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lunedì 30 novembre 2015

Corneliu Zelea Codreanu [ in memoriam ]


"L'obbiettivo del politicante è accumulare ricchezze; il nostro, di costruire una patria rigogliosa e potente. Per essa lavoreremo e costruiremo. Per essa faremo di ogni romeno un eroe, pronto alla lotta, pronto al sacrificio, pronto alla morte."

Corneliu Zelea Codreanu, 30/11/1938 - 30/11/2015

venerdì 27 novembre 2015

Ripartiamo da Codreanu


Sabato 28 Novembre,ore 18.00
Ripartiamo da Codreanu
Incontro di formazione del militante
nel solco di ciò che eterno


venerdì 16 ottobre 2015

L'infamità dei soldati israeliani infiltrati nelle fila palestinesi

" La legge dell'onore: percorri soltanto le vie indicate dall'onore. Lotta e non essere mai vile. Lascia agli altri le vie dell'infamia: Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere lottando sulla strada dell'onore".

domenica 13 settembre 2015

Corneliu Zelea Codreanu 13/09/1899 - 13/09/2015

La Legione è contro coloro che si agitano e si danno da fare per ottenere vittorie senza rischi e senza sacrificio - poiché costoro sono uomini meschini, mentre le loro eventuali vittorie si rivelano passeggere come la spuma del mare. Dove non c'è rischio, non c'è gloria. (Punto 61. Il Capo di Cuib)


