domenica 14 febbraio 2010

Rutilio SERMONTI a Civitavecchia

Sabato 13 Febbraio, ore 17.30, Civitavecchia - RM

Incontro con Rutilio SERMONTI – Il Dovere dell’Azione

Conferenza e presentazione dell’opera editoriale di un combattente che non si è mai arreso!

Appuntamento all’ingresso della sala del consiglio comunale di Civitavecchia.

Confermare la presenza. Puntuale e necessaria.

giovedì 11 febbraio 2010

Comunisti, Giorno del Ricordo, Salò


Ci è stato inviato da un nostro lettore, un articolo e il suo commento estrapolato da un blog di santa marinella, precisamente dal blog dei comunisti rivieraschi http://perlacomunista.blogspot.com/. Come al solito danno prova di stile ed eleganza proprio in prossimità del "Giorno del Ricordo" . Ci fa piacere segnalarlo, per far prendere coscienza del livello di bassezza. Al tempo stesso, non possiamo non rilevare come il commento del lettore sia estremamente incisivo. Bene, stiamo mantenendo il timone dritto. Non lo lasceremo mica solo?

lunedì 8 febbraio 2010

Salò bussa al parlamento

Liberamente tratto da “L’oca al passo” di Antonio Tabucchi (Feltrinelli)

Se i saloini erano bravi ragazzi, i campi fascisti per le minoranze slave della Venezia Giulia erano dunque colonie di vacanza?I cantastorie italiani sono molto bravi, e sanno come preparare piatti deliziosi a partire dai magri ingredienti della storia patria…

Nei primi giorni del 2006, per fare gli auguri all’Italia, è approdata in Senato una proposta di legge voluta dalla destra che equipara partigiani e repubblichini, perché considerati “militari belligeranti”. La proposta è stata bocciata ma questo fatto positivo non cambia la gravità del disegno. Naturalmente nell’equiparazione sarebbero stati compresi anche i sopravvissuti delle famigerate bande Koch e Carità e altre bandette assassine e torturatrici che davano una mano ai nazisti nei loro eccidi al di sotto della linea gotica. Dalla sinistra ferita, specie da molti esponenti Ds, si sono levate esclamazioni di indignazione. L’Italia è un paese privo di coerenza politica, visto che questa legge non è altro che la logica conclusione di un percorso iniziato qualche anno fa proprio da un esponente Ds, l’onorevole Luciano Violante. A lui si deve in un incontro con l’onorevole Gianfranco Fini, il conio del gentile sintagma “ragazzi di Salò” per denominare i militi repubblichini. Se si abbassa l’età, le responsabilità diminuiscono, e poco importa se molti dei saloini, soprattutto i caporioni, erano vecchi fascisti incarogniti come il maresciallo Graziani. Inoltre la parola “ragazzi” è portatrice di tenerezza e di affetto: si dice dei calciatori della nazionale, dei militari italiani in Iraq al seguito di Bush; un lessico che richiama sempre la mamma e che ha qualcosa di giocoso (perché i ragazzi giocano, anche I ragazzi della via Paal facevano la guerra fra di loro, ma era una guerra per gioco). L’Italia ha giocato tanto nel secolo scorso. Pensate, “i nostri ragazzi” andarono in Libia, in Abissinia, in Albania, tentarono di spezzare le reni alla Grecia sul bagnasciuga, e altre missioni di questo tipo. Eventualmente in Abissinia e in Libia fu lanciato qualche gas asfissiante, fu bombardata Tripoli, furono usati i lanciafiamme nei villaggi fatti di capanne di paglia, ma questo faceva parte del gioco. E poi erano ragazzi. Insomma, per il suo irrefrenabile spirito giovanilistico che tutto il mondo le invidia, l’Italia non ha da chiedere scusa a nessuno, e infatti non l’ha mai fatto. E dunque non deve chiedere scusa neanche a quella parte dell’Italia che i repubblichini, a fianco dei nazisti invasori, deturparono con eccidi osceni. Anche perché le torture, i rastrellamenti, i massacri, le complicità con le SS venivano da un profondo ideale che “i ragazzi” nutrivano e un ideale, si sa, è pur sempre un ideale. Per capire bene l’ideale dei repubblichini bisognerebbe dunque pensare che essi fecero quelle scelte “credendo di servire ugualmente l’onore della propria patria”. Parole, queste, del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi il quale solennemente dichiarò; “Abbiamo sempre presente, nel nostro operare quotidiano, l’importanza del valore dell’unità d’Italia. Questa unità che sentiamo essenziale per noi, quell’unità che oggi, a mezzo secolo di distanza, dobbiamo pur dirlo, era il sentimento che animò molti dei giovani che allora fecero scelte diverse e che le fecero credendo di servire ugualmente l’onore della propria patria”. Ecco: si trattava di “ragazzi” che avevano sbagliato, ma in buona fede. Ah, la buona fede! Ma il mondo è pieno di buona fede, lo è sempre stato. Quando l’inquisizione mandava gli “eretici” sul rogo, lo faceva in buona fede e per la buona Fede, quella vera. E quanto ai “ragazzi” delle SS che commettevano eccidi nel nostro paese, quanto agli addetti ai forni crematori, molti dei quali volontari, non lo facevano forse in buona fede? Il loro, in fondo, non era un ideale? E’ vero, quell’ideale prevedeva un repulisti dalla faccia della Terra di razze considerate inferiori, soprattutto Ebrei, e voleva la dominazione assoluta della razza ariana. Ma non si può negare che fosse un ideale.
La vita è un ideale per tutti, facciamoci avanti.
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Commento giuntoci dal lettore "Enclave Norma Cossetto"

