Alla cerimonia di commemorazione per i Caduti di Rovetta
Posted by Raggruppamento Rsi Delegazione Lazio on Lunedì 28 settembre 2015
“La strada da percorrere conduce al di là del PUNTO ZERO, conduce oltre la linea, oltre il muro del tempo e, attraverso di esso” Ernst Junger
venerdì 2 ottobre 2015
Intervento di Stelvio Dal Piaz, combattente della RSI, in occasione della commemorazione per i Caduti di Rovetta
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mercoledì 30 settembre 2015
L’Idea di Stato - Il pensiero politico di Carlo Costamagna
Conferenza L’Idea di Stato- Il pensiero politico di Carlo Costamagna
Sabato 3 Ottobre, ore 17:30
Raido, via Scirè 21/23, Roma
Interviene: Rodolfo Sideri, autore di “L’umanesimo nazionale di Carlo Costamagna”
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martedì 29 settembre 2015
San Michele Arcangelo
Oggi è San Michele Arcangelo,
Rivolgiamo una preghiera al Capo delle Milizie Celesti, difensore della fede divina dalle orde infere e dal caos.
domenica 27 settembre 2015
ALIENA TEMPORA CURRUNT
Sono tempi strani.
Mi sveglio, il
televisore appena acceso (vecchia abitudine galeotta) manda
canzoncine ridicole, sigle di cartoni animati e già nell’alzarmi dal
letto la giornata ha assunto i contorni della farsa mesta e tragica. Esco e
mi sento già stanco, mi guardo intorno e dentro di me, e
il Nemico è dappertutto.
Le persone oscillano tra una mesta docilità, una rabbia
inespressa (Facebook è diventato la valvola di sfogo della nazione)
ed il caratteristico vittimismo.
Gli sfoghi cominciano solitamente con le parole «dovrebbero»
o «bisognerebbe». Chi sarebbe il salvatore, o i salvatori, non è dato
saperlo. Forse Renzi, o Grillo o Savini, addirittura la Meloni (lei?
salvare chi? al massimo le sue parassitarie prebende!),
spesso è genericamente «la gente» che «vedrai tu quando…». Il
«quando» fissa una prospettiva fosca - quando non ci sarà più da
mangiare, quando staremo tutti per strada, quando avremo toccato il fondo,
quando i clandestini ci avranno invaso - oppure un decisivo momento
di rottura - quando ci sveglieremo, quando «avremo
vinto». Allora li saremmo (chi?) «andati a prendere».
A questo si aggiunge il bombardamento mediatico
che forgia le menti e le coscienze, riportando tutti sul giusto binario del
«dialogo». È indispensabile essere «civili». Essere «pazienti».
Qualsiasi
cosa che escadagli steccati costruiti dai
media viene liquidata (e condannata) come «violenza». Non so
come, ma la dottrina del «politicamente corretto» si sposa
perfettamente con gli eccidi virtuali del «quando».
«Vergogna» e «dignità» continuano ad essere i termini più
apprezzati mentre guardo intontito le immagini delle esecuzioni
dell’ISIS, delle rivolte in Ucraina scorrere sullo schermo del televisore.
I TG dicono tutto ed il contrario di tutto perché non
sanno bene che posizione prendere – dilaniati tra la generica linea
anti-russa e la presenza in piazza di nazionalisti. Così la
rivolta è opera di «neonazisti». Poco dopo è di «cittadini
che chiedono di entrare in Europa».
Così come per gli sbarchi e i naufragi sulle nostre coste.
Un giorno accusiamo la Germania e la culona della cancelliera Merkel che ci
dice di tenerceli, un giorno la esaltiamo perché li accoglie tutti (ma non i
nostri, i siriani che vengono dall’Ungheria)
Intanto sempre i TG ci parlano di «giovani
drogati» che per una dose sterminano i nonni, di padri disperati
che uccidono figli tossici e si suicidano, di bimbi, di madri, di
pensionati falciati sul marciapiede dai soliti «automobilisti
ubriachi», mentre dilagano le baby adolescenti «di buona famiglia» che
si prostituiscono per qualche capo «griffato» con professionisti, manager e
rispettabili padri di famiglia. Nessuno ci fa caso. Manco la
Mussolini, che si è subito ripresa il pedofilo e fedigrafo consorte…
Ci si suicida perché si è perso il lavoro o perché si deve
chiudere l’azienda. Cala un sipario nero, come dimezzanotte,
e compare il Nemico, il Calunniatore, il
Seduttore… «Chi me lo fa fare, il lavoro, la famiglia…» è il
mantra, l’autoassoluzione e scongiuro per tutto.