venerdì 17 luglio 2015

L'insegnamento di Rutilio Sermonti


Nel solco tracciato da un uomo che è stato esempio.
Il nostro compito, nonché il modo migliore per rendergli onore, è fare tesoro dei suoi insegnamenti e attuarli quotidianamente...
di Paolo G.
La scomparsa di Rutilio Sermonti non può non lasciare un senso di vuoto nei cuori, perché la presenza fisica dei grandi testimoni della Tradizione costituisce sempre uno sprone, un punto di riferimento, un incitamento alla battaglia, al continuo miglioramento di sé stessi e dei propri amici e camerati che marciano al nostro fianco. Al di là di tutto, l’autorevolezza e la forza di una presenza è essa stessa concetto, riferimento, visione: è Esempio. Tuttavia, quando si è saputo seminare bene ed a lungo, il raccolto sarà abbondante e tale si perpetuerà nel tempo e nelle generazioni.
In occasione della scomparsa di un altro grande testimone come Celsio Ascenzi, proprio Rutilio ebbe modo di scrivere: “Lui è uno di quelli che non è morto perché ha lasciato dopo di lui qualcosa. Continua a vivere e dopo la morte ad avere effetti dopo aver cessato, con l’orgoglio di sé stesso. Come spero sarà anche per me”. Non abbiamo dubbi che per Rutilio sarà così: lo è già. E per darne subito una prova tangibile, concreta, operativa, soffermiamoci su quattro punti fondamentali che costituiscono un piccolo lascito ideale di Rutilio per tutti i suoi “amici e compagni di fede”, come volle chiamarli. I primi tre li enucleiamo dal testamento spirituale che Rutilio volle scrivere qualche anno fa, il quarto da un suo famosissimo ricordo di guerra.
Utilizzeremo al riguardo proprio le parole di Rutilio, affiancandole a quelle del capitano Corneliu Codreanu e del Comandante Léon Degrelle, altri due straordinari Uomini che direttamente ed operativamente sul campo, tramite il proprio sacrificio ed il proprio esempio, hanno incarnato e vivificato con la loro testimonianza gli eterni principi della Tradizione.
1) Essere eroi.  
Così scrive Rutilio: La prima verità da intendere è questa: che il compito che ci siamo assunti non è da uomini, ma da eroi. Non è affermazione retorica, questa, ma rigorosamente realistica. E, se così numerosi tentativi di riunione delle nostre forze sono falliti, è stato perché si è voluto affrontarli da uomini e non da eroi. E gli uomini, anche di buon livello, hanno una pletora di debolezze, di vanità, di fisime, di opportunismi, che solo gli eroi sanno gettarsi dietro le spalle”
Come tante altre parole, anche “eroe” ha bisogno di una definizione. Non intendo, con essa, riferirmi a un comportamento eccezionale dettato da un attimo di esaltazione, di suggestione e di sacro furore, che può portare fino a ‘gettare la vita oltre l’ostacolo’. Intendo definire quel fatto esistenziale e permanente, detto “concezione eroica della vita”, che accompagna il soggetto in tutte le sue azioni e pensieri, anche apparentemente più tranquilli. Eroe, è quindi chi riesce a spezzare i vincoli condizionanti che lo legano, ora ad ora, alla grigia materialità del quotidiano, per seguire ad ogni costo la suprema armonia del cosmo, il sentiero della super-vita e della partecipazione al Grande Spirito. L’eroe è quindi portato a fare il proprio dovere, senza bisogno di alcuna costrizione, ed ha nella propria coscienza un giudice ben più acuto e inesorabile che un pubblico impiegato seduto dietro a un bancone. Libero, non è chi non ha padrone, ma chi è padrone di se stesso, e quindi l’eroe è il solo tipo umano veramente libero.
Non è che l’eroe non si allacci anche lui le scarpe, non paghi il telefono, non incassi lo stipendio o non partecipi magari a una compravendita. Solo che, per lui, quelle sono incombenze necessarie ma accessorie, secondarie: non sono “la realtà della vita”, come per l’uomo qualunque. Servono a campare, ma vivere per campare gli toglierebbe il respiro.
Per questo, il nostro primo imperativo dev’essere: ‘tutti eroi!’ ”.
Non possono non tornare alla mente, affiancandosi perfettamente alle indicazioni di Rutilio, le parole del Capitano Codreanu. Innanzitutto la cd. legge dell’educazione, una delle sei leggi fondamentali del Cuib, che recita: «Devi diventare un altro. Un eroe». Dai punti 69 e 70 sempre de “Il capo di Cuib” leggiamo poi:  “L’uomo nuovo, e la nazione rinnovata, presuppone un grande rinnovamento spirituale, una grande rivoluzione spirituale del popolo intero (…). In questo uomo nuovo dovranno rivivere tutte le virtù dello spirito umano”. Codreanu descrive così le virtù del vero eroe: “eroe in senso militare, affinché egli possa con la lotta imporre il suo punto di vista; eroe in senso sociale: incapace di sfruttare, dopo la vittoria, il lavoro altrui; eroe del lavoro, gigante creatore della sua terra per mezzo del lavoro”. E ancora: “Attendiamo quest’uomo, quest’eroe, questo gigante (…) Il movimento legionario, prima di essere un movimento politico, dottrinario, economico ecc., un complesso di formule, è una scuola spirituale da cui, se vi entrerà un uomo, all’altro termine dovrà uscire un eroe”.