Sono talmente tante le imprecisioni storiche di questo brano che se non fosse pubblicato da parte vostra potrebbe anche essere commentato. Genocidi di serie A e genocidi di serie B, come al solito. La tipica doppia verità bolscevica (di radice israelita come quella del vostro maestro karl mordechai)riemerge ciclicamente. La cosa più miserabile è che questo genere di commenti li pubblicate proprio in prossimità del 10 Febbraio "Giorno del Ricordo".
A titolo di raggio di luce nel vostro buio infernale: i combattenti della RSI, nella stragrande maggioranza, non hanno per niente voluto la leggina di equiparazione (tanto per ricordarvelo lo status di combattente è riservato a chi guerreggia con una divisa e spara da davanti)perchè non è possibile una equiparazione tra soldati di un esercito e dei BANDITI. Che tali erano e tali resteranno per il codice militare di guerra.

Il resto, è la solita vostra melma nella quale affondate... servi della Bonino... in fila per l'elemosina!

Enclave Norma Cossetto

N.d.r. Questo "Enclave" ci pare proprio tosto

mercoledì 10 febbraio 2010

Santa Messa a suffragio

In data 10 Febbraio, “Giorno del Ricordo per i martiri delle Foibe”, presso la parrocchia di San Giuseppe in Via della Libertà a Santa Marinella, alle ore 17.00, verrà celebrata una messa a ricordo di tutte le vittime.

Giorno del Ricordo - 10 Febbraio

10 febbraio: Giorno del Ricordo

Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti vivi tra i morti. Perché si risparmiassero le pallottole. Ricordo maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati e uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole, in strada, in chiesa, in casa propria. Cadaveri disseminati senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale d'Italia. Ricordo giovani donne torturate con tenaglie roventi, rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio degli uomini di Tito. Ricordo quei carnefici ancora impuniti, prosciolti dall'accusa di sterminio per aver operato in territorio "extranazionale" o mai neanche processati. Ricordo la disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume, dell'Istria, della Dalmazia. Costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli. Ricordo migliaia di persone scomparse nel nulla che l'Italia, l'Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Ricordo il silenzio degli storici di partito e l'omissione complice della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero. Il 10 febbraio di ogni anno, nel "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano - dalmata e delle vicende del confine orientale" io indosso il fiocco tricolore per tributare il mio riconoscimento a questi Figli d'Italia troppo a lungo dimenticati. Io ricordo. E tu?

