venerdì 17 maggio 2013

Programma per l'amministrazione comunale Santa Marinella: Obbiettivi e introduzione


Pubblicheremo, da qui ai prossimi 15 giorni, il nostro programma politico per l'amministrazione comunale di Santa Marinella. Per una Terra Libera!

ORIZZONTE
DEGLI OBIETTIVI

• Perseguimento del benessere della persona e della tutela della Comunità Locale.
• Promozione della sovranità culturale, politica ed economico-finanziaria.
• Promozione del Diritto alla Salute ed alla cura del benessere psicofisico.
• Promozione della sicurezza e del massimo contrasto della criminalità.
• Promozione al Dovere del Lavoro.
• Promozione al Diritto alla Casa.
• Promozione della fede religiosa e della dimensione spirituale dell’essere umano.
• Promozione per la creazione di aziende socializzate.
• Promozione del sistema scolastico come modello educativo integrato nella
Nazione.
• Promozione del nucleo familiare come pilastro fondamentale della società e
• sostegno a tutte le politiche a salvaguardia della vita umana.
• Salvaguardia, sostegno e tutela del paesaggio, dell’ambiente e del patrimonio storico ed artistico.
• Incentivazione dei gemellaggi al fine per la creazione di una Federazione di Comuni europei che desiderino rivendicare l’autonomia politica e militare
dell’Europa.
• Promozione del localismo e delle peculiarità paesane, conseguente rifiuto della globalizzazione e delle politiche di delocalizzazione.
• Promozione e difesa del tessuto sociale, etico e spirituale dei cittadini europei, contro l’immigrazione extraeuropea, parassitaria e fuori da ogni controllo.
Per noi, la qualità della persona viene prima dei programmi. Abbiamo tentato di costituire uno schieramento di Donne e Uomini liberi che affermassero una concezione della vita e del mondo - quindi un riferimento politico e amministrativo, che fosse in contrasto con il sistema di potere, che vige a Santa Marinella. Coloro che potevano essere gli interlocutori per un tale tentativo, dal 2008 ad oggi, si sono dissolti o si sono inchinati ai candidati sindaci forti. Evidentemente lo spirito dei servi ha preso il sopravvento. Noi siamo rimasti impassibili alle offerte ricevute. Questo, che all’inizio era solo una bozza, rappresenta il nostro progetto per l’amministrazione del Comune di Santa Marinella e tale rimane prescindendo dal fatto se sussista o meno la volontà o la possibilità di candidarsi alle elezioni comunali.
“Non programmi ma Uomini nuovi” - C. Z. Codreanu


INTRODUZIONE



• Ripartire dal Territorio, ricreare il senso della Comunità, riscoprire l’orgoglio dell’appartenenza, rivendicare l’identità culturale come valore fondante legato alla storia, alla tradizione, alla lingua, al territorio.
• Sul piano strettamente finanziario, la crisi attuale mette in evidenza che i banchieri stanno portando alla rovina popoli, nazioni e intere regioni, per cui occorre creare sistemi di finanziamento della spesa comunale che siano svincolati dalle logiche liberiste a cui sono schiavizzati gli enti superiori
(provincie, regioni, consorzi, Stato nazionale)
• Ciò comporta anche un rifiuto netto e dichiarato, con una mozione d’intenti nel primo consiglio comunale della nuova consiliatura, della globalizzazione,
del mondialismo e del multiculturalismo cosmopolita.
• Questo dunque, è un progetto politico e amministrativo, elaborato da un’avanguardia che non vuole rassegnarsi alla mediocrità dei professionisti della politica locale o all’arrembaggio dei debuttanti, oppure alla subalternità storica della comunità cittadina alle famiglie che tengono in pugno il Santamarinellistan, viceversa, vuole essere protagonista del suo tempo nel segno di una continuità storica ed ideale.
• L’unica rivoluzione autentica, che nelle radici generò una trasformazione radicale in tutti i settori dello Stato ed una autentica giustizia sociale è stata quella di ispirazione fascista, fino alla Repubblica Sociale Italiana. Quindi è nel solco di pensatori quali Mussolini, Sorel, Gentile, Pound, Bombacci, Junger, R. Sermonti, Sankara, che questo programma di amministrazione locale prende vita.


