 2012

MarioFest 2012






MarioFest 2012

14 Luglio

Sulle colline misteriose

....sta arrivando...

per info: puntozeroblog@gmail.com