martedì 9 febbraio 2010

Essere Militanti

Riproponiamo qui, uno scritto apparso qualche anno fa sul blog Aurhelio perchè riteniamo che esso sia utile per focalizzare il senso della parola militante. Oggi , questa parola, è troppo spesso confusa con una vaga idea di una appartenenza mentale ad un mondo, in realtà essere militante è innanzitutto coerenza tra pensiero e azione. Essere militante significa donare tempo, denaro, dedizione e sacrificio costante, alla causa, senza badare ai frutti. E' il momento di schiarire le idee a chi ne ha davvero bisogno.

Essere militanti

Se questa realtà non ci piace, se in qualche modo ci sentiamo estranei, nostro deve essere il compito di cambiarla, di favorire quelle forze a noi amiche e di creare un clima propizio. Se il compito del militante è quello di conquistare la realtà, come riflesso della propria affermazione interiore, le azioni quotidiane acquistano un nuovo e un diverso significato, per il militante non è importante ciò che si compie, ma come si compie.
L’uomo di milizia, pur vivendo in questo mondo, sente di esserne estraneo, sente di non appartenergli e con fermezza rifiuta i compromessi, le convenzioni e le ipocrisie.
Bisogna finirla con la vanità esibizionista di “apparire” ad ogni costo, di considerarsi importanti e ad essere privi d’umiltà, ritenendosi infallibile e comportandosi in modo borioso, irascibile e senza scrupolo. Abbandonare ogni arroganza e tracotanza, segno di un vero “complesso d’inferiorità”, che vuole le persone uniformate ad un unico schema mentale. Finirla di sostituire l’utilità e la menzogna alla Verità e alla Giustizia, di essere un tipo superficiale insicuro e nevrotico, volgare e triviale, la cui legge è solo la sopraffazione e la violenza gratuita. Incapaci di assumere un carattere e una disciplina, incapaci di assumersi le proprie responsabilità, di conoscere il senso della distanza, del rispetto, della gerarchia e dell’autorità. Il cameratismo è confuso con la complicità: difendere le posizioni indifendibili; il semplice divertirsi: all’eroica strafottenza legionaria del “me ne frego”, si è sostituito il “faccio quello che voglio”; calpestando se serve anche la dignità dei militanti: “il fine giustifica i mezzi”. Tra camerati non devono esistere sospetti o malintesi, mezze parole e mezze verità, i rapporti devono essere sempre chiari, stabili e coerenti, non è ammesso essere torbidi e tortuosi. Il militante non ha paura di mettersi in discussione, con realismo e coerenza, il suo stile è l’azione impersonale e la sua volontà è la forza di sconfiggere ogni bassezza e ogni viltà. Fra camerati ognuno è chiamato ad una gara per essere di esempio, il cameratismo è innanzitutto un’apertura d’amore che richiede una risposta d’amore, è un donarsi totale e disinteressato. Perché nel mondo del profitto e dello sfruttamento il dono è un atto rivoluzionario.
Per molti ribellarsi alla società borghese, è diventato il sinonimo di vivere alla giornata, rifiutando di studiare o di lavorare, di dare conto dei propri impegni e delle proprie responsabilità. Si prende come proprio modello il “ribelle” ma l’esperienza ha provato che dietro questa parola, troppo spesso non si cela un atteggiamento “rivoluzionario” o se si preferisce “l’uomo differenziato”, ma il disadattato che contesta solo perché è incapace di cambiare la realtà che lo circonda. La “rivolta”, allora, non è altro che un sinonimo di fuga dalla realtà, una carta di tornasole per mascherare e giustificare la propria impotenza.
Il militante, al contrario, oppone all’ideale borghese della comodità e della mediocrità, lo stile “guerriero” di chi affronta la vita con entusiasmo e consapevolezza. La lucidità rivoluzionaria di chi non si tira indietro dinanzi alle prove che la vita gli presenta.
L’anticonformismo, tanto declamato, si è trasformato nel più ridicolo dei conformismi, uno scetticismo etico, una critica contro ogni autorità, un adattamento alla società dei consumi e al suo modello assorbito passivamente senza alcuna reazione radicale. Così si diventa sempre più standardizzati, si è spersonalizzati e privi di carattere, è il trionfo dell’uomo massa che si annulla nell’anonimato delle metropoli, che vive nei quartieri dormitori dove nessuno si conosce e nessuno si preoccupa degli altri, favorendo l’anarchia senza regole
Il militante non è un obiettore di coscienza, un anarchico o un emarginato, egli interiormente si sente assolutamente fuori dalla società, ne è completamente estraneo, sente che questo mondo non gli appartiene, ne lui vi vuole in qualche modo appartenere. Al limite, può comprendere chi come lui rifiuta questo mondo e si schiera contro di esso, siano essi “disadattati” o “asociali”, ma dal momento che la sua vita non s’incontra con quella dei suoi contemporanei, rimane distaccato dalle loro disavventure. Il Militante, forte della sua visione aristocratica chiara e disincantata, non offre presa alcuna al potere, anzi ne vuole la sua completa disintegrazione, e nello stesso tempo sa proporre l’alternativa di valori superiori. Non si comporta come un delinquente o uno sbandato, ma assume lo stile dello spirito guerriero, pur accettando di vivere insieme a mille difficoltà lo fa con onore e dignità. Non ha nulla a che vedere con il ribelle o il disperato, sempre più agito e agitato dalle sue insoddisfazioni, suoi modelli non sono l’arrivista o il rivendicatore sociale, bensì agisce in modo impersonale, senza badare a vittoria o sconfitta. Avere stile significa fare delle scelte, scoprire in positivo che cosa si è; in negativo individuare il proprio nemico imponendo alla propria esistenza un riferimento superiore come se fosse naturale e spontanea l’obbedienza, una volontà di dominio e di affermazione assoluta. Si tratta, quindi, di ridestare la volontà come principio di affermazione eroica.