In “Per i Legionari. Guardia di Ferro”, il Capitano torna sistematicamente sul concetto. Innanzitutto ricorda come sulle mura della stanza del “Camin” nella quale si trovava l’icona dell’Arcangelo Michele, i legionari scrissero diverse massime raccolte da Codreanu medesimo, tratte dalla Bibbia e da altri testi sacri. Tra esse: «Non cacciare l’eroe che è in te».
E ancora, leggiamo: “Da questa scuola legionaria uscirà fuori un uomo nuovo, un uomo con le qualità di eroe, un gigante in mezzo alla nostra storia (…) Tutto quello che la mente nostra può immaginare di più bello spiritualmente parlando, tutto quello che la nostra razza può dare di più fiero, di più alto, di più giusto, di più potente, di più saggio, di più puro, di più laborioso e di più eroico, ecco che cosa deve produrre la scuola legionaria! Un uomo nel quale siano sviluppate al massimo grado tutte le possibilità di grandezza umana che sono state seminate da Dio nel sangue della nostra stirpe. Questo eroe, questo legionario dell’eroismo, del lavoro, della giustizia, con poteri divini nello spirito, condurrà la nostra stirpe per le vie della sua grandezza”.
“Creeremo un ambiente spirituale, un ambiente morale nel quale nasca e del quale si nutra e cresca l’uomo-eroe”.
“Quali sono le dimensioni spirituali del capo di un movimento politico? Secondo la mia opinione sono le seguenti: (…) V) Facoltà di educare e d’ispirare l’eroismo”.
Ancora, a proposito del giornale del movimento legionario, Pamîntul stramosesc (La terra degli avi), il Capitano commentava in modo preciso: “ Questo titolo cadeva in profondità. Esso avrebbe valso più d’una definizione, avrebbe valso come una chiamata permanente, la chiamata alla lotta, l’appello all’eroismo, come l’esplodere delle qualità guerriere della nostra razza. Accanto alle linee che abbiamo indicato alcune pagine addietro, questo titolo ne tracciava ancora una, nella struttura spirituale del legionario: l’eroismo. Senza questo l’uomo è incompleto. Perché se fosse soltanto giusto, leale, amorevole, fedele, laborioso e non avesse qualità eroiche, con l’aiuto delle quali lottare contro i nemici ingiusti, infedeli, egoisti e sleali, egli cadrebbe sopraffatto da costoro”.
2) Adempiere i propri doveri, anziché rivendicare diritti.
Prosegue Rutilio: “Voglio (…) aggiungervi un paio di consigli, che ritengo possano essere utili per la vostra continuazione della lotta.
Il primo è di adottare un ordinamento (e una formazione) fondato sui doveri e non sui diritti.
Sul piano meramente logico, sembrerebbe la stessa cosa. Se Tizio ha un diritto, ci dev’essere un Caio che ha il corrispondente dovere verso di lui. Se quindi io dico: “Tizio ha diritto di avere X da Caio”, è sinonimo del dire “Caio ha il dovere di dare X a Tizio”. Che differenza c’è?
C’è, la differenza. E sta nel fatto che, mentre il proprio dovere si può fare, il proprio diritto si può soltanto reclamare. Ne consegue che, se tutti fanno il loro dovere, e tale è la maggior cura dello Stato, automaticamente anche tutti i diritti vengono soddisfatti, mentre, se si proclamano diritti a piene mani, e tutti li reclamano, si fanno solo cortei con cartelli e una gran confusione e intralcio al traffico (protetto da stuoli di vigili urbani), ma il popolo resta a bocca asciutta, eccettuati i sindacalisti”.
Un semplice, ma fondamentale concetto: se tutti adempiono i propri obblighi ed i propri doveri, di qualunque tipologia siano (giuridici, morali, sociali, ecc.) in silenzio e con un’azione impersonale, precisa, chirurgica, efficace, ogni aspetto ed ogni dominio della comunità trova un proprio ordine, un proprio equilibrio, in un contesto organico e gerarchico, dove ognuno, conformemente alla propria natura, compie ciò che dev’essere fatto, ad ogni livello. E tutti i diritti, leciti, giusti (iustum, “secondo ius”, secondo diritto, cioè conformemente alla legge umana come derivata, in origine, dall’impronta divina del fas), trovano soddisfazione, senza inutili sbandieramenti né scomposte grida, senza disordini né egoismi.   
Se invece tutti si limitano a rivendicare diritti e pseudo-diritti, com’è tipico delle odierne società, e tra l’altro a prescindere dalla liceità e dal grado di effettiva “giustizia” degli stessi (si pensi alle odierne “rivendicazioni” in salsa gender, LGBT, omosessualistiche, ecc.), non ci può essere che confusione e caos, disordine ed individualismi, sterili lotte di classe o di categoria che dividono e frammentano, fino alla sovversione vera e propria, quando si pretende che lo Stato conceda ciò che è “contra ius”. Si pretende, si alza la voce, ma nessuno è realmente pronto a sacrificare sé stesso per qualcosa di più grande del proprio gretto, misero orizzonte egoistico.