martedì 14 maggio 2013

Battaglione del "Roma o Morte" identificato: emergono nuovi aspetti dell'RSI

Ricerche approfondite ci portano all'identificazione di una misteriosa foto raffigurante un battaglione scattata subito dopo l'attentato di Via Rasella: si tratta del semisconosciuto Roma o Morte, unità pre-militare nata con lo scopo di inquadrare i giovani e formarli in vista di futuri impegni bellici.

Il 9 Aprile 2013, durante l’annuale assemblea dei soci della Fondazione della RSI a Terranuova Bracciolini (AR), il ricercatore Emilio Scarone, impegnato in uno studio sulle Brigate Nere, ha espresso delle perplessità riguardo una foto pubblicata da Giorgio Sala, in cui erano ritratti i Militi del Battaglione “Tevere” della Repubblica Sociale Italiana, un reparto costituito nel Marzo 1945, composto da romani ripiegati al Nord dopo l’occupazione della Capitale.
Le perplessità erano sorte dopo che Scarone, scandagliando l’archivio fotografico della Fondazione della RSI, aveva ritrovato alcune foto scattate subito dopo l’attentato di Via Rasella, in cui si vedevano dei fascisti con una divisa del tutto uguale a quella del Battaglione “Tevere”, ossia giacca grigio-verde da Paracadutista, camicia nera, berretto rigido nero con teschio, fiamme pentagonali nere con lupa capitolina e gladio. Una divisa che richiamava più le Brigate Nere – costituite, però, solo nell’Estate 1944 – che un reparto della RSI operante in quella Primavera. Se a ciò si aggiunge che il Battaglione “Tevere” venne costituito solo l’anno successivo, si ha il quadro esatto del mistero che si era creato: di quale reparto si trattava?
Si sa che dopo l’attentato a Via Rasella furono impiegati nel quartiere con funzioni di polizia anche reparti italiani, come la PAI e la Decima MAS, ma nessuno citava la presenza di “speciali” unità in camicia nera che, come si evince dalla foto, portando i gladi, non potevano nemmeno appartenere alla Guardia Nazionale Repubblicana. Questa Forza Armata, infatti, nonostante che le sue Compagnie OP avessero adottato il berretto rigido nero con teschio, sfoggiava, sul bavero della giacca, le fiamme nere a doppia punta (tipiche della Milizia) e le doppie emme saettanti, non le fiamme pentagonali con il gladio.

Pietro Cappellari, Coordinatore del Gruppo Ricerche Storiche della Fondazione della RSI, ha contattato Giorgio Sala nel tentativo di risolvere il mistero. Dopo un consulto, Cappellari ha ricordato come, nei suoi studi sul fascismo repubblicano nella Capitale, si era imbattuto in due formazioni giovanili tipicamente romane, i Gruppi Fascisti di Azione Giovanile “Onore e Combattimento” e lo sconosciuto Battaglione “Roma o Morte”. Entrambi le unità erano state costituite dal PFR per inquadrare i giovani dell’Urbe in reparti paramilitari e curarne la formazione in vista di un successivo ipotetico impiego bellico. Se i Gruppi “Onore e Combattimento” sono piuttosto conosciuti, dubbi vi erano sul “Roma o Morte”, una unità pre-militare composta da Compagnie della Morte e Reparti Volontari d’Assalto, sul quale mancano notizie certe.