lunedì 8 febbraio 2010

Fuoco alle Polveri.....ni!

Santa Marinella - Ci si appresta alle elezioni regionali e d'incanto, i cittadini, divengono di nuovo oggetto di attenzioni più o meno morbose. Mai come prima, a ben due mesi dall'appuntamento ai "ludi cartacei" si sono mossi i comitati elettorali dei candidati che spuntano come funghi. Il giro di denaro che si genera in occasioni di elezioni di questo tipo fa sicuramente gola ai vecchi volponi che si scelgono il cavallo da portare all'arrivo.
Per essere precisi, nell'ameno paesino sul mare, nel centro-destra si assiste ad una grossa competizione tra le varie anime che compongono il PdL (segno evidente che il piatto è ricco), imbarazzante l'esposizione del faccione di Celori in tutte le salse (che incute terrore con quell'imperativo "parla com me"). Nel centro-sinistra invece, ancora tutto tace. Del PD, oltre ad una sede fantasma in via Aurelia (vicino alla farmacia, un caso?) non c'è segno di vita. Alle ali estreme si osserva un leggero disorientamento. Per la sinistra radicale il necessario accordo sulla presidente Bonino (la strega, quella che insegnava a praticare gli aborti clandestini con le pompe di bicicletta) determina una certa sonnolenza, del resto il PRC non può certo fare a meno dei vantaggi derivanti dagli scranni della Giunta regionale.
Per "La Destra" abbiamo preso atto di un appoggio incondizionato e reciprocamente confermato dalla aspirante presidente Polverini (ci chiediamo però se ancora esista La Destra a Santamarinella) . La Santanchè vabbè....
La Fiamma dopo essersi offerta e ricevuto il "no grazie" ha lanciato la sua sfida alla coalizione di Centro Destra (effettivamente non ci ha fatto un gran figura). Anche per quest'ultimo movimento a seguito delle dimissioni del giovane segretario dopo le elezioni comunali, sembra che le azioni siano dirette da Civitavecchia. Nella sua dogmatica posizione antisistema, FN è il movimento radicale che ha mantenuto quantomeno una certa dignità, si può condividere o meno il suo progetto politico ma resta il fatto che ha sempre mantenuto una posizione netta.