E ricordiamo sempre che tale adempimento dei propri obblighi, per essere il più efficace possibile, necessita di un’azione come si diceva impersonale: è la legge del wei wu wei”, dell’“agire senza agire”, concetto cardine della tradizione taoista e, più in generale di tutte le civiltà facenti capo al mondo della Tradizione: l’azione impersonale per antonomasia, l’agire senza desiderio, senza una spinta proveniente da moti individualistici o passionali in senso stretto: fare ciò che deve esser fatto, eseguire il proprio dovere senza guardare egoisticamente al proprio tornaconto, sganciando quindi l’azione dai frutti soggettivi o dai voleri personali legati alla medesima. Agire semplicemente perché è “giusto” (secondo quanto si diceva), facendo dono di sé in modo oggettivo. Rutilio scriveva infatti, come già osservato nel punto 1), che l’eroe è quindi portato a fare il proprio dovere, senza bisogno di alcuna costrizione”.Celeberrima è la massima con cui Julius Evola sintetizzò questa tipologia di agire: “agire senza guardare ai frutti, senza che sia determinante la prospettiva del successo o dell’insuccesso, della vittoria o della sconfitta, del guadagno o della perdita, e nemmeno quella del piacere e del dolore, dell’approvazione e della disapprovazione altrui”.
3) Rispetto della gerarchia, unità organica di intenti, dedizione assoluta alla Causa
Conclude Rutilio: “La seconda esortazione ha carattere operativo. Un uomo solo, un Capo, può impugnare la barra delle massime decisioni, ma deve possedere qualità eccezionali, che ben raramente si riscontrano. In sua mancanza, un gruppo di tre, quattro, cinque persone accuratamente selezionate, possono svolgere la funzione decisionale con sufficiente prontezza e saggezza. Un organo più numeroso, può funzionare solo a patto che vi sia una rigorosa divisione di funzioni e relative competenze, tra cui quella di sintesi, svolta da pochissimi. Ma soprattutto, deve dominare in essol’assoluta unità di intenti, al di fuori di qualsiasi carattere agonistico (tipo maggioranza e opposizione). In mancanza di tali requisiti, l’organo numeroso è del tutto inutile, anzi gravemente dannoso, perché vengono a dominare poteri “di fatto” fuori di ogni controllo. Vi dico questo, sia in vista degli organi dello Stato organico che intendiamo istaurare, sia per quanto riguarda agli organi interni di “nostre” formazioni. Per queste ultime, anzi, il pericolo delle vaste “collegialità” (vedasi il pessimo esempio del MSI-DN) è ancor più grave, perché fattore della degenerazione demagogica e incapacitante delle compagini stesse. Lasciate quindi al belante gregge democratico la ridicola allucinazione di comandare tutti, e coltivate la nobile, virile e feconda virtù dell’obbedienza.
Nessuno nega che il temperamento ambizioso sia uno stimolo per l’azione, ma ognuno stia in guardia: al minimo accenno che esso tenda a prevaricare in lui sulla dedizione alla Causa, sappia mortificarlo con orrore. La vittoria nella “grande guerra santa” è quella”.
Insegnamento di fondamentale importanza per far funzionare, ancor prima della macchina statale, le formazioni di base, le unità operative, quindi le comunità militanti che debbano costituire il fulcro, la fucina per forgiare gli uomini e le donne che dovranno portare avanti il testimone della Tradizione fino al giorno in cui s’intravedranno i primi raggi dell’alba della rinascita: spirito di obbedienza e di sacrificio, abnegazione, rispetto delle gerarchie fondate sulla qualità, dedizione alla Causa ed unità d’intenti, mortificazione di ogni tornaconto o personalismo: la vittoria sulla parte più oscura di sé, la grande guerra santa.
Il Capitano Codreanu (“Per i Legionari. Guardi di Ferro”) descrive perfettamente le doti del Capo ed il suo potere “magnetico” di attrazione: “Quali sono le dimensioni spirituali del capo di un movimento politico? Secondo la mia opinione sono le seguenti: I) Un potere interiore di attrazione. Al mondo non esistono uomini liberi e indipendenti. Come nel sistema solare ogni astro si trova in un’orbita nell’ambito della quale esso si muove per effetto di una forza di attrazione più intensa, così anche gli uomini, specialmente nel campo dell’azione politica, gravitano intorno a una forza d’attrazione. Lo stesso avviene anche nel mondo del pensiero. Restano beninteso fuori quelli che non vogliono né muoversi né pensare.
Un capo deve avere un simile potere di attrazione. Alcuni lo hanno per dieci uomini, essendo la loro capacità limitata a questo numero; altri per un villaggio intero, altri per una provincia, altri per una nazione, altri oltrepassano anche i confini di una nazione.