Le foto delle Camicie Nere operanti in Via Rasella e Via Quattro Fontane delineavano profili certamente non giovanili e, di logica, difficilmente potevano essere associati ad appartenenti a reparti di adolescenti. Infine, un altro dubbio: il Battaglione “Roma o Morte” era già stato costituito nel Marzo 1944?
Consultando l’emeroteca della Fondazione della RSI si è risolta la questione, effettivamente il “Roma e Morte” era operativo a quella data, potendo schierare ben mille giovani romani e gli “anziani” che operarono quel 23 Marzo in Via Rasella potevano essere benissimo gli Ufficiali di questo reparto, accorsi sul luogo dopo l’esplosione.
Giorgio Sala ha sollevato un’altro dubbio: l’unica foto conosciuta del Battaglione “Tevere” ritrae effettivamente questa unità?

L'attribuzione in oggetto era stata data in relazione al ritrovamento di una coppia di mostrine pentagonali nere caricate di lupa romana con motto garibaldino sottostante “Roma o Morte” e gladi repubblicani che, nel libro Distintivi e Medaglie della R.S.I. (vol. I, pag. 83), venivano identificate come fregi appartenenti al Battaglione “Tevere”. Identificazione avvenuta sicuramente per la presenza del motto di cui sopra, largamente usato dopo l’entrata degli Alleati in Roma il 4 Giugno 1944. Si deve considerare che di questi reparti nulla si conosceva. Anzi, prima degli studi e ricerche di Giorgio Sala e relativa pubblicazione su Brigate Nere. Le mobili, le operative, le speciali, le autonome, si credeva che il Battaglione “Tevere” (o addirittura la VII Brigata Nera “Tevere”) fosse stato costituito nell’Estate del ’44, con fascisti romani trasferitisi a Milano dopo la perdita della Capitale.
Nella foto in questione (in possesso di Giorgio Sala), il reparto è schierato alla presenza di Carlo Borsani e, di conseguenza, tutti hanno collocato fisicamente l’evento ritratto a Milano, dove Borsani viveva. Tuttavia, Sala aveva notato su questa foto una piccola didascalia riportante la scritta “Roma 1944”, che ha indotto a porsi degli interrogativi. La soluzione del rebus è arrivata consultando la documentazione disponibile presso la Fondazione della RSI: Borsani, quel tragico 23 Marzo, non era a Milano (come si era ipotizzato), ma nella Capitale! Infatti, alla presenza del Battaglione “Roma o Morte” schierato compattamente per l’occasione, insieme al Battaglione Paracadutisti “Nembo”, Borsani tenne il discorso ufficiale per l’anniversario della Fondazione dei Fasci presso la Federazione dell’Urbe, ospitata al Ministero delle Corporazioni, in Via Vittorio Veneto. Quando esplose la bomba gappista gli intervenuti alla manifestazione scesero in strada e corsero a vedere cosa era accaduto: il Ministero, infatti, dista circa duecento metri dal luogo dell’attentato. Tra questi vi furono gli Ufficiali del Battaglione “Roma o Morte” che, per l’appunto, vennero ritratti nelle fotografie scattate in quei drammatici momenti. Così anche l’unica fotografica conosciuta dei Militi del “Tevere” deve essere interpretata come l’unica fotografia conosciuta dei ragazzi del “Roma o Morte”, schierato il 23 Marzo 1944, alla commemorazione della Fondazione dei Fasci di Combattimento tenutasi presso la Federazione dell’Urbe in Via Vittorio Veneto.

Tutto ciò testimonia come, ancor oggi, la storia della Repubblica Sociale Italiana sia avvolta da misteri e sia un mondo ancora tutto da scoprire...