Ma ci sono «segnali di
ripresa». Siamo ormai «fuori dalla recessione» e quasi «fuori
dalla crisi» se fossimo stati civili, se fossimo stati
responsabili… «Responsabilità» è in effetti una delle parole
d’ordine da qualche anno: bisogna «lavorare» e «concentrarsi» sui «problemi
reali del paese», perché solo così «ne saremmo usciti», ed ogni
deviazione è una mancanza di «responsabilità», ce lo dicono Renzi e
Berlusconi, e perfino Grillo. E soprattutto il neo presidente Mattarella,
emerso dalle nebbie della prima repubblica e già santificato.
Quotidianamente ci spiegano come avevamo sbagliato tutto
(millenni di civiltà) ed eravamo «inadeguati». Siamo in un momento
storico (detto «il nostro tempo») in cui il mondo «è cambiato» e
dobbiamo adattarci. A dimostrarlo, c’è il fatto che «all’estero»
non sono come noi – «all’estero» è un «paese civile», un
Eldorado dove il «progresso», Obama e la Merkel hanno risolto ogni
problema. Da noi invece in concomitanza delle tornate elettorali vengono
arrestati ex ministri, governatori, sindaci, banchieri e
faccendieri: tutti, stupiti, al momento dell’arresto ci
dicono che «non hanno fatto nulla di illegale, hanno preso, o dato,
soldi, sì, ma non lo sapevano…»
«Ondate bibliche» di disperati – bimbi attratti nel
paese dei balocchi - sbarcano a Lampedusa, o ce li andiamo a prendere
con la Marina Militare a poche miglia dalle coste dell’Africa: le immagini
commuovono e muovono politici, sacerdoti, intellettuali, giornalisti
e tutti noi a parole di accoglienza e conforto – e solo parole rimangono, se
non occasione di arricchimento e sfruttamento. E di aumento della
criminalità, una criminalità feroce e disperata, opera di disperati che non
hanno niente da perdere e da fare, .
Sullo schermo del televisore, gli onnipresenti appelli
di «Onlus che chiedono soldi» per dei ragazzini africani.
Il «cyberbullismo» è la nuova piaga sociale.
Adolescenti si suicidano quasi quotidianamente perché «su siti web dove si può
scrivere di tutto» ricevono insulti da parte di «vigliacchi protetti
dall’anonimato». L’eroina è ovunque e «gli esperti» (ci
sono sempre esperti per ogni cosa) parlano di «ricorsi ventennali delle
droghe». Twitter scandisce la dialettica (140 caratteri, hashtag)
del dibattito del momento. Intanto, «tanto siamo tutti
d’accordo», cominciamo a legalizzare la Cannabis – il nome latino dà un’aura di
scientificità, e responsabilità. Giocatori, cantanti e show girl sembra
facciano a gara a spacciare le loro «performances» a base di sesso e
droga, ed è ritenuto originale e spiritoso che un noto maître à
penser mimi in televisione un «tiro» di coca. E poi, togliere il
soldi alle mafie, e con lo Stato che ci guadagna!
Tutti incollati al proprio tablet o al proprio
smartphone, intenti a «whatsappare» e scattare «selfie». Ma «la
rete» è presentata come una giungla inesplorata e pericolosa, dove si
annidano pericoli (il più temuto: i «neonazisti» e i «pedofili»,
spesso associati).
La violenza domina l’Italia. E soprattutto le
«curve delle opposte tifoserie», e questo è davvero grave. Ogni polemica
si risolve in reciproche accuse di «squadrismo». La «democrazia» è costantemente
in pericolo. Per fortuna la Roma dei Casamonica e di Mafia capitale, nelle
parole del suo sindaco Marino: «ha saputo cacciare fascisti e nazisti». Ma
siamo seri!
La «ludopatia» sta conducendo nell’abisso milioni di
famiglie, ma lo stato ci guadagna. Lo spettro della
Grecia e del «default» sempre presente.
La «transofobia» serpeggia. I giovani continuano a morire
per «il folle gioco alcolico dei social network». «L’ombra del satanismo»
incombe e ci sono stati furti nelle chiese e profanazioni. Halloween ha
ormai sostituito il Carnevale.«Gender» è la parola chiave, insieme a
«genitore 1» e «genitore 2».