Il dominio di un capo è limitato dalla sua forza interiore di attrazione, una specie di forza magnetica, senza la quale non si può essere capi (…)”.
Ricordiamo poi il Giuramento legionario come riportato ne “Il Capo di Cuib”, in cui assume un ruolo decisivo l’unità e l’obbedienza attorno ai capi: “Giuriamo di fronte a Dio e di fronte agli uomini di tenerci strettamente uniti intorno ai nostri capi, di obbedire e di eseguire gli ordini ricevuti, di fare in modo che penetri quanto più profondamente nel popolo lo spirito nuovo del Lavoro, dell’Onore, del Sacrificio e della Giustizia; in una parola, ci proponiamo di fare legionari, cioè compartecipi della medesima fede, tutti coloro con cui verremo in contatto”.
E ancora: “Non dire: Non voglio servire la Legione perché il tale capo non mi piace, non è buono. Nella Legione nessuno è capo a vita. Oggi lo è uno, domani lo è un altro, dopodomani lo sarai tu, se col tuo lavoro e con la tua fede pura e con la tua capacità meriterai di esserlo, mentre un giorno si potrà trovare il migliore. Non dimenticare che quello che può mandare in rovina noi legionari è l’incomprensione e la discordia in ogni cuib o fra diversi cuiburi. Non dimenticare che, nel momento in cui un legionario veste la divisa di capo legionario, tutti gli altri devono obbedirgli”.
Le celebri parole del grande comandante Léon Degrelle, costituiscono infine un perfetto complemento ai concetti espressi da Rutilio circa l’obbedienza ed il suo significato più profondo e formativo di sé:
“Nessuna opera di grande respiro può compiersi nell’egoismo e nell’orgoglio.
Obbedire è una gioia, perché una forma di dono, di dono illuminato.
Obbedire è fecondo, moltiplica il risultato degli sforzi. Obbedire è un dovere, perché il bene comune dipende dalla disciplinata unione delle energie.
La società umana non è formata da un nugolo di zanzare accanite e irrequiete, che si avventano nell’aria seguendo il loro interesse o il loro umore. Essa è un grande complesso sensibile che l’anarchia rende sterile o pericoloso, mentre l’ordine e l’armonia gli offrono possibilità illimitate.
Un popolo ricco, composto da milioni di individui che siano però isolati dall’egoismo, è un popolo morto.
Un popolo povero, in cui ciascuno riconosca con intelligenza i propri limiti e i propri obblighi verso la comunità e obbedisca agendo solidamente, è un popolo vivo.
L’obbedienza è la forma più elevata dell’uso della libertà. E’ una costante manifestazione dell’autorità, l’autorità su se stessi – la più difficile di tutte (“Libero, non è chi non ha padrone, ma chi è padrone di se stesso, e quindi l’eroe è il solo tipo umano veramente libero”, scriveva, come visto, Rutilio).
Nessuno è realmente in grado di dirigere gli altri, se non è prima in grado di dirigersi da solo, di domare dentro di sé il destriero orgoglioso che desiderava lanciarsi follemente nel vento dell’avventura.
Dopo aver obbedito si può comandare, non per godere brutalmente del diritto di scacciare gli altri, ma perché il comandare è una prerogativa magnifica quando mira a disciplinare forza scalpitanti, conducendole alla pienezza del risultato, fonte suprema di gioia”.
4) Non arrendersi mai.
È celebre il racconto fatto da Rutilio circa il suo incontro con un giovanissimo SS Grenadier tedesco gravemente ferito durante un’azione di guerra contro le bande partigiane di Tito l’8 settembre 1944. “Ti giuro che non ci fermeremo mai (niemals), finché non avremo vinto!”: fu il giuramento ideale di Rutilio.“Niemals!” ribadì il ragazzo, gridando col pugno rivolto al cielo prima di morire. “Ecco, è quel piccolo avverbio che io consegno a voi, giovani Camerati”, disse Rutilio ricordando quell’episodio.
Quel “Niemals”, quel “piccolo avverbio” deve risuonare sempre nei cuori e nell’anima, perché davanti alle difficoltà, alle avversità, agli ostacoli apparentemente insormontabili, tanto nella continua grande guerra santa contro la parte più oscura di sé stessi, quanto nelle piccole guerre sante contro il nemico esteriore, tanto nella vita quotidiana quanto nella militanza comunitaria, deve sempre essere presente il principio della vita come militia e quindi come lotta costante, che non ammette rese di sorta, esitazioni, tentennamenti. Le debolezze, la paura di non farcela, di essere sovrastati dal peso delle responsabilità o dalle proprie limitazioni ed insicurezze va sublimato, superato: tenendo sempre in alto i cuori, perché chi tiene lo sguardo ed il cuore rivolto verso le regioni più alte dello spirito e verso la luce, non potrà subire la sconfitta definitiva, quella che porta fra le mortifere spire della tenebra e della materia. Mai!
 “Ed ora, non avendo più la forza di stare al remo, torno a darmi da fare al timone. Enos, Lases, iuvate!”(Rutilio)