Per ora la situazione è piuttosto confusa. Nel dubbio, puntozero, rimane fuori dai giochi.

giovedì 4 febbraio 2010

Amici della Fondazione RSI - Istituto Storico

L'Istituto Storico della RSI (www.istitutostoricorsi.org; www.fondazionersi.org), con sede a Terranuova Bracciolini (AR), nasce il 22 novembre 1986, assumendosi come compiti quelli di conservare e tramandare la storia della Repubblica Sociale Italiana; attivare onoranze per i Caduti ed i Dispersi delle Forze Armate della RSI e per le vittime civili della guerra 1943-1945; promuovere al riguardo ricerche, incontri, riunioni, conferenze, manifestazioni e pubblicazioni culturali, scientifiche e ricreative, nazionali e internazionali.

Nel 2008 l'Istituto si trasforma in Fondazione della RSI - Istituto Storico.

La Presidenza della Fondazione della RSI è attualmente affidata all’Ing. Arturo Conti di Bologna.

Nel corso della sua attività ventennale, la Fondazione della RSI – Istituto Storico ha promosso decine di ricerche, incontri, riunioni, conferenze, manifestazioni e pubblicazioni culturali, scientifiche e ricreative, nazionali e internazionali, tra cui si ricordano la “monumentale” Repubblica Sociale (1999) e il primo Albo dei Caduti e Dispersi della Repubblica Sociale Italiana (edizioni 2003 e 2005).
Ha inoltre istituito una trentina di premi di laurea, per tutti gli studenti universitari che si sono laureati con una tesi sulla RSI ed edita dal 1986 “Acta”, un periodico di approfondimento e ricerca storica.

La Fondazione della RSI – Istituto Storico svolge le sue attività con l’ausilio di ricercatori sparsi su tutto il territorio nazionale. Il compito di questi studiosi è ricercare materiale documentale sul periodo della Repubblica Sociale Italiana e proporre progetti di ricerca per revisionare ed inquadrare in un contesto scientifico e libero da pregiudizi la storia della RSI.

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martedì 2 febbraio 2010

I libri e la biblioteca del legionario

LEGIONE ARCANGELO MICHELE

Bucarest, 10 Settembre 1936

Coi tuoi risparmi comprati oggi un libro, domani un altro e fatti una biblioteca. Una piccola biblioteca legionaria. Sia essa l’ornamento e l’orgoglio della tua casa.

Essa ti illuminerà l’intelletto e ti indirizzerà sempre sulla buona strada.

Quando vuoi far qualcosa di buono per qualcuno; se gli vuoi bene e vuoi farlo contento; se vuoi salvarlo dal traviamento, compera per lui un libretto e mandaglielo.

Il piccolo sacrificio ti sarà ricompensato quando saprai di aver salvato un uomo.

Cerca, per quanto è possibile, di rifornirti soltanto alla rivendita legionaria. [...]

Finalmente a Civitavecchia uno spazio libero,
contro la palude della cultura moderna.

Presso la Galleria del Libro sono presenti i libri della cultura tradizionale e i testi della cultura non conforme.