«Mala tempora currunt», si annunciano tempi bui, avrebbe
detto Cierone. Io invece mi chiedo com’è che si sia potuto arrivare a questo, a
questi tempi strani e che io sento estranei… Ma ormai ho smesso di pormi
domande, di cercare quale può essere la verità in questo coacervo di
inutili luoghi comuni, e procedo per inerzia, come il Governo. Le persone
in strada hanno gli occhi bassi ed un’aura di rassegnazione.
L’intero Paese sembra giunto al termine di una relazione – quando nessuno
dei due ha il coraggio di lasciare l’altro e la storia va avanti per un po’
malgrado sia finita, e gli istanti in cui sembra funzionare di nuovo
servono solo a ricordarti quello che hai perduto.
Lo stato sociale è in crisi, si sente parlare di famiglie,
di anziani, di bimbi che hanno fame. Si cammina rasente ai muri, come in
tempo di guerra. L’altro giorno ho visto una scena che, settantenne, mi ha
riportato ai tempi della mia infanzia: due anziani, neanche malmessi,
raccoglievano cicche per recuperarne un po’ di tabacco…
Intanto la depressione, il male oscuro, oscura le volontà e
le coscienze…
E questa rassegnazione, troppo evidente per essere ignorata
dei media, è presentata come il terreno fertile per la
presa di potere dei «populisti». Conservare il «rispetto delle
istituzioni» è il limite di critica superato il quale si sfocia nello «squadrismo». Ce
lo dicono manager e politici dall’alto delle loro prebende milionarie.
Si annuncia uno strano autunno, senza gioia,
senza vendemmie, senza frutti: a confondere ansia e
desiderio, disincanto ed illusione.
Intanto ho visto in faccia il Nemico, l’ho
riconosciuto: e siamo noi, noi in questo è tempo strano ed
estraneo di irresponsabilità, di identità generiche al limite del
dissolto! Siamo noi questa società, ed è da noi che deve partire il
cambiamento! Una piccola comunità di gente che non si prefigge di
cambiare il mondo a colpi di “male minore”, di compromessi e luoghi
comuni, ma affermando qui e ora tutta la verità, pur sapendo che
è ignorata dai media e dall’opinione pubblica. Nella speranza che il
tempo la vedrà trionfare!
La Verità svelata dal Tempo, forse
l’opera più personale scolpita da Gian Lorenzo Bernini e ora nella
Galleria Borghese di Roma, dovremmo eleggerla a simbolo del nostro
impegno. Il fatto emblematico è che Bernini quella scultura non ha mai
potuto terminarla. Proprio come accade spesso a ciascuno di noi, quando ci
accorgiamo che non avremo abbastanza tempo per adempiere al nostro compito.
Altri, però, continueranno il lavoro iniziato. E non taceranno!
Caterpillar
sabato 26 settembre 2015
Azione Punto Zero - Notiziario di controinformazione e di lotta al sistema
E' uscito il nuovo giornale legionario di Azione Punto Zero, in formato più ridotto ma più ricco di articoli dottrinari e con una grafica migliore. Il nuovo notiziario militante ha come pubblico-obiettivo principalmente i ragazzi, troppo spesso disorientati e senza letture di formative di qualità. Senza pretesa alcuna, il giornale di Azione Punto Zero tende a innescare nel giovane che lo legge quella scintilla sufficiente per spingerlo verso un ulteriore approfondimento e avvicinamento al mondo della militanza.
In questo numero:
- La disciplina degli Spartani: una fonte eterna d'ispirazione
- Crisi greca, parola ad uno Spartano!
- "Le Porte di Fuoco": la battaglia delle Termopili come non l'avete mai sentita raccontare
- Niemals - Emporio Legionario
In questo numero:
- La disciplina degli Spartani: una fonte eterna d'ispirazione
- Crisi greca, parola ad uno Spartano!
- "Le Porte di Fuoco": la battaglia delle Termopili come non l'avete mai sentita raccontare
- Niemals - Emporio Legionario
mercoledì 23 settembre 2015
Equinozio d'autunno 2015
In occasione dell'equinozio d'autunno che cade oggi, riproponiamo un passo della lettura "I quattro Pilastri dell'anno" Tratta da “Solstitium” Anno IV numero 3-4 del Dicembre 1979".