Fonte: Azionetradizionale.com

lunedì 11 marzo 2013

Il reclutamento dei militanti

Il Capo di Cuib - Il reclutamento dei militanti
Punto 36.
Quando recluta i suoi militanti, il capo di cuib deve stare attento a scegliere gli elementi più idonei forniti di alto senso della dignità. I disonesti, i litigiosi, quelli che danno scandalo, i boriosi, i vantoni, i superbi, i paurosi, i vili devono esser lasciati fuori dell'organizzazione. E, per esser sicuri che nessuno di questi elementi possa entrare nell'organizzazione, in nessun villaggio il numero dei legionari potrà superare la metà del numero degli abitanti del villaggio stesso. Una volta completato il numero dei legionari, nessuno potrà più essere accolto nell'organizzazione, ma dovrà soltanto aspettare che si liberino dei posti. In ogni caso, l'organizzazione deve essere preservata da coloro che non possono vivere senza litigare. Non appena un militante del cuib non riuscirà ad andar d'accordo con gli altri militanti, egli dovrà lasciare l'organizzazione, presentando le proprie dimissioni. Meglio pochi e vivere in fratellanza completa in un'unità perfetta, piuttosto che molti e combatterci fra di noi.
Il capo di cuib cercherà di salvaguardare l'organizzazione dagli agenti provocatori e dalle spie mandate dai politicanti democratici e dagli imbroglioni di mestiere.

lunedì 18 febbraio 2013

prossimamente a Trieste..

GIOVINEZZA LEGIONARIA
Codreanu e la comunità nell'esperienza legionaria

Sabato 23 MARZO dalle ore 16.00
presso il Circolo Identità e Tradizione
via Rapicio n° 7 TRIESTE

Per l'occasione interverrà la Comunità Militante Raido



giovedì 31 gennaio 2013

Ai giovani il compito di riprendersi il proprio destino..

"In questa risurrezione assumerà un ruolo grandioso la gioventù. Essa è chiamata dal destino sulla scena della storia. Non ci comprendono i vecchi uomini? Non ci comprendono perché l'appello sacro del destino solo noi lo possiamo udire, solo noi lo intendiamo, poiché solo a noi esso è rivolto. 
C.Z.Codreanu - Il Capo di Cuib

sabato 19 gennaio 2013

..e il 26 gennaio, conferenza su Codreanu!

CORNELIU ZELEA CODREANU - Il Capitano, la Legione, l'Arcangelo...


venerdì 30 novembre 2012

Corneliu Presente!

Nella notte del 30 novembre 1938 nella foresta di Țicăbești, alla periferia di Bucarest, veniva assassinato con infamia inaudita Corneliu Zelea Codreanu, il capo della Legione dell'Arcangelo Michele. A distanza di tempo il suo esempio di vita, nel nome dei valori e delle virtù come Verità, Giustizia, Lealtà, Onore, Fedeltà, Coraggio, Sacrificio, rappresenta un imprescindibile punto di riferimento per quanti come lui intendono la vita come un dono da mettere al servizio dell'Idea.

Capitano Corneliu Zelea Codreanu, Presente!
Azione Punto Zero


Corneliu Zelea Codreanu, 30/11/1938 - 30/11/2012


"Piuttosto che vincere per mezzo di un'infamia, meglio cadere nella strada dell'onore" 

C.Z. Codreanu

martedì 24 luglio 2012

Per la vittoria ... Lotta Legionaria!


‎"Ogni sofferenza è un passo verso il riscatto, verso la vittoria. 
Una sofferenza non scoraggerà il legionario, ma lo renderà d'acciaio, temprerà il suo spirito. 
Coloro che hanno sofferto e ancora soffriranno , saranno davvero eroi della lotta legionaria. 
Su di essi e sulle loro famiglie si stenderà la benedizione della Patria."