Claudio Cantelmo


BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE

P. Cappellari, Lo sbarco di Nettunia e la battaglia per Roma, Herald Editore, Roma 2010
F. Ciavattone, Brigate Nere. Le mobili, le operative, le speciali, le autonome, Lo Scarabeo, Milano 2012
R. Katz, Roma città aperta. Settembre 1943 – Giugno 1944, Il Saggiatore, Milano 2009
F. Sparacino, Distintivi e Medaglie della R.S.I., Editrice Militare Italiana, Milano 1988, vol. I

Civitavecchia: settant’anni fa il tremendo bombardamento


Civitavecchia, 14 maggio 1943: alle 15.15, 48 aerei americani provenienti dalla Tunisia rilasciarono centinaia di bombe dall’alto potenziale esplosivo nella zona portuale, senza alcun preavviso. Il terrificante bombardamento a tappeto, avvenuto in tre ondate, causò migliaia di vittime innocenti. La sua furia, infatti, non risparmiò nessuno: i bambini che giocavano, vecchi a riposo, madri affaccendate, i padri al lavoro, i giovani soldati in partenza per la Sardegna…

La città venne distrutta quasi totalmente e la gente sopravvissuta fu costretta a sfollare nelle zone limitrofe. Coloro che vi fecero in seguito ritorno vivevano ammassati, senza servizi igienici e spesso senz'acqua, gli scarsi viveri erano razionati, per cui si svilupparono epidemie di tifo e di scabbia che colpirono l'80% della popolazione.
Lo scarso rilievo che viene dato al massacro testimonia come,  quando sono i “liberatori” a bombardare, allora  i morti diventano giustificati.  Non sono state stragi di innocenti queste? Non sono stati in totale più di trentamila italiani a morire sotto i bombardamenti alleati, abbattutisi scientificamente sulle popolazioni civili per fiaccare lo spirito del popolo? Sangue, macerie, polvere e lacrime vengono cancellate in nome dell’amore, della pace e della fratellanza. Ma l’amore vero è un’altra cosa e ricordare oggi la nostra gente, le nostre madri, i nostri padri, i nostri nonni che se ne sono andati in quel tremendo pomeriggio è un atto doveroso, che viene dal cuore.

La  Civitavecchia d’oggi, a settant’anni dal disastro, sembra invece omaggiare coloro che hanno demolito  le sue abitazioni ponendo in bella vista sul lungomare una statua-simbolo. Essa viene erroneamente e colpevolmente chiamata “Bacio del Mare” in realtà il suo nome è “resa incondizionata”, quindi ancor più odiosa proprio per il suo nome. Il capolavoro è stato realizzato dal sudore dell’artista - si fa per ridere - Seward Johnson. L’agglomerato di cartapesta è la rappresentazione plastica di ciò che oggi è il nostro Paese: sottomesso e soggiogato, incapace di una degna presa di posizione. Ci ritroviamo così, anziché a porre in rilievo qualità artistiche e storiche che riaffermino l’identità della cittadina, a ricordare con una  rappresentazione carnevalesca e pacchiana un bacio avvenuto (ottenuto in forma barbara e violenta) a Times Square, che niente ha a che fare con quello che è il nostro patrimonio tradizionale. 

Buttarla a mare sarebbe un gesto doveroso, alla memoria di chi è stato spazzato via dalla furia angloamericana: perché non si rimpiazza con un bacio di cartone, simbolo di un amore artificioso, forzato e imposto, l’amore  verso i nostri antenati, verso il nostro sangue, verso la nostra terra. Oggi come ieri il nostro motto è sempre lo stesso: Yankee in mare!

Qui sotto l'edizione speciale di APZ per l'anniversario del criminale bombardamento degli alleati




venerdì 10 maggio 2013

Il mio amico è Bobby Sands [recensione]