"Facendo seguito al periodo estivo, l’Autunno avanza come un lento ripensamento. La fiamma della passione si riduce dando luogo ad un periodo di intensa riflessione, in cui il mondo esterno è filtrato attraverso lo schermo dei propri pensieri e si giudica quanto si è fatto. E’ il 23 settembre, data dell’Equinozio d’Autunno o discendente e quarto pilastro dell’anno. La notte è ora di nuovo uguale al giorno, ma in forma diversa che in Primavera. La vita ora si ritira lentamente in se stessa e medita sul passato. Astrologicamente il Sole entra nella Bilancia (segno d’Aria), seguita dallo Scorpione e dal Sagittario. Nel giorno corrisponde all’ora del Tramonto, l’egizio Tum, in cui la luce si bilancia con l’oscurità e tende lentamente verso la morte. E’ un’ora malinconica in cui i fantasmi passati risorgono e antiche e nuove idee affollano la mente, in cui si fa il bilancio sul proprio passato immediato e se ne tirano le somme. E’ il periodo in cui si raccolgono i frutti e si semina il grano che nascerà nel nuovo anno. Esotericamente la luce dell’Essere si ritrae dall’esterno e tende a coagularsi nella propria origine spirituale, dando l’impressione come di una lenta morte che prende la natura interna ed esterna. E’ in questo periodo che venivano praticati riti di astinenza e di purificazione, per liberarsi di tutto e iniziare il nuovo anno rinnovati interiormente. Di solito il periodo di astinenza precedeva immediatamente la data del Solstizio d’Inverno. La sera che va verso la notte è un’ora di purificazione in cui più forte deve splendere il Sole interno, ora non più oscurato dalla luce del giorno, e il crepuscolo fa da silenzioso ingresso. Ritualmente questo è il periodo dell’Aria: intelligenza e comprensione per quanto si è fatto e quanto si farà. La luce ora splende limpida nella propria mente e permette un giudizio obiettivo sui propri fatti e misfatti. Si può anche sorridere di sé, con paziente tolleranza, ma tutto ormai è dietro se stessi e va lasciato da parte."
martedì 22 settembre 2015
USA, con Assad ora si tratta
(Fonte: www.maurizioblondet.it)
Dalla Reuters:
“Dopo colloqui con il segretario britannico agli esteri Philip Hammond a Londra, John Kerry ha fatto appello alla Russia e all’Iran perché usino la loro influenza su Assad per convincerlo a negoziare una transizione politica.
“Kerry ha detto che gli Stati Uniti danno il benvenuto al coinvolgimento della Russia nel contrastare lo Stato Islamico in Siria ma il peggiorare della crisi dei rifugiati sottolinea il bisogno di trovare un compromesso che possa anche portare a un cambiamento politico nel paese. “Abbiamo bisogno di ottenere un negoziato. E’ quel che cerchiamo, e noi speriamo che Russia ed Iran, ed ogni altro paese influente, aiuterà a portare a questo, perché è questo che impedisce alla crisi di finire”.
Sentite, cari lettori, il cambio di tono? Ancora una settimana fa’ Washington ordinava a Grecia, Bulgaria, Irak di vietare il loro spazio aereo agli aerei di Mosca diretti verso la Siria, per impedire il rafforzamento militare russo. Sembrava pronta a rischiare lo scontro diretto fra le sue forze e quelle russe, insomma la terza guerra mondiale. Adesso tale rafforzamento “è benvenuto”. Prima, tuonava: Assad deve sparire, Assad must go, e immediatamente, prima di ogni discussione sul futuro della Siria, perché Assad era peggio dell’IS, “ha massacrato il suo stesso popolo”, non si tratta con questo criminale internazionale. Adesso si pregano Mosca e Teheran di “esercitare la loro influenza” su Assad “per convincerlo” a negoziare la transizione. L’Occidente si preparava ad attaccare unilateralmente il regime siriano, come due anni fa. Hollande e Cameron avevano già scaldato i motori dei loro caccia per farla finita con il capo siriano una volta per tutte. Gli Usa, con la scusa di colpire l’IS, colpivano le infrastrutture.
Il povero Kerry ha aggiunto persino questo: “Sì, nell’ultimo anno e mezzo abbiamo detto che Assad deve andarsene, ma quando e con quale modalità, è decisione che va’ fatta nel contesto del negoziato di Ginevra…Non deve essere proprio un giorno o un mese…c’è un processo per cui tutte le parti devono mettersi insieme e raggiungere un’intesa su come si può meglio raggiungere questo scopo”. Incredibile o no? Prima era aggressività, minaccia, unilateralismo; gli Usa comandano e gli altri obbediscano; adesso “negoziato”, “intesa”, nel contesto di Ginevra (un negoziato fra le opposizioni siriane ed il regime, che gli Usa hanno liquidato con spregio).