Il Capo di Cuib - C.Z. Codreanu


lunedì 6 febbraio 2012

Il Capo di Cuib e lo stile legionario


Le Radici profonde non gelano

Il Capo di Cuib e lo stile legionario
Sabato 4 febbraio 2012 Santa Marinella
 


 
 
Non è un qualunque sabato invernale, dal giorno precedente l'Italia è stretta nella morsa del gelo, le istituzioni perdono il controllo, non sanno come affrontare l'emergenza neve, la gente è in preda al panico... verrebbe da pensare di rintanarsi in casa, sotto le coperte, magari con una bevanda calda e la tv a tenerci compagnia. Non è così, almeno per quei pochi impavidi che ancora si sentono uomini, che ancora lottano e che ancora riconoscono in questo sistema un nemico da affrontare.
Allora ecco che nei locali della zattera di salvataggio blindata di Azione Punto Zero, in quel di Santa Marinella, oggi si tiene una conferenza molto importante programmata da tempo. Si parlerà di Codreanu, del Capo di Cuib, di uno stile di vita che è di Esempio a chi è stato e a chi vuol essere guerriero. Non una conferenza qualunque per l'appunto. Ed una conferenza che si rispetti dunque, richiede un relatore all’altezza del compito e quantomeno degli ascoltatori interessati. Qui sta il bello, vista la premessa sarebbe stato facile farsi prendere dalla comodità, rimanere al caldo, seguire l'esempio(?) di quei tanti che tanto dicono e niente fanno. Si è scelto di seguire il modello di chi tanto ha fatto e tanto ha sofferto per tenere vivo ed alto un Ideale, per tramandare  all'uomo il suo vero senso della vita e del combattimento, per ricordarci chi siamo e per ricordarci che la nostra affermazione esistenziale richiede oggi sacrifici enormi e lotta quotidiana. E’ così che riecheggiano le parole di Corneliu Codreanu: “La vita legionaria è bella. Ma non è bella per ricchezza, per divertimenti e lusso, è bella invece per il gran numero di pericoli che essa offre al legionario, bella per il nobile cameratismo che lega tutti i legionari di tutto il paese in una santa fratellanza di lotta; è bella, in misura sublime, per l'inflessibile, virile atteggiamento di fronte alla sofferenza.” Proprio seguendo questa traccia, Maurizio Rossi si è mosso in treno da Firenze accompagnato dalla moglie per tenere fede al suo impegno e trasmettere ai militanti e simpatizzanti, quel senso di lotta che ancora oggi ci tiene vivi ed in piedi tra le rovine. E come lui gli impavidi e intrepidi cuori (circa 20 anime) che si sono mossi da Roma, dal comprensorio innevato per ascoltare le parole del relatore, facendoci onore della loro presenza, testarda e cocciuta. In una parola, legionaria. Molto apprezzati i manifesti artigianali preparati dal NIS e da Raido, con l’immagine del Capitano e con le sue frasi più significative, che sono state affisse nei locali di APZ in Via Pirgus 37. Prima dell’intervento di Maurizio Rossi si è colta l’occasione per far comunicare al rappresentante del Fascio Etrusco di Cerveteri, le attività che stanno svolgendo, al rappresentante di Raido il lavoro che si è svolto e si sta svolgendo proprio sullo studio e la messa in pratica dell’”Esempio Legionario” e dal responsabile di Azione Punto Zero, una piccola presentazione del programma della serata.  
 
Dopo l’intervento invece è stata la volta delle domande, attente e interessanti che hanno voluto rivolgere gli ospiti al relatore. Terminata la conferenza la serata è proseguita con una cena "legionaria" con cibi esclusivamente “fatti in casa” – per esaltare le virtù domestiche e dare un calcio ai trust alimentari. Gran finale a cura della sezione tecnologica de “La Vecchia Sezione” che con Nicolò e Ale, oltre a proporre le classiche canzoni di area ha poi intrattenuto il pubblico con pezzi di autore cantati in solitario e una sessione di kamikaze karaoke che ha esaltato e fatto cantare tutti coloro che sono rimasti fino a notte inoltrata le cui interpretazioni hanno fatto divertire – soprattutto ridere! Insomma, nonostante il gelo e la crisi, le anime ardono nella fede legionaria e nel canto comunitario! 
 