Recensione cineforum AzionePuntoZero: Hunger

Pochi giorni fa cadeva l'anniversario della morte di Bobby Sands, avvenuta il 5 maggio 1981 e Azione PuntoZero non poteva mancare di rendergli onore. Lo ha fatto organizzando un evento entro il quale è stato proiettato il film Hunger, girato di SteveMcQueen,.
Prima di iniziare, una rapida cena,  poi giù nella sala proiezioni e i presenti, dopo aver dato uno sguardo alle pagine del giornalino dedicato alla serata, sono stati introdotti al tema da un paio di interventi sulla visione del film. Nell'Irlanda del Nord di fine anni 70 inizio anni 80, durante la rivolta dei prigionieri repubblicani contro l'occupazione Inglese, Bobby Sands, Ufficiale Comandante dell'IRA assieme ai suoi militanti conduce in carcere una lotta che si manifesta attraverso vari gradi di protesta organizzata all'interno di una sezione del carcere di Long Kesh,  costituita da 8 edifici a un piano a forma di H, che divennero tristemente noti come H-Blocks con lo scopo di ottenere la concessione dello status di Prigioniero politico e di conseguenza una serie di condizioni che lo status permetteva di avere . Una lotta di liberazione e di riscatto, dai soprusi che la popolazione irlandese  era costretta a subire da parte degli unionisti fedeli alla Corona di Sua Maestà, nell'Ulster. Essi si trovarono di fronte ad un governo britannico inamovibile e alla fermezza diabolica del premier britannico Margaret Thatcher, disposti a tutto pur di non accettare le legittime richieste dei repubblicani: i membri dell'IRA dopo la blanket protest (il rifiuto di indossare le divise carcerarie e di adeguarsi alle regole dell'istituto di pena) passano allora alla dirty protest, ovvero al rifiuto di lavarsi, radersi e di svuotare i rifiuti organici contenuti nei buglioli: le celle divennero così squallide latrine ricoperte di feci. Le condizioni durissime in cui essi si ritrovarono venne ulteriormente peggiorato dal trattamento che veniva loro riservato dalle guardie carcerarie, con scherni, pestaggi, soprusi..

Rendendosi conto che il governo non tradiva alcun cedimento, decisero di attuare la forma più estrema di protesta: lo sciopero della fame. Dopo un primo esperimento fallito, il secondo venne attuato con più decisione, ben 10 persone arrivarono fino in fondo, restando ferme nella propria scelta di fronte ad ogni tentativo di distoglierli dalla lotta.  Lo sciopero terminò il 3 ottobre 1981 attraverso la protesta delle madri, che rifiutarono di vedere i propri figli andare oltre, in questa protesta che sembrava non giungere a conclusione. 

L’introduzione dei militanti di APZ sugli avvenimenti, è risultata utile in quanto il film non fornisce un inquadramento sulla guerra d'indipendenza, ma catapulta direttamente lo spettatore all'interno dei terribili blocchi H. Ci si trova catapultati in una dimensione: una guardia carceraria nella sua preparazione per il lavoro (i cui i tagli sulle nocche causate dai pestaggi, una inezia in confronto alle sofferenze dei carcerati, sembrano causa di un dolore tremendo) si prosegue con la presentazione di Dave Gillan che viene portato nudo nella cella in cui è già presente Gerry, un altro prigioniero politico.  In questa parte emergono le sofferenze che essi erano costretti a sopportare e il cui unico ancoraggio alla vita esterna erano i messaggi passati di nascosto attraverso le rare visite di parenti e amici. Importante il passo in cui vengono consegnati loro vestiti civili che risultano però una presa in giro (gli vengono consegnati grandi e vivacemente colorati, sempre una divisa in fondo, attraverso cui poterli ancora schernire e deridere) e i carcerati rifiutano una tale umiliazione. Si passa infine, attraverso un lungo dialogo tra Padre Dom e Sands (in cui egli chiarisce i motivi dell’estrema scelta dello sciopero della fame e la totale convinzione di non negoziare e arrivare fino in fondo in nome dell’Irlanda libera) alla parte finale incentrata sullo sciopero della fame di quest’ultimo.
Il film risulta, fin dall'inizio, scarno ed essenziale: pochissimi i dialoghi, molti e lunghi periodi descrittivi, frequenti pause. Un ritmo decisamente lento, quindi, che unito ad un sapiente uso della telecamera (notevole in questo senso la costante scelta dell'inquadratura sempre adatta al momento) e un forte gioco delle luci contribuisce a tenere costantemente in tensione lo spettatore. 