Il ruggito è diventato un miagolio, l’ammissione di una sconfitta umiliante. Chissà se sono bastati i due giorni consecutivi di bombardamenti dell’aviazione siriana (ben guidata però) contro Rakka, Idlib e Palmyra, così efficaci da mostrare che lo Stato Islamico è ben lungi dall’essere invincibile, e se l’Occidente volesse applicarcisi, la crisi dei rifugiati sarebbe presto finita.
Quattro Sukhoi “Flanker” e otto elicotteri d’assalto russi, uniti al fatto che Mosca ha mostrato una chiara e fattiva volontà di eliminare l’IS; l’astuto invito di Putin agli americani e occidentali ad unirsi a lui nell’operazione di cancellazione dello Stato Islamico (che stavano aiutando) ossia a “combattere il terrorismo come detta il diritto internazionale”, è bastato per obbligare gli americani ad abbandonare il loro bluff. Il capo del Pentagono Ashton Carter (gran minacciatore di armi tecnologicamente miracolose, capaci di dare “Il primo colpo nucleare” a Mosca) s’è affrettato a telefonare al suo collega russo Shoygu per coordinarsi, onde scongiurare un “incidente involontario” fra gli aerei Usa e quelli russi. Lo voglia o no, Washington dovrà combattere lo Stato Islamico a fianco della Russsia. Altri complici, Turchia, Arabia Saudita, Katar, hanno visto che le loro creature jihadiste si trovano oggi davanti a un Assad rafforzato in modo decisivo dall’appoggio tecnico, logistico e d’intelligence russo. La notizia fatta circolare che Mosca “può prendere in considerazione” anche un invio di truppe se lo chiede Assad, ha probabilmente completato il quadro.
Sicché
- Netanyahu s’è precipitato a Mosca per lamentarsi delle armi troppo efficaci che la Russia mette a disposizione della Siria, segno di paura.
- Nel Congresso Usa, per la prima volta dopo quattro anni e 250 mila morti si sono alzate voci che chiedono “una revisione delle nostre politiche anti-Assad. ” verso Assad. ( http://www.al-monitor.com/pulse/originals/2015/09/congress-democrats-assad-regime-change-isis.html#ixzz3m4mHdgV9)
3) Persino la crisi dei rifugiati, con le ondate inviate dalla Turchia in Europa, ha prodotto un esito che gli ispiratori non avevano probabilmente previsto: i leader europei hanno dovuto volgere lo sguardo all’atroce conflitto in Siria, che hanno fatto finta di non vedere per quattro anni; ed ovviamente non potevano vendere alle loro opinioni pubbliche la colossale falsità di Washington, ossia che per far finire il conflitto bisognava far cadere Assad e, dunque, consegnare la popolazione siriana al potere dei jhadisti. Sicché persino nell’imbelle Europa si sono alzate voci come quella del nostro Gentiloni: “Noi come Italia siamo sempre stati scettici” sulla bontà dell’impostazione di “far fuori Assad” con la “consapevolezza che le forze di opposizione erano limitate, con il rischio di creare un vuoto, in cui il terrorismo avrebbe potuto trovare spazio”.
La grande opera di destabilizzazione di Assad, che sembrava prossima al successo solo pochi giorni fa, adesso ha mutato segno. Adesso è il processo di negoziato e pacificazione di Putin ad avere il sopravvento, su tutta la linea. Erdogan, Riyad e gli stati petroliferi del Golfo, che hanno creato Daesh, sono i perdenti – insieme ancora una volta ad Hollande e Cameron.
L’altro vincitore è l’Iran. Dopotutto, la monarchia saudita aveva creato, e pagato, Daesh, allo scopo sì di far cadere Assad, ma perché la caduta avrebbe indebolito in modo irreparabile l’asse sciita, essendo la Siria alawita il collegamento necessario fra Teheran ed Hezbollah.
La durata molto probabile di Assad, fa’ notare Zero Hedge, impedisce la nascita del gasdotto Katar-Turchia, un sogno americano e saudita ché sarebbe servito a sostituire le forniture di Gazprom ai consumatori europei. La tubatura avrebbe dovuto necessariamente passare per la Siria. E secondo il Guardian, “nel 2009 Assad rifiutò di firmare un accordo proposto dal Katar” per simile gasdotto, “e diede come motivazione di ‘proteggere gli interessi del suo alleato russo, che è il massimo fornitore di gas naturale all’Europa”.
Una risposta di grande dignità e lealtà. E’ dopo quella risposta che, come ha rivelato l’ex ministro degli esteri francese Roland Dumas, “i britannici han cominciato a preparare le operazioni in Siria”. E’ per questo che Usa, Francia, Londra e Sauditi e Turchi hanno provocato morte e distruzione nel paese.