Gli autori

Evola, Guenon, Sermonti, De Giorgio, Mishima, Romualdi etc.
Le case editrici:

Il Cinabro, EffeDiEffe, Sentinella d’Italia, Ritter, Trecento, Ritterkreuz, S.E.B.,

L’Uomo Libero etc.

ORA NON HAI PIU' SCUSE

Richiedi catalogo a: tinalombardi.ss@gmail.com

“Sciolgo le trecce” e La Destra finisce in finissimi polverini

“Sciolgo le trecce ai cavalli/ corrono / e le tue gambe eleganti/ ballano…”.
Bastava la voce di Balsamo, nelle discoteche, almeno fino a qualche tempo fa, a dare il segnale: basta ragazzi, per stanotte vi siete divertiti abbastanza. Al barista e al buttafuori non possiamo farli lavorare ancora, chi ha rimediato beato lui, e chi non c’è riuscito continui a cercare il suo due di picche, ma fuori di qui.
Ebbene, c’è un disc jockey a Civitavecchia, e ha sparato nelle orecchie de La Destra il suo “Sciolgo le trecce”. Lo “svuota pista” ha avuto il suo effetto pressoché istantaneo e in pochi giorni hanno abbandonato la barca Antonio Cacace, Carlo Stabile (nomen omen?), Nicoletta Tortora, Annunziata Montenero, Gabriella Sessa, Stefania Borriello, Alessandro Bovi. Lo hanno fatto con due comunicati stampa (inizialmente solo il primo, dimessosi dalla carica di vicesegretario, poi tutti gli altri, dal Direttivo) con i quali si voleva presumibilmente sbattere la porta. Il fatto è che sulla stampa locale si è sentito poco più di un cigolio… ma ciò non toglie che la vicenda merita una certa attenzione (non “attenzione”, ma “una certa attenzione”). La chiave politica è semplice: lontano dalle elezioni, si sparpagliano cariche, nomine, deleghe scritte a parlare “per conto di”; poi arrivano le elezioni, le disposizioni perentorie, il “contrordine camerati” e ci s’intruppa laddove è stato deciso che ci si debba intruppare, gettando con raffinata nonchalance alle ortiche il lavoro volenteroso e le parole d’ordine dure e pure soffiate per mesi come anatemi da ras di quartierini. Tutto finito nel tritacarne, in “finissimi polverini”.
Assai più attenzione meriterebbe allora la chiave antropologica, sia di chi resta senza verbo proferire, sia di chi parte senza dichiarare la propria destinazione. Ma più attenzione di tutti merita forse il dj, così attento ai tempi delle sue musiche, e tanto ben nascosto da luci psichedeliche e palle di specchi, da dover (lui sì) meritare un posto ad honorem nei migliori locali notturni della Riviera Romagnuola.

lunedì 1 febbraio 2010

Strani giorni....

E' da tempo, causa febbre elettorale, che il comprensorio risulta essere agitato da correnti anomale. Dapprima lentamente, poi come un valanga (http://aurhelio.blogspot.com/2009/10/come-la-neve-al-sole.html) singoli e intere realtà organizzate stanno polverizzandosi a favore, nel migliore dei casi, di un sempre più nocivo disimpegno. Da una parte si assiste ad un supino "ritorno a canossa" (santamarinellesi che chiedono udienza al sindaco di civitavecchia, "duri e puri" che si intruppano insieme a personaggi plurinquisiti in area PdL) e, dall'altra, la corsa alla moscherinizzazione delle amministrazioni comunali del comprensorio.
Questo fenomeno, unito al completo disinteresse per una dimensione militante quotidiana e alla presunzione da parte di certe componenti del PDL a rappresentare una sorta di "vecchia guardia dell'idea fascista" assolutamente priva di qualità, dignità, onore e moralità sta tracimando dal sottosuolo servendosi di personaggi platealmente ignobili, inondando tutto.
Occorre iniziare a fissare qualche paletto. Necessariamente.