Tutto ciò poteva benissimo essere evitato, la conferenza poteva tranquillamente essere rimandata, ma l'Esempio di cui tanto parliamo e a cui facciamo riferimento non ci insegna questo. Gli ostacoli non ci impediscono di continuare a marciare, ma sono prove e come tali vanno affrontate e superate. Questa è stata per tutti una prova, una prova di coraggio e fede, un atto d'amore nei confronti della Comunità. Così ringraziamo Maurizio che ci ha istruiti e ci ha tenuto compagnia, ringraziamo la nostra sorella legionaria che si è barricata in casa tutto il giorno per prepararci da mangiare, ringraziamo i ragazzi che si sono spostati in condizioni disagiate e sfavorevoli e diamo appuntamento a tutti alla prossima volta! In alto i cuori.
 

giovedì 26 gennaio 2012

ORARIO D'INIZIO ORE 19.00
(causa ritardo treni)


Sabato 4 Febbraio, ore 18.00 Santa Marinella

IL CAPO DI CUIB
Elementi di stile legionario

Interviene Maurizio Rossi

Contro la crisi la soluzione è una: il metodo legionario!
A seguire cena comunitaria

Approssimandoci al 4 Febbraio .....

"Lo Stato basato sulla vecchia ideologia della rivoluzione francese va in rovina. Nel mondo si pone il problema di uno Stato nuovo. Esso può essere molto buono o molto cattivo. Come sarà? Sarà come noi lo faremo. Lo Stato nuovo però non si può fondare soltanto su concezioni teoriche di diritto costituzionale. Lo Stato nuovo presuppone, in primo luogo e come elemento indispensabile, un tipo nuovo di uomo. Uno Stato nuovo, con uomini dei vecchi difetti, non lo si può concepire. Lo Stato è un semplice abito che riveste il corpo della nazione. Possiamo confezionare un abito nuovo, lussuoso, costoso, ma che non sarà di alcuna utilità se ricoprirà un corpo esausto, distrutto da cancri morali e fisici. L'uomo nuovo, e la nazione rinnovata, presuppone un grande rinnovamento spirituale, una grande rivoluzione spirituale del popolo intero, cioè un rovesciamento dell'orientamento spirituale odierno, e un'offensiva categorica contro questo orientamento."

Il Capo di Cuib

mercoledì 30 novembre 2011

ESSERE ESEMPIO! (Comunicato & foto)

(30/11/2011) - Lottare per chi ha lottato, per non dimenticare chi è caduto: mai. Si potrebbe riassumere così l’iniziativa che ha visto più realtà in tutta Italia operare insieme per ricordare l’anniversario della morte di Corneliu Zelea Codreanu, già capo della Guardia di Ferro rumena e assassinato esattamente settantatre anni fa. Un anniversario che cade in un momento in cui, come non mai, c’è bisogno dell’esempio: e di quello di Corneliu Codreanu soprattutto. “Essere esempio” dunque, è la frase lanciata con questa campagna: nè retorica celebrativa, nè belle parole atte a colpire l’osservatore, ma un messaggio la cui efficacia sta anzitutto nella sua essenzialità, quell’essenzialità di chi, sempre, antepone l’esempio dell’onore e della fedeltà, della lealtà e del sacrificio, anche quando le circostanze della vita sono tra le più avverse e sfavorevoli. In ossequio al principio dell’azione impersonale tanto caro al Capitano, gli striscioni affissi non sono stati corredati di firma alcuna poichè, come insegna la scuola legionaria, la sola azione che eleva è l’azione svincolata dai frutti dell’azione stessa, dal clamore e dalle vanterie di circostanza. Ancora oggi, quindi, riaffermiamo l’imprescindibilità del messaggio di Codreanu che, dinnanzi allo squallore sociopolitico attuale, si erge imperioso sopra le rovine. Ancora oggi, quindi, riaffermiamo che, per cambiare le cose, non servono programmi, ma uomini nuovi. Uomini che sappiano essere esempio!


Qui tutte le immagini da tutte le città:
http://www.azionetradizionale.com/2011/11/30/essere-esempio-comunicato/