Da una tale risposta di Assad, si capisce meglio quanto sia profondo il legame che lo unisce a Mosca – e come fosse vuoto e stupido il calcolo che Putin avrebbe”lasciato cadere” un simile amico. “Noi non siamo come gli americani, noi non abbandoniamo i nostri amici”, come ha detto il generale Kasem Soleimani, delle forze iraniane Quds, corpi speciali fortemente presenti in Siria e in Irak.
Invece di firmare il contratto col Katar, Assad ha condotto negoziati per una pipeline alternativa, con l’Iran, che passando per l’Irak e la Siria avrebbe potuto fornire all’Europa gas iraniano. Un progetto da 10 miliardi di dollari, che spaventò tanto la corte wahabita che il principe Bandar bin Sultan volle un colloquio a quattr’occhi con Putin in cui gli propose il controllo congiunto del mercato globale del petrolio, se avesse lasciato Assad al suo destino; altrimenti, avrebbe scatenato contro Mosca i terroristi, “che noi controlliamo”. Putin gli mostrò la porta. Il prezzo del barile cominciò da allora a cadere.
Putin ebbe ancora più chiaro che qualunque regime si insediasse al posto di Assad, sarebbe stato un fantoccio nelle mani saudite. E gli avrebbe sottratto il mercato europeo.
A questo punto, invece, l’Iran – liberato dalle sanzioni – prende il sopravvento nell’area. A Netanyahu, troppo occupato a mobilitare sayan e complici in Usa contro l’accordo iraniano, è sfuggita una parte del quadro più importante.
Le temutissime forze speciali iraniane combattono in Siria in evidente alleanza con Mosca. Il 21 settembre è stato annunciato un incontro russo-iraniano “per discutere il piano in quattro punti sulla Siria”; un piano iraniano che somiglierà molto, giureremmo, a quello putiniano: eliminare Daesh, aprire un negoziato sul mantenimento di Assad (o della componente alawita) nel governo futuro della Siria, in ogni caso sbattere fuori i sauditi dall’affare.
Onu: Arabia Saudita garante dei diritti dell’uomo
Ma questi possono consolarsi: con l’appoggio americano, israeliano ed europeo, sono stati elevati a dirigere il Comitato per i Diritti dell’Uomo alle Nazioni Unite. Da quel seggio, detterà agli altri paesi gli standard internazionali in materia di civiltà giuridica l’illuminata monarchia coranica che pratica la pena di morte per decapitazione (dall’inizio dell’anno la “giustizia” wahabita ha già decapitato più gente di Daesh), il taglio della mano per i ladri, che ha comminato mille frustate allo scrittore e dissidente politico Saif Badawi che tiene in prigione senza capo d’accusa, e che è famoso nel mondo per come rispetti “i diritti delle donne”. Quanto ai diritti dei gay, al matrimonio omosessuale e all’adozione da parte di coppie di pervertiti, siamo sicuri che la legislazione saudita ha ormai superato le più avanzate dell’Occidente. Lo sappiamo dal fatto che Elton John non ha inscenato nemmeno una delle sue isteriche manifestazioni di odio che ha esercitato contro Putin, contro Dolce & Gabbana e contro il sindaco di Venezia.
La ossessa Regina delle Kulandre globali tace, vuol dire che acconsente. E così l’intero movimento LGBT, la sinistra intelligente,le femministe militanti, le Femen, non trovano niente da dire sulla scelta dell’Onu.
Cosa volete, i valori dell’Occidente sono in buone mani.
(Frattanto Hollande, quello che ha rifiutato di consegnare a Mosca la nave Mistral, che tuttora si prepara a far sparire Assad a forza di bombardamenti, che ha sostenuto le sanzioni contro la Russia colpevole di combattere il regime di Kiev, ha mandato il suo ministro dell’agricoltura a pregare Putin di…togliere le contro-sanzioni contro i generi alimentari francesi, che la Russia non acquista più. Glie l’hanno chiesto i coltivatori di Francia, categoria molto potente ed irritabile)
La Cina si unisce all’asse Siria-Iran-Russia.
L’inviato di Pechino in Medio Oriente ha incontrato il premier iracheno (sciita) Al Maliki; ed ha dichiarato che “la Cina si porrà risolutamente a fianco degli iracheni nel loro sforzo di preservare la propria sovranità e ed indipendenza e combattero il terrorismo”. Il governo sciita iracheno sta combattendo contro lo Stato Islamico. I cinesi si stanno schierando sempre più apertamente ed efficacemente nel conflitto.