Una pellicola descrittiva in cui emergono pienamente le condizioni disumane dei prigionieri:  sembra, durante la visione, di respirare l’aria fetida delle celle ricoperte di sterco; le scene di pestaggio, violenze e sangue vengono mostrate in tutta la loro crudezza; non viene risparmiata la visione della degenerazione del corpo… Una fotografia chiara e netta di come si viveva nelle celle, in un escalation di tensione fino a giungere alla parte finale, incentrata sullo sciopero della fame di Bobby, raccontato con estremo realismo. Il degrado graduale del fisico viene riportato passo a passo ed esprime chiaramente la sofferenza lenta e sempre crescente a cui hanno dovuto far fronte i partecipanti allo sciopero. 
Un vero e proprio pugno allo stomaco, dunque, che lascia il segno agli occhi e al cuore di chi sa cogliere le dimensioni della durezza che la lotta aveva assunto all’interno del blocco carcerario. Una visione che, essendo cruda e diretta, lascia parecchio spazio alla riflessione personale, nell’ottica dell’esame di coscienza. Ci si rende conto, in particolar modo, di quanto il nostro sacrificio sia insignificante in confronto di coloro che hanno realmente messo in gioco sé stessi per un’Idea e per dei Valori, restando fermi, incrollabili di fronte a qualsiasi tipo di scempio, insulto, violenza fino al drastico sciopero della fame, quello vero, non quello decantato dai pagliacci politici odierni per proteste futili.

Il nostro dovere di sacrificare noi stessi per la Tradizione nell’esercizio quotidiano deve seguire nel nostro piccolo, la stessa fermezza e dobbiamo essere consapevoli che per quell’ideale delle persone sono giunte fino all’estremo sacrificio: una spinta, quindi, a non cedere nonostante le continue e costanti difficoltà che il mondo moderno ci impone, consapevoli che, trent’anni fa c’è chi ha sopportato ben di peggio per l’indipendenza del proprio popolo, dall’oppressione di un governo ingiusto, falso, mondialista e schiavizzante.
La nostra lotta per la libertà continua, nel nostro piccolo, nel solco di eroi come Bobby Sands e di tutti i militanti dell’IRA, morti in ragione di quei valori che ci contrappongono al fango di una globalizzazione oppressiva e standardizzante. 

Elio Carnico

lunedì 6 maggio 2013

Contro la crisi - UOPA!

«Il sistema economico si sposta verso una filiera asettica ed in favore della grande distribuzione? Siamo costretti a consumare le olive provenienti dalla Grecia o le arance del Nord Africa, o ancora siamo talmente male educati/abituati da non preoccuparci di cosa effettivamente mangiamo? Ripartiamo da zero. Per il cosa ed il come mangiamo passa una battaglia fondamentale dalla quale non possiamo sottrarci, un campo d’azione nel quale si incrociano cultura (ovvero identità, difesa della propria terra, valorizzazione delle qualità che questa ci offre grazie al sacrifico di chi la lavora), qualità della vita (il nutrimento sano è alla base dell’uomo sano), risparmio ed ottimizzazione dei consumi (meno soldi da spendere, maggior qualità da comprare). Da quasi un anno, presso Raido è in atto un (primo) esperimento di valorizzazione di prodotti eno-gastronomici che immessi nella rete delle comunità militanti da produttori qualificati e certificati, possono saltare a piè pari tutta la filiera delle distribuzione ed arrivare sulle tavole dei consumatori con un ottimo rapporto qualità prezzo. Il nostro obiettivo è creare un circuito virtuoso, presupposto di un vero e proprio Gruppo d’Acquisto Solidale».

Quanto sopra è tratto dal documento “La crisi, gli uomini e le rovine. Per un contrattacco integrale alla crisi della società moderna” elaborato dal Centro Studi Raido e disponibile nell’apposita sezione dei “Quaderni di Kulturkampf” al sitowww.raido.it e www.azionetradizionale.com.