Maurizio Blondet
lunedì 21 settembre 2015
Appuntamenti di Settembre 2015 Raggruppamento combattenti e reduci R.S.I. Continuità Ideale
I prossimi appuntamenti della delegazione laziale del Raggruppamento combattenti e reduci della R.S.I. in collaborazione con le associazioni Campo della Memoria e Ass.ne Nazionale Volontari di Guerra
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Ass.Volontari di Guerra,
campo della Memoria,
Raggruppamento RSI
domenica 20 settembre 2015
ENTRA IN AZIONE! Il vero ribelle non dibatte...combatte!
Inizia oggi il nuovo anno militante di AZIONE PUNTO ZERO, gruppo politico lontano dai partiti e dalle arene elettorali e mirante alla formazione di UOMINI dediti all’amore per la propria terra, immuni alle lusinghe della società dell’apparire e che sappiano affermare la luce della Tradizione.
A chi ci chiede se c’è ne fosse veramente bisogno di una comunità militante quale APZ, noi rispondiamo CERTAMENTE. Lontani dal richiamo e dalla logica elettorale, APZ si pone come una alternativa valida, e verificata nel tempo, alla cialtroneria vigente nel comprensorio che per un gruzzolo di voti tutto ha desertificato.
AZIONE PUNTO ZERO ha l’ambizione di essere una scuola di milizia per uomini e donne che vogliono abbattere il sistema vigente in cui impera il denaro, l’interesse individuale e l’egoismo per riaffermare un’esistenza solare in linea con i valori dei nostri padri.
A chi ci chiede se c’è ne fosse veramente bisogno di una comunità militante quale APZ, noi rispondiamo CERTAMENTE. Lontani dal richiamo e dalla logica elettorale, APZ si pone come una alternativa valida, e verificata nel tempo, alla cialtroneria vigente nel comprensorio che per un gruzzolo di voti tutto ha desertificato.
AZIONE PUNTO ZERO ha l’ambizione di essere una scuola di milizia per uomini e donne che vogliono abbattere il sistema vigente in cui impera il denaro, l’interesse individuale e l’egoismo per riaffermare un’esistenza solare in linea con i valori dei nostri padri.
Breve Invito a Rinviare il suicidio
(Fonte: Aurhelio.it)
Guardando un Tg o leggendo un giornale ci imbattiamo spesso in notizie legate ai suicidi a causa della crisi. Il martellamento tipico del mondo giornalistico ha effetti soporiferi per la ragione umana e succede così che al bar, a scuola, al lavoro, o in qualunque altro luogo preferite sentiamo affermazioni che sembrano lezioni apprese, tra un commento all’ultimo goal di Totti e una lacrimuccia ipocrita per gli sbarchi a Lampedusa emerge il “hanno detto in tv che si è ammazzato per la crisi”.
I media hanno creato un mostro: “la crisi”, e l’hanno nutrito fino al punto di farlo diventare, nella testa delle persone, un mostro sconosciuto, incorporeo, che rapisce le persone, una sorta di orco del terzo millennio, uno spauracchio che nessuno sa bene esattamente cosa sia, ma allo stesso tempo tutti ne parlano come se ne conoscessero ogni dettaglio, commentano, si adirano, provano a dargli una connotazione. Come tutti i mostri ed orchi che si rispettino però, per chi abbia una concezione della fiaba come metafora, il mostro è tutt’altro che fuori di noi, bensì nei recessi della mente, e non qualcosa che dobbiamo affrontare al di fuori di noi stessi. Per arrivare al punto centrale di questo articolo, non è certo la crisi la causa dei suicidi, ma una visione di noi stessi e del mondo in cui viviamo completamente errata, capovolta.
Le radici delle motivazioni che stanno alla base di questi gesti insani sono da ricercare nella scala di valori che ha l’uomo moderno, ovvero una preminenza del fattore economico su ogni altro aspetto della vita. Sembra che un uomo in questa società sia funzionale esclusivamente se crei profitto, se risponda a criteri di produttività, di adattabilità al mondo del lavoro che cambia, e tutta una serie di buffonate coniate dai soliti parrucconi ed economisti da poltrona.
Il lavoro dell’uomo è nobile solo se produce frutti a tutti i livelli, partendo da quello spirituale per arrivare fino a quello materiale, quest’ultimo importante si, ma sempre subordinato ai piani più alti. Si torna a ripetere: non è l’entità astratta “crisi” che uccide, ma l’assenza di valori. I suicidi sono il risultato di un potere che ci vuole deboli e usa ogni mezzo per farlo, dalla tv, agli smartphone, all’alimentazione, alla distruzione sistematica delle famiglie e della vita in comunità solidali. Un uomo protetto dalla sua famiglia e dalla sua comunità, con un sano modo di sostentarsi e libero da attrazioni virtuali malsane che lo isolano dal creato non penserebbe mai al suicidio. Per l’uomo moderno, che ha creato una società basata sul denaro, è una logica conseguenza l’identificarsi con i propri averi, anziché sul proprio essere, e quando questi averi sono carenti, assenti, o peggio ancora si è immersi nei debiti, si diventa inutili. Ciò che si credeva di essere, sparisce insieme ai soldi, alla casa, alle rate del mutuo non pagate e, si affaccia la vergogna di essere povero. Senza la protezione di quelli che si credevano amici, senza una famiglia degna di tal nome che si possa stringere attorno, senza la presenza dello Stato, della nazione, senza un legame spirituale che unisca ai propri simili e a qualcosa di infinito che risiede in se stessi ma che si è profondamente e miseramente tradito. Senza soldi si è niente e a quel punto, si ritrova la strada di Casa o ci si perde nel bosco per sempre.
Se gettiamo uno sguardo nel passato, seppur esistente, la pratica del suicidio o più in generale della morte volontaria, era di tutt’altro tenore e valenza. Era intimamente un desiderio, al presentarsi di alcune circostanze, non di morire, ma al contrario di diventare immortali, diventare più-che-vita, accettare la caducità dell’essere umano e legarla all’infinito, a qualcosa di sovraterreno, per scelta virile, per lasciare ai posteri l’esempio e tracciare la Via. La cultura giapponese era intrisa di questo concetto prima che la decadenza spirituale colpisse anche il Sol Levante, e condurre un’esistenza senza onore, cosa percepita come ben più grave che vivere senza soldi, era riprovevole. Anche figure come Socrate ci danno l’esempio di rinuncia alla vita come passo verso qualcosa di più grande. Mai, nel mondo della Tradizione, le cause di una scelta così drastica e risolutiva furono da attribuirsi a meri problemi economici, o di solitudine o di depressione, malessere sempre esistito tra gli uomini, ma che figure come Omero o Plutarco attribuivano all’essere abbandonati dagli dei, quindi riferendosi sempre a principi divini. In questo senso l’uomo moderno è un depresso cronico.
La vita ha valore solo se analizzata in funzione della morte e della finitezza della condizione umana, e un uomo che si attacchi spasmodicamente alla vita materiale come oggi accade manca proprio il senso ultimo della sua esistenza, perdendola poi per sua mano in modo ancor peggiore. Le figure e gli insegnamenti spirituali in questo senso non mancano, a partire da Gesù Cristo, che rimette la propria vita terrena nelle mani del Padre o a Krishna che insegna ad Arjuna con le seguenti parole:
“Gli esseri sono non manifesti all’origine, sono manifesti nello stadio intermedio e di nuovo non manifesti dopo la dissoluzione. Perchè dunque, affliggerti?”
Nel buddismo, in particolare nella corrente zen, i maestri erano famosi per la capacità di saper predire la loro morte e addirittura fare ironia intorno a questo fatto naturale, deridendo la volontà del falso ego di aggrapparsi alla vita materiale anche oltre il tempo che ci è concesso dall’Esistenza Suprema. Lo stesso Gautama Buddha quando un monaco lo pregò di prolungare ancora la sua vita terrena rispose così:
“Come le case degli uomini, col lungo andare del tempo, rovinano, ma il suolo dove erano resta; così resta la mente del Buddha, e il suo corpo rovina come una vecchia casa.”
In conclusione ci troviamo di fronte ad enormi paradossi. L’uomo moderno così preso dalla materia e dalla vita animale, staccato da ogni principio di natura superiore si trova a rinunciare alla propria esistenza nella solitudine, nella depressione, per cause inerenti proprio a quella materialità che si appresta ad uccidere, mentre l’uomo spirituale che vive secondo principi superiori si appresta alla morte con serenità, anzi la ricerca con la gioia e la consapevolezza di avere legato dei principi immortali alla sua fine corporea, che gli sopravviveranno ben oltre la sua morte fisica e quindi per nulla turbato da questo evento. La vita e la morte come facce di una stessa medaglia, l’una vera grazie all’esistenza dell’altra. Non una rinuncia passiva, svuotata, nichilista, ma anzi un’affermazione, la morte fisica è la fine solo per il nostro ego. Il suicidio economico è il risultato di una morte spirituale.
DiEmme
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