Al suo interno, ad un’analisi dell’attuale situazione di crisi si affiancano iniziative di risposta tra cui l’UOPA – Unità Operante Alimentare che vuole adoperarsi per promuovere e valorizzare i prodotti della terra caratterizzati dalla genuinità ed attenzione nella coltivazione e dalla certezza della provenienza di produzione effettuata seguendo il naturale andamento delle stagioni. Una sana e legittima autarchia alimentare a difesa della nostra tradizione alimentare!

Il tutto, nello spirito dell’economia legionaria che, come sempre per ogni nostra attività intrapresa, esalta il lavoro comunitario, solidale e cameratesco, garantendo nel contempo risorse per la comunità stessa.



domenica 5 maggio 2013

La tua lotta, un esempio che lascia un segno eterno. Ciao Bobby

Ricordiamo Bobby Sands: la grandezza di chi ha saputo lottare fino in fondo e in condizioni disumane, per la propria Nazione. 
Riposa in pace nel paradiso degli Eroi, il tuo esempio rimane scolpito nella pietra, per sempre.

"(...)Subito dopo la sentenza ci fu una rissa e Bobby, persi anche i 6 mesi di remissione della pena, fu condotto nelle celle d'isolamento della prigione di Crumlin Road e poi trasferito nei tristemente famosi H-Blocks del carcere di Long Kesh (8 blocchi di cemento armato all'interno dei quali erano rinchiusi i prigionieri repubblicani; isolati gli uni dagli altri, i blocchi finivano per formare una lettera H). Qui già da alcuni mesi centinaia di prigionieri repubblicani stavano conducendo la "blanket protest": per protestare contro la mancata concessione dello status di prigionieri politici i reclusi rifiutavano d'indossare le divise carcerarie e di adeguarsi alle regole dell'istituto di pena. Dal marzo ‘78 essi passarono alla "dirty protest", rifiutando di lavarsi, radersi e tagliarsi i capelli, svuotare i buglioli contenenti i propri rifiuti organici. Le loro celle divennero così delle squallide latrine. Anche in carcere la personalità di Bobby non tardò ad affermarsi; di nascosto egli scrisse con un refill di penna biro sulla carta igienica una serie di resoconti, che poi furono raggruppati nel suo mitico diario intitolato: "Un giorno della mia vita". L'insegnamento del gaelico, che aveva non solo lo scopo di riaffermare prepotentemente l'identità irlandese ma anche quello di non farsi capire dai secondini, divenne una delle sue principali attività. Finchè nel 1980, per scuotere l'opinione pubblica relativamente alle 5 richieste fondamentali dei prigionieri (diritto ad indossare i propri vestiti e non l'uniforme carceraria; diritto a non essere costretti al lavoro carcerario; diritto alla libera associazione con gli altri prigionieri durante l'ora d'aria; diritto ad una visita e a una lettera o a un pacco la settimana; diritto alla riduzione della pena, come previsto per i detenuti comuni), Bobby decise insieme ad altri 7 camerati di avviare la più estrema delle proteste: lo sciopero della fame . Dopo 53 giorni di digiuno, convinti di aver trovato un accordo, i combattenti irlandesi decisero di sospendere la protesta; ma dopo l'ennesima rottura delle trattative con il governo inglese ripresero la lotta l’1 marzo ‘81. Mentre era già al 40° giorno di sciopero della fame, Bobby riuscì a farsi eleggere deputato di Westminster nelle elezioni suppletive del 9 aprile, indette per assegnare il seggio vacante della circoscrizione Fermanagh/South Tyrone: 30.492 voti contro i 29.046 dell'avversario, malgrado la propaganda unionista sostenesse che votarlo avrebbe significato appoggiare il terrorismo e la violenza. Purtroppo la gioia per questo evento memorabile durò poco: alle 01.17 del 5 maggio 1981 l'On. Bobby Sands morì. Si era scontrato con la "fermezza" aguzzina del premier britannico Margareth Thatcher, che definì Bobby e i 9 martiri che seguirono la sua sorte "criminali". Lo sciopero della fame si concluse ufficialmente il 3 ottobre ‘81: 2 giorni dopo Londra soddisfò tutte e 5 le richieste dei prigionieri repubblicani…"
fonte: Alternativa Antagonista Verona

"Sono un prigioniero politico. Sono un prigioniero politico perché sono l’effetto di una guerra perenne che il popolo irlandese oppresso combatte contro un regime straniero, schiacciante, non voluto, che rifiuta di andarsene dalla nostra terra. Io difendo il diritto divino della nazione irlandese all’indipendenza sovrana, e credo in essa, così come credo nel diritto di ogni uomo e donna irlandese a difendere questo diritto con la rivoluzione armata. Questa è la ragione per cui sono carcerato, denudato, torturato."




Bobby Sands - per non dimenticare

"Non c'è nulla nel loro intero arsenale militare che riesca ad annientare la resistenza di un prigioniero politico repubblicano che non vuole cedere," pensai, ed era proprio vero. "Non possono e non potranno mai uccidere il nostro spirito." Mi rigirai ancora, tremando per il freddo. La neve entrò dalla finestra e si posò sulle mie coperte. "Tiocfaidh ár lá," mi dissi. "Tiocfaidh ár lá."
Bobby Sands, 05/05/1981


sabato 4 maggio 2013

Solidarietà a Peppino: ripuliamo la lapide!

Noi non dimentichiamo niente e nessuno. Nemmeno questi cani sciolti che infangano la memoria di un uomo che è morto per combattere la mafia. Potrebbe essere anche una provocazione o un depistaggio per i quali abbiamo dovuto imparare ad annusare l'aria. Solidarietà a Peppino Impastato, vergogna e disonore per chi ha usato quei simboli per oltraggiare la lapide anche con la parola più sacra: camerati. AzionePuntoZero

Tra qualche giorno è l'anniversario della morte di Peppino Impastato.
A Tivoli, la lapide a lui dedicata sul Lunganiene è stata così vergognosamente oltraggiata questa notte.
Il 9 maggio alle ore 18,00 siete tutti invitati a ripulirla e a rendere omaggio a un uomo che ha dato senza paura la propria vita per la giustizia e la libertà dalle mafie.

Peppino è vivo e cammina insieme a noi!

lunedì 29 aprile 2013

SERGIO RAMELLI - 29 Aprile 1975-29 Aprile 2013


"Erano gli anni di “Uccidere un fascista non è reato” o di “Se vedi un punto nero spara a vista:o è un Carabiniere o è un Fascista”, ma anche di “Ora e sempre,resistenza !”. Erano gli anni non certo “formidabili” come qualcuno ha invece scritto . E dove purtroppo “la meglio gioventù” ghettizzava altra gioventù.
Erano gli anni in cui una famiglia normale fu colpita da una tragedia immane.
Sergio era nato il 6 luglio 1956,undici anni dopo la fine della guerra.
Giocava al pallone e tifava Inter. Gli piaceva Celentano. Portava i capelli lunghi e non amava il barbiere.Aveva un motorino,un Ciao . E si iscrisse all’Istituto Tecnico Molinari a Milano perché amava la matematica e la chimica. Anzi,avrebbe voluto laurearsi in chimica. Era bravo,e spesso passava i compiti ai compagni di scuola; generoso, allegro, mai uno screzio.
Aveva una ragazza, Flavia.
Addio Sergio, Tu che conosci la Vera Pace in Cristo, prega per questa povera Patria insieme a tanti altri Camerati caduti in quegli anni ’70 ed a quei ragazzi che cercarono di salvare l’Onore della Patria dopo l’ 8 settembre.
A noi, sopravissuti di quell’era, resta il Tuo Ricordo e l’incarico di raccontare sempre questa tragedia di un giovane normale colpito da un odio senza perché."


http://mortidimenticati.blogspot.it